“Ho sempre sognato
di riuscire a girare almeno una volta
sulla pista di Mont Sainte Anne”

Davide Palazzari

Partire da zero e coltivare il proprio sogno, la propria passione metro dopo metro, fino a vedere i primi risultati, raggiunti con sacrificio e credendoci sempre, anche quando le cose non girano. Questo è ciò che il bravo Davide Palazzari ci ha dimostrato, con questa meritata convocazione al suo primo Mondiale. Daddy ci ha voluto raccontare le sue impressioni, di questa trasferta tanto desiderata fino ad ottenerla.

Difficile sapere come iniziare, il modo piu facile sarebbe forse dicendo che è la gara che chiunque, quando inizia a fare questo sport sogna di correre (soprattutto se in Canada). Una gara che era un pò diventata uno dei miei obbiettivi negli ultimi anni. Ad essere sincero, lo scorso anno addirittura rimasi un pò deluso dal non essere stato convocato, ma dopo aver visto il livello con cui si corre, penso sia stata una scelta più che saggia. In ogni caso lo scorso anno andai a vedere la gara che si svolgeva a Lenzerheide (poco più di un ora da dove lavoro in Austria) e rimasi tantissimo colpito dal formato e dal prestigio, tant’è che ricordo di essermi detto, l’anno prossimo voglio correre anche io. L’entusiasmo fu però smorzato subito dallo scoprire che i mondiali l’anno dopo si sarebbero svolti in Canada e che quindi i posti disponibili sarebbero stati ancora più limitati. Quella scoperta mise il mio sogno dei Mondiali un pò nel cassetto per un pò di tempo, diciamo fino all’inizio stagione successiva. La prima gara di coppa del mondo a Maribor ha fatto scattare una serie di opportunità (tra cui l’immediata convocazione agli europei) e di buoni risultati che hanno portato alla tanto attesa convocazione, arrivata subito dopo la mia run in Val di sole. Una parentesi divertente riguarda il mio passaporto, giusto una settimana prima di lasciare la Sardegna alla volta dell’Austria, per iniziare la stagione agonistica/lavorativa, i miei genitori dopo ripetuti tentativi sono riusciti a convincermi di fare il passaporto, proprio dicendomi “non si sa mai che ti convocano per i mondiali”, con immenso scetticismo da parte mia.

Arrivando all’esperienza che ho vissuto posso racchiuderla solo come: un sogno che si avvera. Ho sempre sognato di riuscire a girare almeno una volta sulla pista di Mont Sainte Anne, quindi riuscire a farlo in un’occasione del genere è veramente una soddisfazione incredibile. La pista è veramente dura, lunghissima, tanto fisica, velocissima e con dei tratti che richiedono precisione chirurgica. Forse non la più adatta a me, ma… chissenefrega. Il primo giorno di prove ho veramente fatto fatica, ogni giro sembrava di lanciarmi dentro un frullatore. Non azzecavo una linea, non riuscivo a fermarmi prima delle curve, scivolavo da tutte le parti ed ero rigido come un palo. Ho però cercato di avere un approccio un pò zen ed ho immaginato che fosse parte del processo di apprendimento su una pista di questo tipo. Il giorno delle qualifiche infatti, complice anche la pioggia che ha abbassato un pò le velocità, ho iniziato a capire e nonostante avesse un’importanza minima, sono riuscito a mettere insieme una run discreta con degli intertempi interessanti che mi hanno dato fiducia.

Il giorno dopo (perche ai mondiali c’e un giorno di prove fra qualifiche e gara) qualcosa ha veramente fatto click e ho iniziato ad essere veloce e aggressivo anche sull’asciutto, aumentando ancora di più la mia confidenza e le mie aspettative per la gara. Dopo delle altre ottime prove la mattina della gara è arrivata la fatidica ora X. Al cancelletto ero relativamente rilassato, ero quasi piu contento di avere la possibilità di correre una run di mondiale rappresentando la mia nazione che teso per la voglia di un risultato importante. La prima parte di run è stata un pò altalenante, in genere il primo intermedio faccio sempre un po fatica poi tendo ad andare in progressione in quelli successivi. Sono partito intorno alla trentesima posizione e ho iniziato a migliorare fino ad arrivare intorno alla ventiduesima virtuale, poi però il mio fisico non ce la faceva davvero più. Gli errori hanno iniziato a susseguirsi fino quando dopo il terzo intermedio, una linea che mi pareva di avere sempre fatto, mi ha fregato facendomi volare a faccia in giù sulle lastre di pietra. Ripartire da fermo, con il casco tirato completamente giù dalla caduta, in mezzo a delle pietre spigolose non è per niente facile, inoltre subito dopo qualche metro ho notato che il parafango si era sganciato ed era andato a bloccare la ruota quasi completamente.

Fine dei giochi. L’idea di fare subito un buon risultato alla prima apparizione ai mondiali faceva ovviamente gola, ma riflettendoci sono sempre stato uno che arriva ai risultati per gradi. Riassumendo il tutto, l’esperienza è stata fantastica e non potrò mai ringraziare la Federazione Ciclistica Italiana e il Ct della nazionale abbastanza per questa opportunità. Non so quanto posso contare per gli altri, ma per me, visto da dove, da quanto lontano e quanto tempo e sacrifici ci sono voluti, significa davvero tutto. Spero con tutto il cuore di avere altre chance come questa nei prossimi anni, perchè penso che il mio potenziale, cosi come quello dei miei connazionali presenti (che sono stati estremamente sfortunati) sia ancora estremamente inespresso. Concludo ringraziando i miei genitori, che sono veramente gli unici che hanno creduto in me da sempre e in ogni momento e hanno fatto dei sacrifici veramente immensi per mettermi sempre in condizione di poterlo fare al meglio delle loro possibilità, la mia fidanzata che da quando è entrata in questo mondo è stata di grande supporto, i miei amici che riducono sempre il tutto in divertentissime minchiate, chiunque abbia speso delle belle parole nei miei confronti in questi ultimi periodi. Il cammino è appena iniziato. Grazie a tutti!

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