“E comunque le scritte sui muri fanno parte da sempre
della nostra cultura, semplicemente alle persone danno fastidio perché escono da uno schema approvato in questa società.”

Cento Canesio

Cosa possono avere in comune una bicicletta ed un murales? Ok, sono entrambi Arte, creati per dare sfogo alla creatività. Sono due mondi in continua evoluzione e trasformazione. Cento Canesio ha trovato il modo di unire questi due universi, contaminandoli con passione, mixando lavoro ed hobby per trovare la sua alchimia. Abbiamo condiviso con lui alcuni giornate, tra bike e writing per conoscere questo artista che ha fatto del disegno la sua professione.

In molti ti conoscono, ma per chi non ti conosce vuoi presentarti brevemente?
Ciao mi chiamo Cento Canesio e sono appassionato di Bici, Graffiti, Skate, Musica, Birra e tante altre cose. Ho iniziato a skateare e disegnare nel 1989, dopo aver visto queste cose arrivare dagli States e subito ho pensato che era quello che volevo fare.

Che studi hai fatto da giovane? Inerenti all’arte?
Ho fatto il Liceo Artistico e poi tutto il resto l’ho imparato da autodidatta, diciamo che mi è sempre piaciuto disegnare fin da piccolo.

Quando è stata la prima volta che hai fatto un pezzo su di un muro e cosa ti ha spinto?
Nell’estate appunto del 1989 (almeno mi pare) avevo 14/15 anni e su una rivista di skate avevo visto dei graffiti, allora sono andato a provare anch’io con un paio di spray trovati in magazzino e un terzo me lo sono procurato e li ho tirato a mia prima schifezza.

Anni fa non c’era Internet e tutto il mondo li a portata di un click. Come si è diffusa l’Arte del Writing prima dell’era web?
Si girava molto, ci si beccava alle Jam in Italia e in Europa, si mandavano le foto via posta alle Fanzine che venivano stampate e distribuite in modo DIY. E’ cosi che si creava il network tra writers.

Spontaneità e improvvisazione sono le linee guida dei tuoi lavori?
Mi è sempre piaciuto dare spazio all’improvvisazione, in passato il grosso della mia produzione era sui treni e mi piaceva lasciare che il pezzo che sarei andato a fare si plasmasse in base al modello di treno che avrei trovato quella sera. Quindi questa attitudine me la sono portata dietro anche in moltissime altre cose.

Chi sono i Writers italiani e non solo che stimi ed apprezzi e sopratutto perché?
Ho sempre avuto dei punti di riferimento o delle icone di stile. Ho sempre apprezzato moltissimo Chob e penso che sia il mio writer preferito, e ho sempre ammirato molto Panda. Poi ho dipinto per moltissimi anni con Bleef, avevamo degli stili e dei modi di fare che si incastravano bene.
Anche disegnare molto con Fakso e Zuek mi ha cambiato, il loro essere innovatori mi ha aperto gli occhi su moltissime cose.

Come si è evoluta la Street Art ai giorni nostri? Spray art, stencil e tag?
Penso che il termine Street Art sia stato coniato per includere tutto quello che non era graffiti, gli stancil e disegni urbani di latro genere e per dare un nome commerciale e fruibile a chi non mastica questo linguaggio.
Non riesco a paragonare stencil a tags. Una tag per me ha un valore espressivo molto più forte di uno stencil, ma questo viene dal mio background, quindi sono molto legato alle tags, e non ho mai fatto stencil.

Ci sono molti lavori in giro di dubbia qualità? Credi che tutti debbano poter esprimersi su di una parete?
Penso che inconsciamente una grossa parte dell’essere umano abbia l’istinto di scrivere su un muro. Hai mai notato a Carnevale che i ragazzini provano subito a fare delle scritte sui muri con le bombolette di neve finta?! E comunque le scritte sui muri fanno parte da sempre della nostra cultura, semplicemente alle persone danno fastidio perché escono da uno schema approvato in questa società. Quindi possiamo essere bombardati ovunque da pubblicità perché “fanno parte del nostro sistema consumistico” e quindi tollerate, ma le scritte sui muri non vanno bene.
Poi chiaro ci sono cose di buona qualità e cose meno, penso semplicemente che uno dovrebbe fare pratica a diventare bravo in qualsiasi cosa. Comunque le tags belle o brutte non vengono comprese dalla gente in ogni caso, io non mi dispiaccio per questo è una cosa che o ci sei dentro o non puoi capirla.

Hai uno stile molto riconoscibile e ben apprezzato in giro. Come sono nati i tuoi personaggi e chi è il Canesio?
Prima ho deciso di chiamarmi Cento, prima mi chiamavo Sale, ma avendo avuto problemi legali non potevo più usarlo. Una sera andando a disegnare ho pensato a cosa avrei potuto scrivere e chiacchierando in macchina è venuto fuori la parola Cento, ho provato a scriverlo e mi è subito piaciuto, dopodiché una sera un po’ sbronzo ho disegnato quel cane sul muro e qualcuno ha detto “hai fatto un Canesio”. Quindi immediatamente ho avuto un cognome, quindi è diventato Cento Canesio.

Sempre parlando di stile. Quanto conta lo stile anche nella bike?
Ho lavorato sempre moltissimo nell’abbigliamento ed è stata sempre una mia passione, reputo l’estetica nelle cose molto importante e penso che se vai in bici sia giusto avere stile anche in bici, non è che siccome stai facendo, diciamo uno “sport” sei giustificato ad essere brutto da vedere hahaha. Comunque lo stile è anche l’attitudine che hai nel modo di vivere la bici, come ti approcci ad essa e come lo esprimi. Per molti andare in bici rimane ancora solo uno sport.

Hai fatto della tua passione il tuo lavoro con varie collaborazioni anche con brand molto noti. Si può vivere di Arte?
Non mi sono mai posto il problema di poterci vivere e le mie scelte non sono mai state condizionate da questo. Ho sempre fatto tutto abbastanza spontaneamente, dopo tanti anni di passione ora riesco viverci, mi sento un privilegiato nel poter vivere di quello che amo fare.
Anche se purtroppo qualsiasi cosa diventi lavoro ed entri a far parte delle leggi economiche perde un po’ di spontaneità.

Graffiti e tatuaggi sono due tue grandi passioni? Chi ha realizzato i disegni sulla tua pelle e cosa significano?
I tatuaggi mi sono sempre piaciuti, forse perchè seguendo molto la scena hardcore li vedevo molto e mi affascinavano, io ho praticamente tutti tatuaggi fatti da amici, per me non devono avere un significato in particolare, qualcuno lo ha e qualchedun’altro no, il significato è semplicemente che mi piaceva e mi andava di averlo addosso.

Sei riuscito ad unire due mondi quello della street art e delle due ruote? Come hai fatto?
Ho sempre amato fare i graffiti, e da piu di dieci anni ho deciso di usare la bici soprattutto come mezzo di locomozione, successivamente anche per viaggiare e stare con gli amici. La cosa si è evoluta in modo spontaneo, poi da un po’ di anni le collaborazioni tra artisti e brand sono sempre più diffuse e a me piace molto farle e se accade con un brand di bici ben venga.

Ora come ti senti più Writers o Ciclista? O le due cose si compensano in un equilibrio perfetto.
Io direi che le cose si compensano bene, una volta lavoravo per poi avere i soldi per andare a disegnare. Ora disegno per avere i soldi per andare in bici. Serve sempre una valvola di sfogo, magari un giorno andrò in bici per avere i soldi per andare a funghi…

Cento Canesio cosa odia di più del mondo Street Srt e del mondo Bike? E cosa ama di più dei due mondi?
Nel mondo della street art gli street artisti e nel mondo delle bici i ciclisti, semplice no?! Nei graffiti amo il network che si crea in un mondo del genere, nella bici l’idea di poter andare ovunque solo con la forza delle proprie gambe.

Rame Project, cosa è di preciso? Puoi parlarcene?
Rame è un progetto seguito da un writer di Bassano Del Grappa di nome Koes. Si tratta di interventi ed eventi di urban culture. Il nome Rame perché quel metallo è l’ultima cosa di valore che rimane nei luoghi dismessi disegnati in origine, quindi è un nome perfetto per la riqualifica di aree urbane in disuso. Lui era uno dei fondatori del collettivo Infart sempre di Bassano del Grappa e mantenendo viva la passione per la cultura urbana ha voluto continuare a portare avanti la cosa e lo sta facendo con il progetto Rame.

Per te la street art può essere sradicata da un muro e finire in gallerie anche private senza il volere dell’artista?
Difficile dire se sia giusto o sbagliato, ci sono state delle polemiche perchè a Bologna è stata fatta una cosa simile, ma sinceramente non ho seguito bene l’argomento è un discorso delicato. Eticamente parlando è una cosa sbagliata, però una volta che tu decidi di mettere un tuo lavoro in un suolo pubblico potresti correre il rischio che ne venga fatto un uso improprio. Però l’ultima parola dovrebbe averla sempre l’autore.

Hai sempre praticato sport con le ruote ci sembra di capire. Vuoi parlarci di quando correvi in Kart ad alti livelli? Come mai poi non hai continuato? Bisogna avere “le spalle coperte” per andare avanti?
Ho corso in Go Kart dai 8 anni ai 18 anni, sempre a livelli alti, il mio miglior risultato è stato un terzo posto ad un Campionato Europeo in Francia. Grazie ai miei genitori ho imparato testardaggine e tenacia nelle cose, mi hanno approcciato loro al mondo delle corse in Kart. Per andare avanti nelle Formule devi avere molti soldi e molti sponsor, ma forse io ero gia’ troppo preso dalle subculture ed ho mollato.

Quale è quella cosa che ti ha stregato della bike? Credi nelle tipologie di bike o basta avere due pedali e via?
Io ho inizialmente cominciato ad andare in bici per non usare la macchina. In quel periodo circa 2008, parecchi ragazzi con il mio stesso background si stavano costruendo delle bici fisse recuperando pezzi trovati nei velodromi. Ho pensato di farmene una anche io, e la prima volta che ci sono salito ho avuto le stesse emozioni di quando mi sono spinto per la prima volta in uno skate, senza freni in strada e via! E’ stata una figata e da li me ne sono innamorato. Secondo me poco importa come vai in bici e perché ma più gente ci và e meglio è!

C’è un pò di confusione dietro alla parola “Gravel” e “Bikepacking”. Per te cosa significa tutto ciò e perchè?
Diciamo che Gravel è un po’ la parola del momento. Bikepacking è semplicemente un modo di andare in bici più leggero, deriva da Backpacker ovvero uno che viaggia con lo zaino in spalla, Bikepacking è uno che viaggia con lo zaino sulla bici. Gravel nel mondo bici è come dire Street Art per l’arte urbana, si cerca sempre di dare dei nomi fruibili e annoverare tutto sotto una stessa famiglia, in questo modo è piu facile spiegare e vendere la cosa, ma sotto a qualsiasi mondo che sia arte, bici, musica o altro, ci sono sempre mille sfumature e sfaccettature che puoi comprendere solo se ti inoltri a fondo nella cosa.

Hai partecipato a vari eventi anche in solitaria. L’anno scorso sei andato fino a Capo Nord in bike. Vuoi raccontarci questa esperienza?
Aneddoti e sensazioni di questo viaggio cosi unico?
Mi sono appassionato da un po’ a questi eventi self supported a lunga distanza e pian piano ho sempre provato a spingermi un po’ più in la. L’dea di arrivare nel punto più a nord raggiungibile da una strada è una figata. Ad un certo punto apri Google Maps, guardi dove sei e se ci pensi che ci sei arrivato solo con le tue gambe, li per un secondo senti che hai fatto qualcosa di speciale per te stesso.

Quale è il ricordo più bello legato al mondo bike ad oggi? E quello più pesante?
Forse ad oggi il momento piu eccitante per me è proprio l’arrivo in bici a Capo Nord, mentre quello piu pesante è stato il mio ritiro alla Transcontinetal Race del 2017, ora ho un conto aperto con quella corsa.

Abitiamo in un paese unico. Che zone consiglieresti di visitare in bike a chi legge queste righe?
Penso che ci sia un po’ l’imbarazzo della scelta, posti in Italia per andare in bici c’è ne sono tanti, di certo mi è piaciuta molto la Sicilia, ci son stato due volte, una volta a Novembre e una volta a Dicembre e devo dire che è stato bellissimo, quasi che ho pensato di tornarci. Anche la Toscana è una favola, un paradiso, poi abbiamo le Dolomiti ecc ecc. Nel mirino ho la Sardegna, appena riesco vorrei girarla un po’ in bici.

Quante persone hai conosciuto grazie alla bicicletta in giro per il mondo?
La bici mi ha permesso di incontrare e conoscere moltissime persone ma anche di rincontrare vecchi amici che non vedevo da tempo.
Moltissime amicizie le ho strette nel periodo in cui giocavo a bikepolo, con i Tigers abbiamo girato tantissimo in italia e all’estero e questo mi ha permesso di stringere moltissimi rapporti con persone fantastiche.

Tiger BPC chi sono questi ragazzi? Da dove arrivano e cosa fanno?
I Tigers appunto erano inizialmente una squadra di Bikepolo formata da me, Mattia e Tobia, poi ho cominciato a fare Cyclocross Single Speed e ho pensato bene che sarebbe stato figo essere un team anche li e ho fatto le prime divise da bici. Da li poi il gruppo si è allargato e siamo diventati una vera e propria bike crew! BPC stava per Bike Polo Club, poi suonava bene anche per Bicycle Punk Club per evidenziare lo spirito con cui ci si approccia alla bici.

Quale è la colonna sonora della tua vita? Ascolti musica durante i tuoi viaggi?
Ascolto tantissima musica, non riesco a stare senza, un bel film ha anche una bella colonna sonora, quindi cerco di ascoltarne tanta per trovare la colonna sonora migliore per la mia vita, quando la trovo ti avverto!
Ascolto molta musica mentre pedalo, anche se non è molto sicura come cosa, ma cerco di tenere un volume che possa farmi sentire anche l’esterno, delle volte se non ci sono macchine e sono in un posto isolato è anche bello sentire rumori naturali di fondo, solo che alle volte di notte mi mettono paura, allora rimetto la musica!

Quali sono i tuoi progetti futuri tra lavoro e bike? Puoi parlarcene? I nostri lettori come possono seguirti sui vari canali social?
Al momento non ho gran progetti a lungo termine, semplicemente continuerò a pedalare nella mia vita e vedrò cosa il mio viaggio mi offre, cercando sempre di stringere collaborazioni e rapporti con gente che mi stimola. Su instagram mi trovi come @cento_canesio.

Chi vorresti salutare o ringraziare?
Vorrei salutare e ringraziare i miei genitori chiaro! Ciao Ivana, ciao Vittorio! E poi la mia seconda famiglia Scavezzon Biciclette.

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