“Per me la parola portatore di handicap
è solo una definizione che trovi sul dizionario.”

Daniela “Dany” Preschern

Si dice che i sentieri siano di tutti. Forse bisognerebbe dire che sono di chi li rispetta e li ama. Allora non dobbiamo escludere anche le persone meno fortunate, perché anche loro amano stare nella natura e goderne la bellezza, distanti dalle auto e dal casino. Quindi i sentieri dovrebbero essere accessibili anche da chi ha limitazioni motorie, ma sopratutto dove è possibile creare percorsi, studiati e realizzati ad hoc per le esigenze di queste persone. Lo dice anche Daniela Preschern che grazie all’amore e forza del marito Luca è tornata per boschi e sentieri con una bicicletta molto “speciale”. Come? Buona lettura.

Cosa fai nella vita di tutti i giorni?
E’ da dodici anni che lavoro come collaboratrice scolastica in una scuola superiore professionale qui a Rovereto in provincia di Trento dove sono nata e cresciuta. Mi sveglio alle 06.30 di mattina dal Lunedì al Venerdì per essere pronta per le 07.15, quando vengono a prendermi con il pulmino per accompagnarmi sul posto di lavoro e alle 11.30 mi portano direttamente sotto a casa. Sono delle persone veramente speciali. Sono sposata con Luca da nove anni, ma siamo insieme da una vita, siamo cresciuti insieme anche se lui non è originario del trentino ma bensì cremonese. Come ci siamo conosciuti è top secret… scherzo è nato tutto da un’incontro causale e da li è nata una amicizia e poi piano piano è nato l’amore. Sono stata davvero fortunata perché mi da la forza e l’aiuto ogni giorno e ogni istante della vita, ogni mattina mi prepara la colazione anche quando non andiamo a lavorare. Durante il giorno viene mio papà a farmi compagnia e poi quando lui se ne va riordino un po’ la casa insieme ai miei due maggiordomi di nome “Roomba” e “Lavapavimenti”. Oppure prendo la carrozzina con il mio motorino e via a fare un giretto per la mia città a bere il caffè con amiche oppure a fare un po’ di spesa, il minimo indispensabile perché essendo con la carrozzina non ho tanto spazio. Ormai a Rovereto mi conoscono tutti per cui mi fermo a chiacchierare con le commesse, il tempo vola ma per fortuna, ma quando ritorno a casa e già tutto pulito per poi imbastire la cena. Il sabato e la domenica ci prendiamo il nostro spazio per stare insieme. Andiamo in bici oppure a fare qualche giretto lungo il Lago di Garda se il tempo c’è lo permette. Se per caso è brutto un film su Netflix.

Sappiamo che eri una ciclista fino a qualche anno fa? È vero? Poi cosa ti è successo?
È da circa dieci anni che vado in bici con Luca per i sentieri qui della nostra zona come Andalo, Molveno,  Zugna e Ponale con la mia bicicletta elettrica. L’ultima volta che siamo andati e che me lo porterò nel cuore per sempre è stato quando abbiamo fatto l’anniversario di matrimonio a Livigno Carossello 3000. Da lì non sono più andata perché mi hanno operato alla schiena per una spondilite L5-S1 a Bologna che pur troppo non è andata a buon fine. Ho avuto un collasso vertebrale per delle complicazioni, ma per fortuna a Verona all’ospedale di Negrar mi hanno presa in tempo anche se ormai il danno è stato fatto causando problemi neurologici. Ora non sento più dal ginocchio fino al piede sia a sinistra che a destra con forti formicolii. Per cui ho dovuto abbandonare la bici, ma non mi sono persa mai d’animo, anzi sono diventata più forte grazie a delle persone che mi hanno aiutato. Loro sono delle medicine senza controindicazione.

Quindi sei sempre stata affetta da questa malattia che è andata peggiorando?
Da quando avevo otto anni si è presentata questa malattia degenerativa che si chiama “Neuropatia sensitiva motoria di Charcot”.

Da quanto tempo sei costretta ad utilizzare una carrozzina per spostarti? Come è cambiata la tua vita?
Da un’anno e mezzo, precisamente il 21 Ottobre 2017. La mia vita non è cambiata molto, faccio le stesse cose di prima, l’unica cosa che è cambiata sono le barriere architettoniche che devo combattere ogni giorno, sia fisiche che mentali.

Cosa vuol dire essere portatore di handicap?
Per me la parola portatore di handicap è solo una definizione che trovi sul dizionario. Ma siamo persone speciali perché combattiamo ogni giorno per i nostri diritti e doveri in questa società.

Quanto la domotica o la tecnologia possono aiutare la vita di tutti i giorni alle persone con difficoltà motorie?
Io e la tecnologia non andiamo tanto d’accordo uso solo Facebook e Instagram. Ma da quando Luca si è informato sulla domotica, devo dire la verità che è comodissima anche se all’inizio ero scettica. Anche quando sei in bagno o nel letto coricato, oppure hai le mani occupate, basta usare la voce e chiamare Google. Lui automaticamente segue il tuo ordine! Lo consiglio! A natale mio papà mi ha regalato l’aspirapolvere Roomba e Luca il lavapavimenti, entrambi sono collegati anche loro con il dispositivo Google per comandarli, davvero fantastico.

Come è la tua quotidianità? Cosa odi di più e cosa ti rende felice?
Da lunedì al venerdì mattina sono al lavoro per cui il pomeriggio sono libera per dedicarmi alla fisioterapia una o due volte alla settimana dalla mia amica Erika. E’ dall’inizio del mio problema che mi segue, dandomi forza e grinta e soprattutto mi da supporto morale quando ci sono dei giorni che gira un po’ storto. Seguo ed aiuto mio papà sulle cose burocratiche, oppure per varie visite che deve fare. Vado dalla mia parrucchiera, oppure mi trovo con mio zio a fare due chiacchiere. Vado al cimitero a trovare mia mamma che è mancata da un anno ed era la mia roccia. Di solito il mercoledì serata pizza e poi gli altri giorni se capita aperitivo, ma non abbiamo una vita schematica facciamo quello che ci pare.
Tu mi hai chiesto cosa odio? Odio la falsità, la maleducazione, l’ignoranza e l’indifferenza delle persone,  soprattutto quando ti parcheggiano sul posto disabili senza permesso e si giustificano dicendo “solo per due minuti devo andare a prendere una cosa” oppure “scusi la sposto subito”. Sono felice quando riesco a fare le mie cose quotidiane in totale autonomia grazie agli ausili che ci sono in commercio ma purtroppo non sono alla portata di tutti per l’eccessivo costo.

Come è nato questo progetto della bicicletta “speciale”? E grazie a chi?
Nel Giugno 2018 per casualità stavo guardando un programma del nostro territorio e stavano intervistando un ragazzo di Vigolo Vattaro di nome Andrea con l’handbike da sterrato e da lì mi si è aperto un mondo. L’ho contattato subito ed il giorno dopo sono andata da lui con molta gentilezza e cordialità a provarla. E’ stata subito un’emozione e una gioia immensa.
Grazie a questa esperienza mi sono ricreduta ed ho trovato una seconda chance che pensavo persa.

Da che base siete partiti e che modifiche sono state fatte ?
Siamo partiti acquistando l’handbike usata e da lì insieme a Luca abbiamo cominciato a pensare come migliorarla. Abbiamo sostituito i freni meccanici con freni idraulici e installato un sistema ABS per il posteriore. Non è stato semplice ma con la collaborazione di alcuni amici siamo riusciti a ottenere un ottimo risultato migliorando notevolmente la sicurezza della frenata. Poi abbiamo migliorato la gestione elettronica del motore, inoltre abbiamo apportato delle modifiche alle ruote rendendole tubeless. Abbiamo personalizzato la seduta e l’impostazione di guida, ovviamente questo è solo il punto di partenza!

Quale è il problema più grande in cui siete incappati?
Il problema più grande di questa bici sul fuori strada, essendo un telaio totalmente rigido è quello di ribaltarsi. Le modifiche che abbiamo fatto hanno ridotto una buona parte il rischio di cappottarti ma non l’hanno risolto definitivamente. E’ da questo punto, visto che il progetto si chiama “Oltre”, vogliamo andare oltre e cercare di creare un sistema di sospensione sia posteriore che anteriore, per rendere il mezzo ancora più performante e sicuro.

Quanto è importante è essere ricchi, o benestanti anche nella disabilità?
È un tasto dolente perché essere disabili non è per tutti, ovvero più sono le tue possibilità economiche migliore è la tua qualità di vita. Al contrario ti devi arrangiare e cercare qua e là qualche ausilio di seconda mano sui vari mercatini.

Che emozione hai provato quando sei tornata per i boschi con una bici?
Quando l’handbike è stata sistemata dai miei meccanici di fiducia sono montata in sella e mi sono diretta subito al bosco della città che è sopra Rovereto, una strada sterrata e li ho dato tutta me stessa! Adrenalina pura, il mio cuore batteva a mille dall’emozione che avevo in quel momento, il mio sorriso dicevo tutto e non serviva chiedermi Daniela sei felice? Si percepiva subito la mia risposta dallo sguardo.

Sappiamo che grazie a tuo marito luca il progetto è ancora in evoluzione?
Come ho accennato prima ci vogliamo spingere “oltre” e creare delle sospensioni. Luca ha già in mente qualcosa e qualche schizzo lo sta facendo, di sicuro non sarà semplice ma come siamo riusciti a mettere insieme questo progetto grazie all’aiuto di molti amici ho fiducia in loro e sono sicura che riusciranno a combinare qualcosa.

Sei un esempio per molte persone con problemi motori. In molto ti contattano per avere informazioni?
Purtroppo l’handbike da sterrato non la conoscono in tanti perché non è mai stata pubblicizzata come disciplina sportiva. E’ per questo che ho messo sui social dei video e foto per far conoscere ad altre persone con disabilità questa possibilità per ricominciare, per rimettersi in gioco dopo una lunga convalescenza. La seconda possibilità c’è, esiste e non bisogna perdersi d’animo come ho fatto io. Bisogna reagire e cercare di rialzarsi così puoi cominciare a vivere, conoscere nuove persone, vedere dei posti nuovi e sfogare la rabbia che hai dentro… Il mio motto: “Volere è potere”. Vediamo se sarò un’esempio per qualcuno! L’importante è sempre essere se stessi.

Cosa vorresti dire a chi ha paura di provare questa tipologia di bicicletta?
La prima volta che ci sono salita avevo un po’ di timore perché in quel momento non capivo come fosse il meccanismo, ma dopo che me l’hanno spiegato ed ho provato è stato facilissimo. È come la prima volta che vai in bicicletta senza rotelle, ma quando prendi la confidenza parti e vai…
La cosa bella è che ha tre ruote una davanti e due dietro per cui puoi andare felice e sereno. Dovete provarla per crederci e non avere nessun timore perché non morde… e dopo sarete felici e contenti! Parole di Daniela!

Già è raro vedere una persona su un handbike, poi trovarla nei boschi e pure con una ragazza alla guida? Che faccia fanno le persone che ti incontrano? E cosa ti dicono?
Infatti è raro vedere una ragazza alla guida di un handbike da sterrato nei boschi, ma devo dire la verità quando incontro delle persone sui sentieri mi sorridono e mi salutano e mi fermano per chiedermi che cos’è! E io orgogliosa e con il sorriso gli spiego ogni minimo dettaglio del mio bolide. Comunque fino ad ora nessun pregiudizio.

Cosa ti piacerebbe vedere in futuro?
Nel futuro più che vedere mi piacerebbe andare OLTRE! Come il nome del mio progetto.

Quali sono i nuovi progetti?
Come ho già detto prima ci vogliamo spingere OLTRE, portare l’handbike ad essere full suspension e cercare di migliorarla sempre di più.

Chi vuoi ringraziare oltre a tuo marito?
Oltre a mio marito voglio ringraziare quel gruppo di persone che con il cuore e con le mani ha fatto sì che questo sogno diventasse realtà. Grazie a Luca, Serafino, Leonardo, Alberto, Stefano, Pepi, Walter, Erika e Welovetoride.it per la vostra collaborazione e disponibilità.

Grazia a Daniela per questa bellissima testimonianza di forza, passione e coraggio. Ci auguriamo che il tuo progetto possa andare “oltre” le barriere mentali con cui ti devi scontrare tutti i giorni! E per chi volesse può seguire, contattare e magari supportare Dany ed il suo progetto ai seguenti link! Cheers!

E-mail: prescherndaniela@gmail.com
Facebook: Dany Luca @daniela.preschern
Instagram: @prescherndaniela

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