“Senza i ragazzini che lo praticano finisce tutto, sono loro il futuro.”

Claudio Conte

Da sempre abbiamo voluto dare spazio non solo agli atleti, ma anche a chi lavora nell’ombra con tanta passione e dedizione. I successi non arrivano mai per caso, ma sono l’unione di tante cose pianificate. Ci sono persone non famose ma che con il loro contributo danno forza al movimento della mtb, facendolo in modo silenzioso ma preziosissimo. Quest’anno abbiamo seguito le gare di Coppa e condiviso tanti momenti, viaggi e ricordi con questa persona. Lui si chiama Claudio Conte e chiamarlo meccanico è riduttivo, perché si sa che sotto il gazebo bisogna essere pronti a tutto. Una figura unica che sa sempre sorridere e trovare la parola giusta in ogni momento e situazione. Buona lettura!

Come ti sei avvicinato al mondo della Mtb e perché?
Allora, ho iniziato tardi all’incirca avevo ventisette anni, era il ’90 ed in Italia la mtb era arrivata da poco. Venivo dalle moto da enduro, la mia prima grande passione tanto che ho smesso di andar a scuola per andar a lavorare e potermi comprare la prima moto, una SWM 125 Rotax (bellissima ai tempi). Gli amici storici con cui andavo a girare in moto, ad un certo punto si sono convertiti alla mtb e quindi, per non sentirmi escluso ho acquistato la mia prima bici, una Nakamura!!! Da lì e’ partito l’amore per la bici a 360 gradi.

Quando hai iniziato a fare il meccanico?
Appunto a quattordici anni, il mio primo impiego è stato in un officina che riparava auto e moto. Ho sempre fatto il meccanico da allora, passando dalle auto, ai motori, in una rettifica industriale, dopodiché ben 9 anni in un cantiere nautico. Un lavoro molto vario ed interessante ma in un ambiente che non era il mio. Così mi son messo in proprio unendo la passione per la bici alla professione. Ho rilevato un negozio storico della mia zona San Bartolomeo al Mare (IM), e l’ho fatto crescere sino a diventare un punto di riferimento. L’ho tenuto aperto per ventidue anni, una vita. Dopodiche’, per diverse vicissitudini, solo chi ha a che fare in Italia con il commercio mi può capire (ci vorrebbero pagine e pagine per raccontare la frustrazione di un lavoratore autonomo in questo paese), mi hanno portato a doverlo chiudere nonostante la mole di lavoro fosse ancora importante…!!!

Perché hai deciso di fare il meccanico agli eventi o gare?
Qui sarò breve!!! Passione per tutto ciò che è Gravity, voglia di girare il mondo, di conoscere persone ed arricchire la mia esperienza personale e meccanica.

Che qualità bisogna avere per preparare una mtb da gara?
Credo che tutto quel che sto per dire si racchiuda nel significato della parola “professionalità”, non lasciare mai nulla al caso, essere sempre certi, quando un atleta sale sulla sua bici che si tratti di test, di allenamento o di una run di gara che tutto sia stato controllato e ricontrollato. La responsabilità verso il pilota è enorme sia per la sua sicurezza, sia per garantirgli di potersi giocare al massimo le proprie chance con un mezzo perfettamente a punto. Qui interviene l’esperienza sui campi gara, sapere ascoltare le sensazioni dei piloti, le loro richieste. Far in modo di adattare al meglio la bici alle diverse piste sia a livello di assetto di guida che di scelta delle gomme e di taratura delle sospensioni. Divago un attimo, un’altra dote importantissima è la capacità di mantenere la calma anche nelle situazioni più complicate soprattutto quelle che precedono la partenza. Il pilota ha bisogno di tranquillità intorno a se, deve potersi concentrare esclusivamente sulla propria performance. Quando si avvicina il momento dello start, bisogna esser presenti e vicini ed allo stesso tempo quasi invisibili.

Che rapporto si instaura tra il meccanico ed il pilota?
Generalmente un rapporto molto stretto fatto di fiducia, spesso di amicizia, passiamo moltissimo tempo a stretto contatto sui campi gara, la squadra diventa in pratica una famiglia. Si condividono molte emozioni, soddisfazioni, gioie, tensione, delusioni… All’interno del team, quando si ha a che fare con più atleti, gli equilibri sono ancora più sottili. A volte bisogna trasformarsi quasi in psicologi.

Cosa credi di tutti questi standard e migliorie che sono arrivati negli ultimi anni?
A mio parere uno dei cambiamenti più importanti è stato l’avvento delle ruote con diametro maggiore. In pochi anni siamo passati dalle 26″ alle 27,5″ ed ora stanno arrivando, anche in DH, le 29″. Il comportamento delle bici e’ cambiato radicalmente con questi nuovi standard. Nel frattempo sono cambiate le quote dei telai, le diverse battute dei mozzi, l’attacco delle pinze dei freni. Le cento misure delle serie sterzo. Molte di queste modifiche, come le ruote appunto, sono state davvero importanti mentre altre quasi inutili, dettate dal dover cambiare qualcosa a tutti i costi. E’ un mercato, quello tecnologico e della bici in particolare, che ha bisogno di continue innovazioni per non arenarsi, certo però che risulta difficile per i più restare aggiornato, lo è persino per gli addetti ai lavori.

Sei stato anche meccanico per la Nazionale, cosa vuol dire lavorare con atleti di livello?
E’ stata una grande soddisfazione entrare a far parte dello Staff della Nazionale di discesa. È successo nel 2010 a Mont Sainte Anne in Canada con l’allora CT Antonio Silva e proseguita ad oggi con l’attuale Commissario Tecnico Roberto Vernassa. Non vi nascondo che mi emoziono ancora ad ogni nuova convocazione. Ho la fortuna di lavorare abitualmente con atleti al vertice del panorama italiano nella DH quindi il mio compito è molto facilitato quando lavoro per la Nazionale. Ultimamente sono stato coinvolto, dall’attuale CT del Cross Country Mirko Celestino, anche in questa disciplina. Ecco, qui mi sento ancora un po’ un allievo, ma ho la fortuna di lavorare con colleghi molto capaci ed esperti dai quali sto imparando molto.

Il ricordo più bello sui campi gara?
Ne ho tantissimi, due su tutti:  la vittoria di Loris Revelli nella tappa di Coppa del Mondo da Junior in Val di Sole (TN) e la maglia tricolore Cat. Allievi vinta da Luca Conte (mio figlio) a Bormio (SO) nel 2017. Due emozioni fortissime.

La cosa più strana o divertente che ti è capitata?
Ce ne sono tantissime, me ne viene in mente una. Eravamo a Leogang e per mantenere fede ad una scommessa, Loris Revelli si è fatto rasare a zero, Federico Monzoni si è offerto volentieri, anzi non vedeva l’ora! La mattina dopo io e Gianluca Vernassa abbiamo raccontato a Bruno Bianciotto, papà di Andrea che avevamo rasato anche suo figlio. Siamo stati talmente convincenti che è scoppiato un piccolo dramma. Si perché da tempo glielo promettevamo ed ogni volta sia papà che figlio si stizzivano all’idea, insomma non ne volevano sapere! Per fortuna Andrea che stava provando la pista, rientrando, si e’ tolto il casco e la sua famosa zazzera è saltata fuori eheh!! Si abbiamo rischiato grosso, Bruno era davvero furioso con noi!!!

Dopo una giornata al gazebo arrivi a casa cotto?
Siamo un piccolo Team e c’è sempre da fare, da quando ti svegli a quando vai a letto, ognuno fa la propria parte, ma alla sera dopo una giornata lunghissima, ci si ritrova veramente cotti. Aggiungici la tensione pregara e le ore al volante in trasferte spesso lunghissime, per esempi le trenta ore per Fort William oppure le ventisei per Hafjell in Norvegia ed il conto è presto fatto. Comunque lo sforzo viene ripagato dalla soddisfazione di far parte di questo mondo.

Come avviene il setting di una bici dalle prove libere alle qualifiche o gara?
Il setting inizia con il track walk, in Coppa al mercoledì. Personalmente cerco sempre di andare con i ragazzi a far la pista a piedi, si perché già da lì si inizia a capire che cosa ci aspetterà. Una volta fatta un idea del terreno, della pendenza e delle difficoltà si fa un settaggio di partenza adattando la posizione in bici in funzione appunto di queste variabili. Faccio un esempio, su una pista come Val di Sole, partiremo da un assetto piuttosto alto sul davanti e un ammo che lavora un po’ di più, generalmente ricorrendo ad una molla di qualche libbra più scarica. Questo perché la Black Snake ha una pendenza notevole dall’inizio alla fine, è piena di rocce e buche quindi aver una forcella più dura ed un assetto più alto aiuta a scavalcare gli ostacoli senza eccessivi e pericolosi affondamenti. Per ottenere questo, tra i piloti c’è chi preferisce sfilare le canne per avere un angolo di sterzo maggiore, chi invece monta spessori addizionali sotto le piastre o sotto l’attacco e chi cambia direttamente la piega con una con un rise maggiore. Fatto questo setup e dopo aver scelto le gomme a seconda del fondo e del meteo, il pilota inizia a girare nelle libere per prendere più feeling possibile con la pista. Se le sensazioni sono buone, si fanno solo piccole regolazioni lavorando sui clic delle velocità basandoci su quello che il pilota dopo ogni giro ci trasmette. In genere tra la qualifica e la gara, a meno di variazioni improvvise del meteo, non si fanno mai grossi stravolgimenti, si lavora più che altro sull’affidabilità generale ricontrollando ogni singola parte e sostituendo le parti usurate o danneggiate, vedi copertoni o pastiglie, con altre nuove e si montano le ruote da gara, via pronti a partire.

Un meccanico nei minuti che precedono la partenza di un atleta cosa deve fare? Lo segue in partenza per gli ultimi controlli?
Quella che precede la partenza è una dei momenti più emozionanti del weekend di gara, iI meccanico sale in partenza assieme al pilota portando con sé i rulli per il riscaldamento L’attrezzatura e una coppia di ruote per le eventuali emergenze dell’ultimo minuto. Sembriamo degli sherpa eheheh. Si sta al suo fianco scandendogli il tempo sino allo start pronti a risolvere qualsiasi inconveniente. Ammetto che mentre ci si avvicina ai meno cinque secondo le pulsazioni mi salgono come se dovessi partire io, continuo ad emozionarmi anche dopo tutti questi anni.

Pioggia, polvere, caldo, freddo. Bisogna essere pronti a lavorare in tutte le condizioni sotto al gazebo?
Si è vero, la stagione parte in primavera e finisce in autunno quindi andiamo incontro a climi molto differenti, in più bisogna tener conto che siamo quasi sempre in montagna e quindi le variazioni sono spesso improvvise. Pioggia e freddo generalmente nella prima tappa, avete visto tutti cos’è successo quest’anno a Lourdes, ed a volte caldo torrido, e successo lo scorso anno a Sestola (MO) con più di 30° sotto al gazebo. Abbiamo preso la neve ad Andorra con venti fortissimi che hanno scoperchiato o addirittura fatto volare nel bosco numerose strutture anche tra gli organizzatissimi team ufficiali. Una curiosità, quando invece si va a correre a Fort William in Scozia, il problema maggiore è dato dai famosi mosquitoes, dei fastidiosissimi e piccoli indemoniati moscerini che pungono causando un forte prurito su ogni angolo di pelle che trovino libero. In certe edizioni, quando il clima è particolarmente umido, i marshal sul percorso devono ricorrere a cappelli con la rete intorno per difendersi dalle nuvole di questi insetti.

Da sempre hai creduto e spinto energie verso i giovani atleti, come mai?
Sempre per la passione per questo sport. Senza i ragazzini che lo praticano finisce tutto, sono loro il futuro.
Con Luca e Samuele che si avvicinavano alle gare si è creato intorno un gruppo di amici curiosi di provare. Abbiamo iniziato con loro dalla categoria Esordienti ed ora alcuni sono passati Under. E’ stata una grande soddisfazione vederli crescere fisicamente e tecnicamente, vederli maturare.

Luca Conte – Photo Courtesy – Gravitalia.it

Tuo figlio Luca nel 2017 ha ottenuto il Titolo Italiano Allievo Vuoi raccontarci questa esperienza?
Cosa dire, vederlo così soddisfatto dopo la gara, mi ha reso un team manager cosciente che il lavoro fatto è servito ed un padre felice della crescita sportiva, umana e caratteriale del proprio figlio. Mi spiego, Luca non è mai stato un atleta diligente pronto ad impegno e sacrifici, non si e’ mai allenato in modo continuo e razionale, ne mai troppo determinato o agonisticamente cattivo. A quella gara invece è voluto arrivare preparato, conscio probabilmente di poter far bene dopo qualche segnale positivo tipo la vittoria a Frabosa in Gravitalia. In questo avvicinarsi all’appuntamento dei Campionati Italiani è stato fondamentale l’aiuto ed il supporto, sia morale che tecnico, dei ragazzi di Argentina Bike, i quali lo hanno preso sotto la loro ala ed accompagnato sino alla gara. Grazie ancora ragazzi, questa maglia è anche vostra, girare con voi a Pila è stato importante per acquisire velocità e convinzione. E’ stata una gioia collettiva vederlo tagliare il traguardo con il miglior tempo di categoria, vedergli sollevar la bici al cielo, non l’avevo mai visto così soddisfatto, lui sempre così tranquillo e riservato. Una curiosità, io come sempre non sono all’arrivo ma sotto al nostro gazebo a controllare i tempi in livetiming. Non riesco ancora a vederlo al traguardo, troppa emozione… anche perché tutte le volte che l’ho fatto, si è schiantato prima!!! Non potete immaginare la corsa per raggiungerlo ed abbracciarlo che emozione, ho i brividi ed il fiatone ancora adesso a ripensarci.

Photo Courtesy – Gravitalia.it

Cosa manca al movimento Italiano a tuo avviso? Su che lato bisognerebbe lavorare ed investire?
Partire dalla base, creare strutture quali piste da Bmx Race e Pump Track dove i ragazzi possano divertirsi ed imparare i fondamentali, qualcosa si sta muovendo ma rispetto ad altre nazioni siamo indietro come le balle del toro!!! Manca la cultura per questo sport, mancano istruttori qualificati. Nello sci devi essere un ex atleta di livello, avere un punteggio e superare prove molto severe per poter diventare un maestro. Nel nostro mondo è ancora un po’ tutto casereccio. Ultima ma non ultima,  avere maggior budget a disposizione per portar i  nostri ragazzi a correre in Europa. Roby (Vernassa), appoggiato dalla Federazione, era riuscito a creare un bel progetto basato sui giovani. Riuscivamo a portare 5 o 6 atleti, tra Allievi e Junior, ad ogni tappa del circuito IXS European Downhill Cup. Sono emersi atleti come Bianciotto, Monzoni, Masiero, la Marcellini, Farina, Widmann, Missiaggia e la Migliorini. Hanno vinto ripetutamente, acquisendo oltremodo un’importante esperienza internazionale. Nel 2017 a causa di problemi di budget il discorso si è purtroppo arenato. Ecco speriamo di proseguire in quel progetto nel 2018.

Quale è secondo te il futuro della Downhill in generale? E cosa ti piacerebbe vedere in Italia?
Nonostante la spinta del mercato verso discipline più popolari e con un maggior numero di praticanti, la DH resta la categoria regina, la Formula 1 della MTB, la più esclusiva e per questo più emozionante e spettacolare. Le stesse aziende, pur rendendosi conto dei diversi numeri nelle vendite, investono ancora sullo sviluppo di bici da DH e nel sostegno ai Team Factory. Lo fanno per la grande visibilità televisiva, per la popolarità raggiunta dai piloti top, vere e proprie icone per gli appassionati. “Mi compro una Santa perché ci corre Minnaar o ci ha corso la leggenda Steve Peat, oppure una Specialized perché Loic ci ha vinto il mondiale, o una YT perché Aaron Gwin la fa letteralmente volare”. Le altre discipline della mtb hanno bisogno di questa vetrina, le migliaia e migliaia di appassionati presenti alle gare di Coppa lo testimoniano, la DH e’ viva come non mai! In Italia mi piacerebbe vedere una maggior partecipazione straniera, con gare più tecniche che permettano ai nostri ragazzini di confrontarsi e di crescere. Il compito dei nostri organizzatori e’ però molto complicato, purtroppo sono poche le località che si propongono per organizzare gare di DH. A proposito, è una notizia fresca fresca, a  marzo organizzeremo un regionale di DH una sorta di warm-up. Una pre-season dove i piloti potranno scaldare il proprio motore ed affinare la messa a punto della propria bici in vista dell’imminente stagione.

Un genitore se volesse far praticare ad un figlio questo sport come dovrebbe muoversi?
Consiglierei di informarsi su quali squadre si occupino di Gravity nella propria zona e scegliere quelle che puntano sulla crescita dei ragazzini. Non dimentichiamoci che lo scopo principale a quest’età è quello di farli divertire e potendo girare con propri coetanei lo scopo lo raggiungerete di sicuro.

Per il 2018 dove ti vedremo impegnato?
Nel 2018 mi occuperò del Team AB De Vinci Italy seguendolo sia in Gravitalia che in Coppa e anche della Nazionale di DH e di XC (sempre se mi convocano ancora)!!! Per vari motivi, per quest’anno, niente Team DH FRRD. Problemi soprattutto economici, ci hanno impedito di ripresentarci al via della stagione 2018 e così i ragazzi, tranne Luca che mi seguirà in AB De Vinci, sono andati in prestito nel Team BikeBuster di Mattia Arduino che ringrazio pubblicamente per l’appoggio. Questa stagione, anche Mattia, punterà su una squadra di giovani e con un maestro, così potranno solo che crescere.

Grazie per questa chiacchierata Claudio. Chi vuoi salutare o ringraziare?
Chi mi ha aiutato a far queste scelte, ad intraprendere questa strada. Chi ha avuto ed ha ancora fiducia in me.
Sono tanti non voglio far nomi per non dimenticar nessuno. Grazie.

Ringraziamo Claudio per la disponibilità. Ci sono molte persone come lui nell’ambiente della Mtb. Persone speciali che danno tanto a questo sport. Molto spesso danno più di quello che ricevono, ma senza di loro molte cose non sarebbero possibili. Cheers!

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