“Tutto il tempo che passerete a prepararvi per andare più forte vi tornerà indietro, ne sono certo.”

Francesco Colombo

Conosciamo questo ragazzo da qualche anno e ci ha sempre stupito per la sua professionalità e preparazione. Francesco infatti non si è mai fatto trovare impreparato ai grandi eventi. Costanza e determinazione sono due grandi caratteristiche che gli hanno valso due titoli tricole tra gli Elite. Finalmente abbiamo il piacere di pubblicare l’intervista con questo forte atleta italiano!

Come ti sei avvicinato alla mtb? Come hai iniziato con le gare e perché?
Sono sempre stato un amante degli sport, specialmente outdoor. I miei genitori mi hanno dato l’opportunità di praticare tantissime attività diverse e per questo non finirò mai di ringraziarli! Mio padre in particolare praticava motocross e mtb ed è insieme lui che ho iniziato ad andare in bici. All’età di sette anni ho frequentato un corso a Finale Ligure con Bruno Zanchi e da lì ho iniziato ad appassionarmi sempre di più al fuoristrada. Sono entrato a far parte del team di Br1 e, appena raggiunta l’età minima per gareggiare, ho iniziato! Subito correvo nel circuito italiano e nelle gare regionali in Costa Azzurra, gradualmente poi sono passato anche alle tappe di circuito europeo e mondiale.

Ti sei appassionato sin da subito al downhill oppure provieni da altre discipline?
Fin da subito mi sono appassionato al downhill, vuoi un po’ perché quando ho iniziato non esisteva l’enduro, vuoi un po’ perché avevo Br1 come maestro e lui correva in DH! Mentre mi avvicinavo almondo della discesa ho giocato parecchi anni a basket e ho corso in atletica leggera. In bici ho sempre fatto di tutto in realtà.. 4cross, BMX, enduro, strada e chi più ne ha più ne metta!

Come ti alleni in vista delle gare? Segui qualche allenamento specifico?
Una stagione di gare si prepara mesi prima, durante l’inverno! Durante quel periodo grazie al mio preparatore atletico ho varie tabelle di allenamento che tengono conto anche del mio stato di forma.

Al giorno d’oggi per vincere una gara non basta andare solo veloci? Cosa serve?
Beh andare veloci è la cosa più importante sicuramente. Oltre ad un ottima forma fisica e ad una bici competitiva, oggi più che mai serve precisione, cura dei dettagli e anche un pizzico di fortuna. Con i distacchi che ci sono adesso non si può lasciare nulla al caso se punti in alto. Dal giro a piedi del giovedì all’ultimo metro della manche di gara!

Sappiamo che hai un pump track vicino a casa e che ne hai costruite alcune nella tua zona. Quanto importante è allenarsi in queste strutture?
Negli anni passati andavo spesso al campo da BMX di Vigevano accompagnato da mio papà. Penso che sia un ottimo metodo per imparare le basi e per allenarsi in modo serio su salti, ritmo e resistenza. Purtroppo in Italia campi da BMX ce ne sono davvero troppo pochi e la cosa che ci si avvicina di più se vogliamo è il Pump Track. Dopo diversi tentativi sono finalmente riuscito a costruirne uno dietro casa e per qualche inverno ci siamo divertiti parecchio con i miei amici (ora in realtà sarebbe un po’ da risistemare, colpa mia). In più ne ho costruito uno per la Polisportiva Quiliano Bike vicino a Savona! 
Sembra impossibile ma una bici semplicissima come una dirt e una serie di gobbe e sponde ti possono insegnare di più che cento discese al giorno in dh! I movimenti che si fanno in PumpTrack sono le basi della mountain bike e girare anche solo 30 secondi ti sfinisce, quindi è sicuramente un ottimo allenamento.

Nel 2017 hai subito un infortunio al Mondiale che ti ha tenuto distante dalla bici per un lungo periodo. E’ stato difficile rientrare in forma per il 2018?
Sinceramente si. Più di quanto pensassi. Quel posto ai Campionati Mondiali di Cairns me l’ero sudato durante la stagione ma purtroppo una brutta caduta nelle prove mi ha impedito di gareggiare! Ho battuto forte la testa e la spalla sinistra. dai primi accertamenti è emersa una lieve commozione e una lesione di un legamento della spalla. La cosa frustrante è che pur non avendo rotto niente sono rimasto con la spalla letteralmente bloccata per 2 mesi! Il ritorno in bici (metà dicembre quindi 3 mesi e mezzo dopo) è stato faticoso e più difficile del previsto. In più avevo appena iniziato il mio primo anno di Università e il periodo in cui sono tornato in sella ha combaciato con la sessione di esami, un delirio! Diciamo che la normale forma fisica e il giusto feeling in DH l’ho ripreso verso marzo 2018.

Come è andata la tua stagione 2018? Puoi riassumerla ed analizzarla?
Come detto l’inizio e la preparazione non sono stati dei migliori visti gli strascichi dell’infortunio ma la voglia di tornare forte c’era e le prime gare sono andate meglio del previsto! Un buon feeling nella gara regionale a San Bartolomeo, la qualifica in Coppa del Mondo in Croazia (e dei buoni split in gara anche se poi ho pensato bene di cappottare), la vittoria al primo round di Gravitalia. Poi è arrivata la ’29 e come normale che sia c’è voluto un pochino ad abituarsi quindi proseguo con un 4° posto alla seconda di Gravitalia e due frustranti non-qualificato a Fort William e a Leogang (rispettivamente per 0.3 e 1.5 secondi). Dopo quelle gare ho avuto un po’ di tempo per provare bene la bici e girare di più in dh con l’apertura del Bike Park di Pila ma questo non sembra aver portato benefici alle gare.. Infatti chiudo 4° nella terza di Gravitalia e non mi qualifico nemmeno ad Andorra! Da li in poi mi è sembrato di entrare in un mix di strane sensazioni che hanno influito negativamente sui miei risultati. Ogni volta avevo un buon feeling in prova o in allenamento ma poi in gara quando arrivare il momenti di dare qualcosa in più, i risultati non arrivavano. Nel mezzo di questa situazione ho fatto però un buon risultato al Campionato Italiano a Pila (2° assoluto) e una discreta gara ai Campionati del Mondo di Lenzerheide (52°).

Quest’anno all’Italiano di Pila ti sei giocato il tutto per conquistare un’altra maglia. Come è andata la tua gara?
La settimana prima dei Campionati Italiani ho avuto delle ottime sensazioni dopo alcuni test fatti e quindi il mio morale era davvero alto! Adoro Pila come posto e come Bike Park quindi il tutto creava un’atmosfera positiva per me. Le prove erano andate bene e si, ho giocato il tutto per tutto in gara per difendere il tricolore conquistato l’anno prima! La run è andata bene e sentivo quella sensazioni che hai quando sai che stai facendo la cosa giusta, non sentivo il pubblico, sapevo cosa dovevo fare e come dovevo farlo. Sapevo quasi il tempo che avrei fatto all’arrivo.. Queste sensazioni non era la prima volta che mi capitavano ovviamente.. si hanno quando sei un tutt’uno con la bici e sai che tutto è in ordine e devi sono agire! Al traguardo il tempo era molto buono ma non abbastanza per stare davanti a Johannes! Dopo qualche momento difficile, quella era quasi come una vittoria per me e quindi ero molto felice!

Cosa ti piace di più delle gare? E cosa invece non ami?
Più che piacermi qualcosa della gara in sé, mi piace il gareggiare, il prepararsi per tanto tempo ad una manciata di gare. Prepararsi con in testa un obiettivo che raggiungerai mesi più tardi. Mi piace la competizione nel senso di mettere il massimo impegno in una cosa e confrontare il livello raggiunto con quello degli altri. Mi piacciono le sensazione positive, la soddisfazione di aver dato tutto quello che c’era e la conquista del gradino più alto del podio. Non mi piace quando c’è rivalità senza costrutto tra gli atleti, con quella non si va da nessuna parte perché si continua a guardare cosa fa l’altro senza pensare a fare meglio il tuo. Infine non mi piace quando non si rispettano certe regole o si fanno certe eccezioni ma per fortuna nel downhill succede poco.

Come vedi la situazione gravity in Italia adesso e nel prossimo futuro?
Il gravity italiano al momento conta tantissime persone appassionate e che hanno voglia di gareggiare! Il circuito Gravitalia, riferimento del dh italiano, conta tanti iscritti ad ogni gara.. e non è cosa da poco in questo periodo. Credo però che manchi qualche figura di riferimento (una o più..) che colleghi il movimento italiano a quello più internazionale. Sarebbe di grande motivazione per grandi e piccoli un team Internazionale italiano, un pilota molto forte in Coppa o anche un Freerider conosciuto in tutto il mondo. Io per esempio sono maturato quando c’era Lorenzo Suding a fare Top 15 al Mondiale e soltanto parlargli o vederlo alle gare per me era già di grande motivazione! Io e la “mia generazione” ce la metteremo tutta a farci conoscere a livello Internazionale sperando poi di avere la giusta considerazione anche in Italia!

Hai già ottenuto diversi titoli a livello Italiano, quale è quello che ricordi maggiormente e perché?
Sono sicuramente stampati nella mia memoria tutti quanti! Ma dei due titoli assoluti che ho conquistato ricordo maggiormente il primo, quello di Sestola 2015! Un po’ perché è stata appena la mia terza vittoria ad una gara e la prima a livello nazionale, un po’ perché è stata inaspettata e un po’ perché quella è stata una delle stagioni più belle della mia vita! Se ci penso mi emoziono ancora adesso..

Come è stato il passaggio da 26 a 27,5? E quello alla 29? Credi che il futuro sarà 29” in tutte le discipline?
Il passaggio da 26″ a 27,5″ è stato netto e senza pensieri diciamo. Dai tempi in gara e dalle sensazioni era ovvio che le 27,5″ fossero più veloci (fa sorridere ripensare a molti scettici al momento della transizione). Quindi per quanto mi riguarda: bom bici nuova, 27,5″, subito buon feeling in ogni situazione e niente sguardo al passato. Il passaggio al 29″ invece è molto differente.. se dal 26″ al 27,5″ c’erano praticamente solo vantaggi, ora dal 27,5″ al 29″ abbiamo sia vantaggi che svantaggi (e aggiungo qualche limitazione). La 29″ passa senza dubbio più facilmente sopra certi tipi di ostacoli e spesso consente di avere più aderenza. Quando però il tracciato inizia ad essere molto tortuoso o c’è bisogno di molta agilità si fa più fatica rispetto al 27,5″. Le limitazioni che ho notato sono che se non sei tanto alto guidare una 29″ è più macchinoso e, cosa da non sottovalutare, si tocca spesso il culo sulla ruota.
Sinceramente non so se avremo le 29″ fisse in ogni disciplina. Togliendo l’XC che invece è cosa ovvia, sia nell’enduro che nel dh non si ha ancora uno standard.. basta fare una veloce analisi delle ultime due stagioni: 2017, EWS Sam Hill vince l’overall con ruote da 27,5″, le 29″ credo che vincano comunque un paio di gare; DH Loic Bruni vince i mondiali in una pista parecchio pedalata con una 27,5″ e Aaron Gwin vince la Coppa con una 27,5″ ma Greg Minnaar vince un paio di gare con la 29″. 2018 EWS Hill domina ancora con 27,5″ e le 29″ vincono di nuovo  un paio di gare; DH, Lolo difende il titolo sempre con 27,5″ e Amaury Pierron vince l’overall con una 29″!

Tu che lo vedi da dentro, come si sta muovendo il mondo della downhill race a livello internazionale?
Con l’enorme comunicazione che c’è adesso e con le grandi vendite di e-bike credo che le case produttrici un po’ in tutto il settore bici non passino un cattivo momento e i grandi team di Coppa ne risentono positivamente. Per quanto vedo io i team ufficiali sono sempre più grossi e hanno sempre più budget mentre i team medio piccoli fanno sempre più fatica e alcuni stanno già scomparendo. Il mondo della downhill race si sta quindi spostando sempre più verso il “mood” televisivo. Attenzione all’immagine, attenzione alle views ecc. E al centro di tutto questo c’è sicuramente Red Bull TV che spinge come non mai. Addirittura alcune regole di gara sono state fatte sotto richiesta di questo media (è da poco uscito un articolo su Pink Bike a riguardo del rapporto tra UCI e media).

Dove ti vedremo in futuro? Hai qualche novità per il 2019?
Eheh novità sicuramente tante. Non posso dire ancora niente ma non vedo l’ora di farvi sapere tutto! Comunque nell’immediato futuro mi vedrete sicuramente gareggiare nei più importanti circuiti nazionali ed internazionali, mi vedrete girare in bici con il sorriso e ci vedremo sicuramente al bar per una birra, fuori stagione (scherzo). Più avanti chi può dirlo? In Università studio Comunicazione e devo dire che mi piace davvero tanto. Chi lo sà che non riesca ad unire questa passione con la mia passione principale ovvero la mountain bike?

Si riesce a vivere di mtb in Italia?
Che bella domanda.. io credo che il modo ci sia e alcune persone lo stanno già facendo. Hai detto bene nella domanda: “di mtb”. Perché se si pensa di vivere solo con le gare la vedo davvero dura, mentre con la mountain bike in generale e con molto impegno e dedizione si ci può pensare. Intendo dire che al giorno d’oggi bisogna sapersi vendere bene, bisogna certamente avere dei buoni risultati, bisogna AVERE una buona comunicazione per richiamare l’attenzione delle aziende e poi è molto importante DARE la giusta visibilità a coloro che ti offrono sostegno.

Ai giovani che si stanno avvicinando al Downhill in maniera seria frequentando team e gare cosa consigli?
Se lo vogliono fare in maniera seria consiglio di passare più ore possibili in tutto ciò che vi permetterà di migliorarvi. Consiglio di passare ore sulla bici da discesa, ore sulla bici da strada/enduro per preparasi, ore in palestra e così via. Tutto il tempo che passerete a prepararvi per andare più forte vi tornerà indietro, ne sono certo. Se “vivete” per andare più forte sicuramente succederà! A parte questo mio piccolo sfogo, un’altro consiglio che mi sento di dare è di trovare un buon team con un buon sostegno e una buona compagnia affiatata, non pensare subito ad avere avere avere ma pensare prima a RAIDARE.

Attualmente oltre ad andare in bike cosa fai nella vita di tutti i giorni?
Mi piace molto andare in motocross con il mio CRF e sono molto appassionato di fotografia! Poi l’anno scorso ho iniziato il corso di Scienze della Comunicazione all’Università degli studi di Genova quindi in alcuni mesi sono spesso a lezione o a studiare.

Hai corso in molte località internazionali. Quale è il tuo tracciato preferito?
Se parliamo di tracciati gara il mio preferito rimane ancora Hafjell in Norvegia! Una pista molto completa: saltoni, tratti dove è difficile tenere velocità e un bel rock garden bello incazzato! 

Hai chiuso il tuo 2018 con una gara di Enduro. l’EWS di Finale Ligure, come è stata? Ti vedremo anche in gare di enduro in futuro?
L’EWS di Finale Ligure è stata una bellissima gara! Quest’anno per mia fortuna non era dura come l’anno prima.. A parte la prima prova speciale dove sono andato un po’ per funghi, le altre sono andate discretamente bene e l’ultima, DH man, è stata fantastica! L’enduro mi piace molto come disciplina, dopo il downhill è quella che pratico di più, però le gare non mi trasmettono ancora le sensazioni che mi trasmetta UNA run cronometrata in dh. Sicuramente mi vedrete fare anche gare di enduro, un po’ per allenamento e un po’ perché comunque è sempre divertimento in bici.. Poi invecchiando magari… ahah

Sei nato e cresciuto in Liguria, una terra che molto si presta alla pratica della Mtb. A tuo avviso cosa si potrebbe migliorare?
In ordine alfabetico o di importanza? No scherzo, la Liguria ha già delle belle strutture che permettono di andare in bici tutto l’anno. Io prima di tutto costruirei una città si e una no un PumpTrack e uno skate park. Così facendo si levano dalla strada e dai marciapiedi tutti i ragazzini che cercano un posto dove girare e divertirsi, in più daresti modo a qualche possibile talento di emergere! Poi mi piacerebbe vedere più sostegno verso località dove sono già presenti dei sentieri, aiutandole a crescere, a mantener puliti i percorsi e ad avviare un sistema di risalite magari. Mi piacerebbe vedere la possibilità di utilizzare qualche ruspa per costruire sentieri all’altezza di altre regioni e nazioni intorno a noi. Infine mi sembra assurdo non avere una pista da BMX race in una regione come la Liguria dove potresti sfruttarla 365 giorni all’anno! In Costa Azzurra ad esempio ci sono decine di piste da BMX, eppure non vedo tutta questa diversità di territorio e di clima dalla mia Liguria.

Chi vuoi ringraziare o salutare?
Innanzi tutto ringrazio WeLoveToRide per metterci tanto impegno nel suo lavoro e per aiutare a portare avanti il movimento italiano. Ringrazio i miei genitori che mi hanno permesso di fare quello che amo e tutti i supporter che mi hanno aiutato fino ad ora! Un saluto a chi mi vuole bene! ILoveToRide 

Grazie a Francesco per la sua disponibilità. Ci auguriamo che queste parole possano essere d’aiuto per i più giovani che voglio fare del Downhill la loro disciplina agonistica. Un grazie anche a Pila Bikeland per la realizzazione del servizio. Cheers

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