“Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno.“
James WHenry David Thoreau
La vera ricchezza? L’ultimo iPhone per fotografare il drink seduto al bar? Oppure mollare dal lavoro e pedalare velocemente, per raggiungere il sentiero più alto della zona e godere dell’ultimo raggio che illumina e riscalda il trail che scende a valle? Scelte, punti di vista o priorità della vita. È la sottile ma profonda differenza tra la superficie e la sostanza, tra l’accumulare simboli e il collezionare istanti.

Da un lato c’è la ricerca di una conferma istantanea: un oggetto costoso sul tavolo, una cornice patinata, una scenografia studiata per comunicare agli altri una condizione di benessere o di successo. È una ricchezza da mostrare, una soddisfazione a tempo determinato che dura il tempo di una pubblicazione e sfuma non appena lo schermo torna nero. Ha il sapore di un’illusione preconfezionata, dove il tempo viene scambiato con la visibilità. Dall’altro lato c’è la conquista personale. C’è la decisione di interrompere la routine quotidiana, di spingere sui pedali con il fiato corto e la fatica nelle gambe, guadagnando ogni singolo metro di salita fino alla cresta della montagna. Lì, quando l’aria si fa più fresca e la luce d’orata del tramonto infuoca la terra del sentiero appena prima che la valle scivoli nell’ombra, la ricchezza cambia completamente definizione. Non è qualcosa che si acquista con una carta di credito, ma un capitale di libertà che si paga con la determinazione e con il coraggio di prendersi il proprio tempo. Ognuno sceglie la propria valuta: c’è chi preferisce mostrare dove si trova e chi preferisce vivere fino in fondo il posto in cui ha scelto di stare.














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