“Ho iniziato a lavorare quando ero in prima elementare,
con mio fratello. Era il 1955 – 1956 e cominciai a fare i ciclomotori, da li la storia è cominciata.”

Andrea Becocci

“Ciò che faccio è un lavoro come un altro, va bene naturalmente, ma devi stare attento agli alti e bassi del mondo del lavoro in cui viviamo, a quello delle biciclette e delle moto. Quindi è difficile riuscire a capire dove si va e poi è difficile soprattutto lavorare in Italia. Questa è la cosa più difficile, però ho un buon rapporto con i collaboratori. Perché c’è gente che da tanti anni lavora qui e se non ci fossero questi ragazzi, io farei poco o niente. Lavoriamo con i nostri fornitori da quasi vent’anni, dal primo momento, quindi è stato importantissimo per noi affidarsi a persone serie e capaci. Tante aziende italiane del settore bici sono in difficoltà. Noi siamo ancora qui, però non è facile e non è neanche merito mio. Va tutto con un po’ di fortuna in certi casi e anche di sfortuna qualche altro caso.”

“Io sono partito con le motociclette e nelle biciclette non c’erano sospensioni da nessuna parte, poi si cominciò a vedere qualcosa nelle front. Ho visto la metamorfosi delle moto perché l’ho vissuta, l’ho fatta bene da quando vi erano moto con solo due ammortizzatori dritti posteriori. Poi sono andato sulle biciclette ed anche li c’è stata la metamorfosi. Al tempo avevo avuto delle discussioni con Ancillotti, i nostri punti di vista, perché lui è uno bravo che capisce. Alla fine siamo arrivati ad avere, in maniera diversa i nostri concetti, ognuno con le proprie idee. Al tempo si è stati bravi a capire che non puoi avere le stesse sospensioni della moto, sono talmente diverse dalle bici, perché sulla moto non hai i pedali ed altre cose differenti. Ok c’è stata la metamorfosi, ma le cose sono state difficili ricordo, ma se non fossero state difficili si poteva anche andare a fare un altro mestiere.”

“Nel mondo bici ho pensato prima di tanti altri al fatto che il freno a disco potesse andare bene. Al tempo, mi ricordo bene c’era soltanto un freno a disco pesante, con tutti i problemi che poteva avere. Forse non era maturo il tempo e la gente non aveva compreso per bene. La pompa e la pinza non erano come dovevano essere. Hayes è stato il primo a mettere questo sistema sulle biciclette. Noi avevamo la pinza con i pistoncini che tornavano indietro tramite una molla attaccata. Ma in questo periodo qui siamo riusciti a far entrare il disco nella mente delle persone comuni, ci è voluto del tempo e c’è stata un’evoluzione del prodotto. Formula ha collaborato con Colnago nel 2011 per lanciare il freno a disco sulla bici strada. A pochi anni di distanza ci hanno dato nettamente ragione.”

“L’evoluzione del freno è un motivo di orgoglio, essendo stato io il primo a fare questo tratto di strada dal 1996-1997 al 2005-2006, dove si è evoluto il sistema. Dopo c’è stato solo un affinamento nelle performance. Per esempio il tubo di diametro da 5 mm dell’olio l’ho preso dalle gru che mandano i segnali in vetta alle montagne. Siccome li non può andare corrente elettrica, ma solo olio in pressione ho preso esempio. Il disco da 180 mm deriva dal trial che era da 185 mm. Al tempo facevo i dischi per le moto da trial della Beta. Anche il disco da 200 mm ora è 203mm. Abbiamo fatto anche il disco flottante, anche solo se pochino. E’ stata un’evoluzione lunga, ma ora pensa al freno di una bicicletta, il peso che ha e le prestazioni che deve avere.”

“Anche nelle forcelle abbiamo raggiunto degli ottimi standard oltre che nei freni, perché sono stati importanti i progettisti ed i collaboratori. Sia nelle moto che nelle bici, se non ci sono dei collaboratori e progettisti così bravi non puoi fare niente. Loro hanno sempre fatto un gran lavoro. Perché c’è sempre da collegare chi progetta con la produzione. Nel mondo trial ci siamo specializzati, ora stanno uscendo altri due o tre produttori che vogliono fare forcelle, ma non è la cosa più facile del mondo. Perché un conto è fare due pezzi, un conto è fare una produzione di migliaia di pezzi all’anno.”

“Se devo essere sincero, per un’azienda come la nostra la difficoltà maggiore, senza un gruppo d’investimento alle spalle, ma fatta da una famiglia, il problema più grosso non sono i risultati rispetto i nostri competitors. Il problema più grosso è quello di andare avanti e di trovare i fornitori giusti, di mantenere i rapporti con i bravi fornitori. Chi non va in moto non riesce a capire queste cose perché non è dentro. Dagli anni ‘90, da quando ho smesso di fare moto nel 1988, ad oggi il mondo del lavoro in Italia è cambiato e non c’è più l’approvvigionamento di qualsiasi tipo il materiale. Non c’è più la filiera, non si trova niente. Se tu vuoi fare una motocicletta oggi è molto, ma molto difficile e non ci sono neanche più gli esperti, i specialistici, i tecnici. Cioè noi siamo la sola ditta che fa forcelle di un certo tipo in Italia. Prima c’era Paioli, Marzocchi, Ceriani, Foral, c’erano quattro o cinque marchi, mentre c’era WP in Germania, poi rilevata da KTM. Si pensa solo al bene delle persone in Italia quando si parla di lavoro, si pensa soltanto al bene dei dipendenti che poi è come lo intendono i partiti politici. Si cerca di dare a dipendenti da una parte perché poi si prendono il doppio dall’altra. Quando ho conosciuto mia moglie nel ‘69, era lei e sua sorella, sua madre e suo padre in famiglia. Lavorava solo il papà e si sono comprati la casa, avevano la televisione, stavano bene e lavorava una persona. Oggi se non ci sono due persone che lavorano non vai avanti. Che vantaggio c’è o c’è stato con tutta questa rivoluzione della società?”

“I ricordi da sottolineare sono sempre tanti e troppi in questi anni. Tanto lavoro fatto, perché a parte quello i soldi quelli non li abbiamo fatti. Però che soddisfazioni, ne abbiamo avute tante, siamo andati nelle moto ed abbiamo vinto Sei Giorni, Campionati Italiani, Campionati Regionali e Nazionali. Pure nelle biciclette abbiamo vinto Campionati Mondiali. Sensazioni buone c’erano ogni giorno, specialmente magari, quando tornavi a casa la sera ed eri andato a Bologna a ritirare della roba, per finire questa o quella consegna. Eri sempre di corsa per finire in tempo. Unico rammarico forse è quello di non essere stato un vero businessman, ma pazienza.”

“Penso anche alla mia famiglia, perché all’inizio non volevo che i figli scegliessero la strada dell’azienda. Anche Daniela era d’accordo con me. Volevo che andassero fuori a studiare. Ora invece lavorano qui tutti e due, sono anche contento di questo perchè potrò lasciare l’azienda in mano a due bravi ragazzi. Vicino a me c’è Daniela, mia moglie e c’è sempre stata. Chissà se non mi fossi sposato come sarebbe finita la storia, o meglio come sarebbe stata la mia naturalmente. Lei è sempre stata vicino a me anche nelle decisioni, le discussioni ci sono sempre state, e ci sono tutt’ora sia chiaro. Ma abbiamo sempre viaggiato assieme. Ogni tanto le dico stai un po’ a casa, riposati, ma non c’è verso.”

“Quando ero piccolino ho avuto la fortuna di conoscere una gran persona. Si tratta di Don Lorenzo Milani, lui era una persona soda con le sue idee. Io ed altri suoi ragazzi per due anni siamo andati d’estate da lui. Un periodo bellissimo, ricordo che iniziammo a fare le prime recite. La prima fu “La giara” nel palazzo vescovile. Da li si è fondato con i ragazzi “Gli amici del teatro” e da li a poco si aprì il Teatro Metastasio che era stato chiuso per ristrutturazione. Erano anni spensierati e grazie a Paolo Emilio Faesio che era un tecnico dello spettacolo, si fondò il “Teatro Studio”. Da li sono usciti diversi attori nel periodo a seguire. A me al tempo piaceva andare in motocicletta e giocare a calcio, ma si era tutti amici e si dava sempre una mano. Ho fatto tutto in teatro, dal regista delle luci, tecnico di scena e qualche piccola parte. E’ stata movimentata la mia vita, ma anche non troppo, mi sono buttato nel mondo moto e bici. Sempre un po’ non dico da protagonista, ma forse sicuramente da casinista.”

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