“Per sentirsi un atleta a tutti gli effetti
bisogna tenere un certo comportamento
e dimostrarsi professionali nel metodo.”

Mirco Vendemmia

Intervista doppia a due atleti che corrono per il Team Benozzi-Fullout Gravity Team. Matteo Saccon e Mirco Vendemmia sono prima di tutto due amici, legati dalla stessa terra, la Romagna e dalla passione per la Mtb che li ha portati a gareggiare in giro per l’Italia e non solo. Volete conoscerli meglio? Allora buona lettura!

Matteo Saccon – MS
Mirco Vendemmia – MV

Per chi non vi conosce potete presentarvi e dire da dove venite?
MS: Ciao sono Matteo Saccon, ho 19 anni, sono nato a Imola in provincia di Bologna e gareggio in mountain bike nella specialità Enduro, faccio gare da sei anni.

MV: Ciao a tutti, sono Mirco Vendemmia, ho 21 anni, nato a Castel San Pietro in provincia di Bologna. Abito a Borgo Tossignano un paese romagnolo vicino alla Toscana. Faccio Enduro e gare da ormai cinque anni.

Come è nato l’amore per la Mtb?
MS: L’amore per questo sport è nato già da piccolo, mi piaceva andare più forte possibile sulla bici, fare salti così all’età di dieci anni ho iniziato a frequentare i corsi di Mountain Bike Da Appennino Bike a Imola e di lì è nata la vera e propria passione e la voglia di mettermi in gioco.

MV: Fin da piccolo mi piacevano le due ruote, infatti la bici è sempre stato il mio gioco preferito. Poi ho iniziato con la moto da cross a cinque anni e da lì ho sempre continuato fino a sedici quando ho scoperto l’Enduro mtb. Da lì con un gruppo di amici mi sono appassionato ed ho subito cominciato a gareggiare con la voglia di confrontarmi.

L’Enduro ha raggiunto dei livelli molto alti. Secondo voi da cosa dipende? Quali sono i fattori che hanno fatto crescere questa disciplina?
MS: Sicuramente l’Enduro è una disciplina nuova (riguardo le gare), sta subendo una evoluzione ed è inevitabile. Secondo me ha successo e sta crescendo perché enduro è la vera essenza della mountain bike, con queste bici ti guadagni la salita per poi divertirti in discesa, puoi farlo senza alcun limite. A me piace per questo. Riguardo le gare si sta specializzando sempre di più, vi sono le nuove generazioni che stanno crescendo già con questa disciplina e non vengono da altre, secondo me è una cosa importante.

MV: La disciplina è molto giovane e per forza di cosa il livello si sta alzando anno dopo anno. È una disciplina molto varia fatta di fatica e divertimento, prendersi la cima della salita e scendere più forte possibile. Inoltre ora le nuove generazioni nascono proprio con l’enduro e di conseguenza crescono tecnicamente molto velocemente. Inoltre per le gare si è creato un format un po’ più preciso. Pian piano stiamo capendo anche in Italia quale sia il format vincente per far crescere il livello tecnico degli atleti.

Quale è la gara preferita che avete disputato e perché? E la più difficile?
MS: La mia gara preferita è stata Finale Ligure al Trofeo delle Nazioni l’anno scorso (2019), venivo da una stagione di alti e bassi, non ero contento ma sapevo che allenandomi bene avrei p0tuto farmi valere, io Simone Pelissero e Hannes Alber abbiamo guadagnato un secondo posto mondiale negli Under 21 che spero abbia fatto capire che l’Italia c’è e dobbiamo investire sui giovani. Ho capito che potevo competere anche io con i più forti del mondo ed è una fonte di motivazione ogni giorno. La più difficile è stata la World Series di Petzen nel 2018, quattro giorni di pioggia e sentieri piedi di radici, inoltre non stavo bene fisicamente e già finirla è stato soddisfacente portandomi comunque a casa un nono posto Under 21.

MV: La gara più bella per me è stata l’EWS Austria/Slovenia a Petzen nel 2018. Aver conquistato il terzo posto tra gli Under21 in una gara così tecnica, è stato davvero fantastico. Infatti penso sia stata anche una delle gare più difficili che io abbia mai fatto. Giorni e giorni di pioggia su sentieri rapidi, pieni di radici e sassi. È stata davvero una gara impegnativa e ottenere quel risultato è stato incredibile. Devo dire che anche La Thuile è sempre stata una delle mie preferite.

Per andare forti che caratteristiche deve avere un rider?
MS: Credo ci vogliano questi punti:
– fame, viene da dentro e non ti è data da nessuno, è innata.
– credere in se stessi perché nessuno lo farà per te.
– umiltà, di riconoscere che c’è sempre qualcosa da imparare non importa chi tu sia o i titoli conquistati.
– grinta e ignoranza per non mollare e sapere rischiare.
– intelligenza per riuscire a fare il massimo sempre.

MV: Per essere un rider forte in enduro devi essere completo, guidare piuttosto forte in discesa ed essere molto preparato fisicamente, sia nel pedalato ma anche per quanto riguarda la parte superiore del corpo, poiché bisogna affrontare speciali molto lunghe e spesso si corre anche in alta quota. Il rider di enduro infatti sia allena in varie discipline come ad esempio la bmx, motocross, bici da strada e un pò a seconda delle caratteristiche.

Vista la lunghezza delle gare, in che modo conta il fisico e la mente? E come si gestisce una gara?
MS: L’allenamento per una gara è fondamentale, per affrontare una gara di Superenduro o World Series, perché in gara bisogna avere un fisico che ti permetta di guidare sempre la bici al 100% in discesa essendo sempre lucido. All’allenamento si deve un buon 40% del risultato della gara, poi c’è la mente che deve essere riposata, tranquilla e pronta a soffrire e non mollare anche quando il fisico non ce la fa più.

MV: Le gare di enduro sono molto lunghe dunque una buona gestione della gara è davvero importante. Infatti bisogna cercare di guidare più puliti possibili per portare la bici in fondo e anche evitare cadute che potrebbero compromettere la gara. Inoltre bisogna dosare bene le energie per non arrivare troppo stanchi a fine gara e commettere errori banali.

Sappiamo che vi allenate insieme, e avete lo stesso preparatore. Come mai questa scelta e soprattutto perché in Francia?
MS: Si ci alleniamo spesso insieme io e Mirco, in realtà da sempre perché siamo “vicini di casa” e abbiamo praticamente iniziato a correre insieme, è una cosa molto bella e uno stimolo per tutti e due. Abbiamo deciso di allenarci con un’impronta francese perché secondo noi è un modo un po’ diverso di vedere questo mondo rispetto alla visione che abbiamo in Italia ed è una di quelle cose che può farci veramente fare uno step.

MV: Ho scelto Laurent Solliet perché credo abbia l’esperienza giusta per farmi crescere. Lavora ormai da anni con i migliori atleti in campo internazionale. Inoltre lui si trova a Nizza che è perfetto per allenarsi ed è pieno di atleti fortissimi.

Quest’anno siete in sella a una Santa Cruz da 29”. Che benefici avete avuto in termini di prestazioni e perché?
MS: Quest’anno usiamo la Santa Cruz Megatower, mi sto trovando veramente bene grazie anche alle modifiche apportate con i nuovi componenti che ci fa su misura Benozzi e le soluzioni trovare con il team Fullout. È una bici da dh in miniatura, il telaio da rigidità e precisone mentre il link da progressività e sensibilità, una combo perfetta. La bici non stanca e ti segue nei movimenti, questo ti permette di concentrarti e guidare più forte.

MV: Quest’anno corro con Santa Cruz Megatower. La bici va da paura, molto facile e permette tantissimo. È davvero fantastica e fin da subito ho trovato un gran feeling. La stabilità che ti da questa bici è tantissima e infatti stanca davvero poco. Sono davvero felice di essere in sella ad una Santa Cruz, è sempre stato un mio sogno.

La vostra giornata da atleta come è strutturata?
MS: La mia giornata è variabile, mi alleno una o due volte al giorno con allentamenti più o meno lunghi o intensi. L’obiettivo è dare il 100% nell’allenamento di ogni giorno e questo si ottiene con precisione nel mangiare, bere, integrarsi e riposare bene. In questo mi aiutano molto i prodotti che usiamo quest’anno e ringrazio Dynasprint per questo.

MV: La nostra giornata varia a seconda degli allenamenti chiaramente. Solitamente sveglia 7:30/8 nel periodo invernale/primavera mentre d’estate spesso un po’ prima per allenarsi con temperature un po’ più clementi. Colazione, tempo di digerire e poi ci allena con la bici o in palestra. Una volta finito si torna a casa, un po’ di stretching si pranza e poi nel tardo pomeriggio ci allena di nuovo a seconda delle giornate. Poi si cena e ci si svaga un po’ prima di andare a dormire, perché è importante avere la testa sempre sgombra per poter dare il massimo quando è il momento.

A livello di impegno quanto è difficile essere atleti? Cosa comporta, cosa vuole dire?
MS: Essere atleti seri comporta un certo impegno ma dipende anche da che persona sei e quali sono i tuoi obiettivi. Questa vita comporta lo stare concentrati e dare il 100% per allenarsi sempre bene e trarre il massimo da se stessi, ma anche stare molto via da casa per allenarsi se vuoi davvero crescere (questo inverno gennaio e febbraio lo abbiamo passato in Liguria per esempio), quindi anche rinunce e compromessi. Certe volte non è facile, ma i miei di obbiettivi sono forti, sono sogni che voglio realizzare e non è difficile per me dare il 100% sempre, anzi ho dovuto imparare a non esagerare.

MV: Per sentirsi un atleta a tutti gli effetti bisogna tenere un certo comportamento e dimostrarsi professionali nel metodo. Per me non è un sacrificio è ciò che ho sempre sognato e non posso che essere contento di poter fare ciò che amo a tempo pieno. Sicuramente purtroppo rinunci un po’ ai vecchi amici, alla famiglia perché per allenarmi bene passo molto tempo via da casa. Per fortuna mi trovo sempre con altri ragazzi fantastici con cui condivido gli allenamenti e così tutto diventa più facile. La cosa bella è comunque mi piace viaggiare e sicuramente questo sport ti porta in location esagerate, che dire, è una figata!

Come sarà il futuro dell’Enduro secondo voi? C’è stato un ricambio generazionale?
MS: Non saprei dirti per certo, sicuramente è una disciplina in crescita e rispetto a qualche anno fa ci sono molti più ragazzini che iniziano a fare le gare, molti dei quali guidano davvero bene e potrebbero diventare davvero forti. Quello che ci manca è una scuola, come per esempio si vede in Francia, un riferimento per fare si che questi potenziali talenti non si sprechino e continuino a crescere.

MV: L’enduro cresce anno dopo anno, poiché è una disciplina molto varia che attira alteri sia dal cross country che dal downhill. Inoltre per l’amatore la bici da Enduro è quella che soddisfa di più le varie esigenze, infatti con le nuove bici possiamo passare dal giro pedalata alla giornata in bike park senza nessun problema. L’avvento della bici elettrica ha frenato tantissimo la crescita dell’Enduro ma io rimango delle idea che per l’aspetto race la vera bici è quella muscolare è un pò come Formula 1 e la Formula E.

Avete altre passioni oltre la bicicletta? Quali?
MS: La mia passione principale è fare sport, qualsiasi esso sia, ma devo stare in movimento se no non sono contento hahaha. Viaggiare mi piace molto e vedere nuovi posti, questo lo faccio già per il mio sport si, ma vorrò fare di più il “turista” in un futuro.

MV: Amo andare in moto, è proprio una liberazione. Infatti appena posso, siccome è un ottimo allenamento, vado in pista a divertirmi. E da quando sono piccolo che vado e non riesco a farne a meno. Chiaramente va fatto con una certa lucidità mentale siccome, essendo un sport piuttosto pericolo, è un attimo compromettere la stagione. Come detto prima mi piace anche molto viaggiare e visitare perché quando si gira per le gare non c’è il tempo per guardarsi un po’ attorno.

Da quest’anno siete con il Team Benozzi Full-Out. Volete parlare di questa nuova avventura?
MS: Sono molto contento della nostra squadra, con l’appoggio di Fullout e l’azienda Benozzi Engenering abbiamo un gran potenziale di lavoro per cucirvi davvero le bici addosso a noi e trovare le migliori soluzioni.
Si lavora davvero in modo serio e a 360 gradi, era tutto a posto per questa stagione ma vedremo che succederà.

MV: Questa nuova squadra è il mio ambiente ideale. Mi trovo proprio bene, siamo riusciti a creare una buona base per lavorare tutti assieme e con metodo. C’è bella coesione anche con gli sponsor e ciò è molto stimolante. Infatti abbiamo la possibilità di sviluppare anche molti prototipi per le nostre bici, in modo da renderle ancora più performanti per noi. Avere un bel clima per lavorare in tranquillità per me è fondamentale. Inoltre con i
meccanici e progettisti ho un ottimo feeling e riusciamo a lavorare costantemente per migliorare.

Qualche consiglio a chi si avvicina alle competizioni di Enduro?
MS: Il migliore consiglio che posso dare per chi vuole gareggiare in enduro è imparare a guidare a vista e leggere bene il percorso fino dal primo giro. Generalmente si fa un giro a speciale in World Series ed è quindi una disciplina istintiva con tante variabili dove bisogna essere pronti a improvvisare.

MV: Pensare a divertirsi e cosa fare per essere veloci lungo il tracciato, gestendo le energie e senza pensare che il cronometro sta scorrendo. Provare poco e concentrarsi per ricordare a mente il più possibile il tracciato per essere sempre pronti. Nell’enduro penso che sia fondamentale guidare con un leggero margine dal limite poiché le gare sono lunghe ed è facile commettere un errore e compromettere tutto.

Romagna? Cosa vi viene in mente e perché?
MS: Mi viene in mente la passione per i motori, la velocità e la piada (piadina romagnola).

MV: La Romagna è la patria delle moto, della piada e della vita notturna, di conseguenza della f*ga. Che altro dire, siamo i tamarri del nord, siamo simpatici e spensierati. Ci piace divertirci sempre a mille.

Chi volete salutare?
MS: Vorrei ringraziare e salutate la mia squadra e gli sponsor per tutto il lavoro fatto quest’anno che ci ha permesso di essere davvero al top! Saluto i miei genitori Patrizia e Oscar (ormai famoso nell’ambiente) e mia nonna “Liria”, so che danno sempre tutto per me e sono una motivazione in più. Un saluto anche ai miei amici più stretti, molto importanti per me.

MV: Saluto tutta la mia famiglia, la squadra e gli sponsor, gli amici e tutti gli enduristi. È giunto il momento di dare gasss, ci si vede presto guys!

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