“Non puoi sopportare questo lavoro senza amare moltissimo il mondo delle bici.”

Giancarlo Vezzoli

Da sempre crediamo che dietro ogni successo, vittoria, prodotto ci siano persone con grande passione. Formula ha recentemente sviluppato e lanciato nuovi prodotti che hanno raccolto da subito successi sui campi gara. Uno degli artefici di questo traguardo è sicuramente l’ingegnere Giancarlo Vezzolli, una persona che da anni progetta e sviluppa prodotti per il brand italiano. Molto competente ed appassionato al suo lavoro, ama vivere direttamente a stretto contatto di campioni e meccanici per poter raccogliere feedback e nuove idee. Oggi abbiamo il piacere di conoscerlo e scoprire da vicino il suo lavoro.

Che studi hai fatto per intraprendere questa carriera?
Ho conseguito una laurea in ingegneria meccanica, indirizzo progettuale. La mia tesi di laurea è relativa allo sviluppo di un software per la simulazione della cinematica di sospensioni di auto ad alte prestazioni; proprio l’elaborazione della tesi mi ha avvicinato al mondo del racing.

Come mai ti sei appassionato proprio alla meccanica? Ed in particolare applicata alla biciclette?
Penso che un buon ingegnere debba possedere solide basi teoriche abbinate alla capacità di gestire concretamente il prodotto; attraverso la progettazione meccanica riesco a coniugare la fase creativa d’ideazione del prodotto con quella pratica di realizzazione, assemblaggio e sviluppo del componente. La bici è una passione da moltissimi anni; poter congiungere il lavoro alla passione è il target di quasi tutti! Mi ritengo molto fortunato d’esserci riuscito.

Prima di lavorare per Formula hai lavorato in altre aziende?
Dopo varie estati in Decathlon (reparto bici ) ed un anno di insegnamento ad un istituto superiore, ho lavorato come progettista per la multinazionale TRW che produce componenti per veicoli commerciali ed industriali (in particolare sospensioni e piantoni sterzo); infine ho lavorato per Brembo, leader negli impianti frenanti ad alte prestazioni, nella business unit Racing divisione moto. In particolare quest’ultima esperienza è stata molto formativa per il mio futuro.

Di cosa ti occupi principalmente all’interno di questa azienda?
Mi occupo della fase progettuale di vari prodotti (impianti frenanti bici/moto, ruote ed altro…) nel suo complesso, interessandomi dalla gestione del fornitore (inteso anche come produzione interna del componente) fino al test sul campo della pre-produzione; validato il componente, entra nel regolare ciclo produttivo aziendale e viene gestito dai ragazzi della programmazione & logistica.

Da quanti anni segui le gare a fianco degli atleti? E cosa vuol dire lavorare in questo ambito?
Le prime gare alle quali ho partecipato per lavoro (nel senso di sviluppo prodotto) sono state per conto di Brembo, quindi MotoGP, SuperBike, MotoCross e Supermotard, a partire dall’anno 2000. Nel mondo delle bici, ho iniziato ad avvicinarmi ai campi gara per conto di Formula nel 2004, seguendo il progetto Honda G-Cross, con il quale Greg Minnaar è entrato definitivamente nel mito dei riders.

Nell’ambiente della World Cup ci si conosce tutti e c’è molto rispetto. E’ vero?
Piuttosto vero; la DH è un ambiente non particolarmente grande (anche se più esteso di un ambiente MotoGP!) e composto di gente molto appassionata; solo una piccolissima percentuale atleti/tecnici riescono a trarne reale guadagno, questo a maggior ragione genera solidarietà e grande disponibilità ad aiutarsi. 
Anche nella coppa del mondo, nonostante l’ovvia maggiore professionalità, c’è grande rispetto e collaborazione tra i vari staff. Una delle ragioni che personalmente mi fa adorare questo ambiente è proprio la simpatia e l’allegria che pervade l’intero paddock, zero snob.

Sappiamo che hai lavorato per il progetto Honda in Downhill, puoi parlarci di questo periodo?
Splendidi ricordi! Erano le mie prime gare DH, seguire dal vivo e parlare con gli atleti dei quali leggevo risultati ed interviste è stata una grande emozione! Quelle gare mi hanno insegnato la gestione dei tempi gara DH, molto diversi da quelli cui ero abituato, oltre alla criticità della logistica (ricambi necessari e spedizioni programmate). Ho avuto la fortuna di lavorare a stretto contatto con team di persone molto professionali, dal team manager a tutti i tecnici. Quel che più mi divertiva era constatare quante nazionalità erano racchiuse sotto la stessa tenda: il team manager australiano che vive in Spagna, massaggiatore australiano che vive in Normandia, capo meccanico sud africano che vive in Germania, un meccanico australiano, l’altro belga, tecnico Showa dal Giappone, io dall’ Italia… ed infine riders da ogni dove! Sud Africa Greg Minnaar, Francia Cyrille Kurtz, Finlandia Matti Lehikoinen, UK Brendan Fairclough, gli junior spagnolo e giapponese… fantastico!

Ti abbiamo visto spesso lavorare all’interno dello stand Specialized con Jack il meccanico di Loic Bruni. Puoi parlarcene?
Ho avuto il piacere e l’onore di lavorare con il team più professionale del mondiale; il team è fantastico, a partire da Laurent (team manager) fino a tutti gli atleti e tecnici, la cui professionalità è davvero da manuale. Proprio la serietà dei loro tecnici ci ha permesso di effettuare molto sviluppo durante la stagione: dopo il primo test in Liguria ad inizio Febbraio, abbiamo individuato le modifiche necessarie per soddisfare al meglio Loic; la grandissima flessibilità e capacità di Formula ha fatto il resto: dopo 2 settimane Loic aveva una pinza freno CNC totalmente nuova sulla bici, tubi speciali ed una leva CNC specificamente realizzata. Nel corso della stagione abbiamo introdotto i nuovi dischi freno (abbiamo realizzato 6 iterazioni prima di arrivare all’attuale) ed a metà stagione è arrivata anche la pinza quattro pistoni, progetto completamente nuovo che abbiamo promesso al team quando a febbraio è stato siglato l’accordo di collaborazione per la stagione 2017.
Le tempistiche durante la stagione sono estremamente strette, le trasferte sono continue e gli spazi per test privati praticamente non esistono: per questa ragione, lo sviluppo sui campi gara di un campionato mondiale è possibile solo se c’è grande professionalità ed intesa tra team e partner tecnico; direi che nel caso specifico, tutto ha funzionato al meglio; il più grande contributo è venuto da Formula, la cui volontà e passione nello sviluppare il prodotto è davvero encomiabile: per noi in Formula le gare rappresentano lo strumento migliore per portare al limite i nostri prodotti; senza raggiungere l’utilizzo estremo non è possibile capire come migliorarsi. Infine un grazie particolare a Jack, che con la sua professionalità, disponibilità e calma nelle situazioni più critiche, ci ha permesso di raggiungere risultati eccellenti in questa stagione.

Pioggia, caldo, vento, track walk! Nell’immaginario si pensa che un’ingegnere sia col camice bianco in laboratorio, invece nella realtà cosa succede?
Il camice bianco non è esattamente l’immagine dell’ingegnere Formula! La caratteristica principale delle persone nella nostra azienda è certamente la flessibilità ed un ingegnere non deve essere da meno: dopo giornate passate davanti al computer a progettare, riunioni per discutere dei progetti, ore di centri di lavoro e aggiustaggi al montaggio, pulsazioni stressanti e ripetitive in sala test, arriva il momento della verità, ovvero il test sul campo; non sono certo le condizioni meteo che possono fermare una macchina lavorativa così complessa ed onerosa come un’azienda che progetta e produce componentistica di alta gamma, quindi non importa che ci sia la neve come a Lourdes oppure 35°C come a Leogang, che si passi dalla pioggia incessante di Fort William al secco estremo di Lenzerheide, dai 2.000m di Andorra, all’oceano di Mt. Sainte Anne: si prova e poi si torna in azienda a raccontare com’è andata, cercando di essere pronti prima possibile con la nuova miglioria. E da capo.

Che caratteristiche deve avere un freno o una forcella per essere vincente sui campi gara?
Affidabile, prima di tutto; le occasioni per mettere appunto la bici sono pochissime, le discese sono molto impegnative ed i tempi di prova sempre stretti; perdere anche una sola discesa per problemi tecnici è sempre un grande danno.
Performante ovviamente: potente e lineare un freno, efficiente e veloce da tarare una forcella (senza dover smontare o sostituire componenti per trovare il feeling adeguato). Il peso è ovviamente parte integrante della performance, in particolare sulle DH moderne che raggiungono valori di leggerezza impressionanti. Deve essere bello! Siamo tutti riders: nessuno vuole sulla propria bici un componente di qualità ed efficiente ma orrendo…

Ci vuole più conoscenza o più passione per questo lavoro?
Che bella domanda! Ritengo che serva un perfetto mix di entrambe: non puoi sopportare questo lavoro senza amare moltissimo il mondo delle bici, ma non duri a lungo in questo ambiente se non hai la conoscenza che ti permette di far la differenza ed essere apprezzato.

Cosa pensi del Made in Italy? E’ un valore aggiunto per un prodotto?
Il Made in Italy è un concetto purtroppo molto storpiato al giorno d’oggi: sono troppi quelli che millantano e ne abusano come puro strumento di propaganda, senza alcun riscontro oggettivo nella qualità e nella sostanza del prodotto. Per noi in Formula il Made in Italy è sintomo di attenzione al minimo dettaglio, di produzioni limitate e speciali, di flessibilità nelle consegne e di rapidità di intervento sul prodotto.

Come nasce un nuovo prodotto e come avviene il processo produttivo all’interno di Formula?
Un nuovo prodotto in Formula solitamente nasce dai feedback che raccogliamo nel mercato; cerchiamo di essere il più vicini possibile alle esigenze dei produttori di bici/moto ed alle esigenze di ogni categoria di riders, dai professionisti agli amatori.
Qualsiasi persona in Formula abbia percepito l’esigenza di creare un prodotto, semplicemente si confronta con la direzione Formula e con alcune persone di riferimento nell’azienda, dopodiché si decide insieme se vale veramente l’investimento; ovviamente l’ultima parola è della direzione Formula, che peraltro è molto sensibile al mercato e tiene in seria considerazione ogni opinione che arrivi dai più stretti collaboratori. Può capitare che sia la direzione stessa ad indicare la volontà di immettere sul mercato un nuovo prodotto, senza che giunga una particolare richiesta dall’esterno (esempio calzante è la divisione sospensioni, creata nel 2008 per volontà della direzione senza che alcun cliente abbia espressamente manifestato richieste in merito). In quel caso, alla visione della direzione fanno seguito meeting di definizione prodotto e strategia di mercato. In ogni caso, il processo parte dalla definizione dei target di progetto attraverso riunioni insieme, si richiede al progettista di elaborare una proposta, ci si riunisce per valutarla, commentandola e criticandola il più possibile, il progettista ritorna ad elaborare la proposta e si ripete quest’ultima iterazione fino al raggiungimento di un risultato ritenuto globalmente soddisfacente. Solo allora si procedere alla campionatura (pochi prototipi CNC), poi al test in laboratorio (test a fatica statica e dinamica, prove al banco per valutare la performance, l’affidabilità e la sicurezza), dopodiché, ovviamente solo nel caso di superamento di tutti i test di laboratorio, si effettuano le prime uscite in bici (solo personale interno Formula). Nel migliore dei casi, a questo punto saremmo giunti al momento del test con atleti, altrimenti si ritorna al progettista, iterando il processo fino all’ottenimento di tutte le approvazioni. Dopo un sufficiente periodo di test con gli atleti (generalmente un’intera stagione di gare di coppa del mondo), si procede alla messa in produzione, con la realizzazione di stampi ed attrezzature per lavorazione in serie.

Quanto ci vuole per portare un prodotto da idea a prodotto finito disponibile sul mercato?
È un valore difficile da quantificare: come spiegato sopra, il processo che porta alla nascita di un nuovo prodotto è piuttosto articolato e passa attraverso diversi livelli di approvazione; un buon progetto da un punto di vista tecnico può essere bloccato per problemi di costi o di fattibilità, causando grande dilazione temporale.
In linea di massima, potrei indicare in 15-18 mesi il tempo che intercorre tra la discussione dell’idea in Formula al momento in cui il cliente può acquistare il prodotto.

Quale è la cosa che ti gratifica di più in un nuovo prodotto? Ogni idea che prende forma è come un figlio?
Certamente è molto gratificante girare ed imbattersi in persone che usano prodotti Formula: significa che tutta la catena ha lavorato bene, dall’idea al prototipo, del test alla produzione, dagli acquisti alle vendite; è meraviglioso vedere come una struttura così complessa alla fine abbia prodotto il risultato desiderato, ossia avere persone che usano il nostro prodotto e si divertono. Non direi che ogni idea è come un figlio: ogni progetto è ben riuscito se tutte le persone coinvolte nel progetto stesso apportano il loro migliore contributo; un progettista senza un’azienda che valorizzi il prodotto non produrrebbe alcun buon risultato; vedo il prodotto più come un blocco di marmo attorno sul quale a turno ognuno di noi deve scolpire per arrivare a creare una magnifica scultura: se anche solo uno di noi lavora male, lascerà una indelebile traccia negativa sull’opera, ma se tutti contribuiamo al nostro meglio, alla fine potremo ammirare una splendida opera d’arte.

Il freno Cura da te progettato e sviluppato è andato subito a podio vincendo numerosi titoli. Come hai vissuto questo progetto?
È innegabilmente una grande soddisfazione avere un prodotto così nuovo e già estremamente vincente! In questo caso siamo stati tutti dei piccoli Michelangelo.

Quale è stata la tua soddisfazione personale più grande ottenuta in questi anni di sviluppo e ricerca?
Sicuramente deve ancora arrivare! Non che me ne siano mancante, anzi… ma sono certo che saremo capaci di produrne di migliori in futuro.

Sei anche tu un ciclista? Testi personalmente i prodotti da te disegnati?
Assolutamente si! Adoro il mondo delle bici ma soprattutto andare in bici! E chi non vorrebbe testare un proprio progetto?
Subito dopo aver superato i test di sicurezza, usciamo in bici per provare i prodotti; il primo a testare il prodotto è sempre Marco, il nostro responsabile del testing: la sua esperienza e sensibilità sono ogni volta molto utili per migliorare i nostri prodotti. Generalmente dopo il suo test, allarghiamo la possibilità di provare il prodotto ad altri collaboratori Formula, in quella fase provo anch’io. Il mio livello non è certamente elevato, ma è piuttosto indicativo come utilizzo da utente medio.
Chiaramente il tutto è legato anche alla tipologia di prodotto: ad esempio, nel caso della forcella DH sviluppata quest’anno, ovviamente ho provato la bici ma non sono in grado di fornire indicazioni critiche come quelle avute dai ragazzi di Argentina Bike! Sono stati un grandissimo aiuto allo sviluppo, abbiamo girato il mondo insieme ed abbiamo portato i nostri prodotti nei posti più diversi raccogliendo tantissime informazioni importanti! Ci tengo molto a ringraziare Roberto Vernassa, Claudio Conte, Loris Revelli, Francesco Colombo, Carlo Caire, Andrea Bianciotto e Gianluca Vernassa per il loro grande contributo e per i bei momenti trascorsi insieme.

Hai altre passioni oltre alla bicicletta?
Mi piace la montagna a 360°: passeggiare, arrampicare, sciare, sci-alpinismo più di tutto. Correre mi rilassa molto.
Sono abbastanza portato per il tiro a segno.

Analizzando lo stato attuale del mercato, quale sarà secondo te il futuro del nostro mondo a due ruote?
Mi sento molto Mago Otelma ahah. Per rispondere dobbiamo allargare la visione oltre al nostro “ristretto” mercato bici: quel che è già successo nel mondo automotive e moto è sintomatico dell’inevitabile corso al quale il nostro mondo andrà incontro, anzi verso cui è già chiaramente indirizzato; la sopravvivenza nel mondo delle bici passa attraverso l’accorpamento di brand all’interno di pochi giganti gruppi. Se acquisti una Volkswagen Polo invece di che una Skoda Fabia è solo perché sei legato ad un brand, per tradizione o per cultura, per influenza o per qualsiasi ragione, ma di fatto appartengono allo stesso identico gruppo e condividono più dell’70% dei componenti… è stata l’unica opzione sia per Volkswagen che per Skoda di sopravvivere e rimanere competitivi nel mercato. Nelle bici i brands sono numericamente troppi; ad oggi tutto funziona perché si tratta di un prodotto ancora relativamente nuovo con sensibile sbocco di mercato, ma negli ultimi tre anni si è assistito ad una stabilizzazione dell’assorbimento numerico di bici nel mondo, generando la corsa all’accorpamento all’interno dei grandi gruppi d’investimento. La forza del mercato bici sta nella sua grande capacità di plasmarsi ed adattarsi ai tempi moderni con processo di metamorfosi estremamente più veloce di molti altri prodotti (ex. Auto e moto), facendo nascere la MTB dalla bici strada, differenziando categorie di bici fuoristrada a tal punto da renderle totalmente immiscibili, attirando nuovi adepti introducendo l’e-bike; nessun mezzo di trasporto come la bici ha apportato così tanti cambiamenti nel corso di soli 30 anni. Altra freccia a favore del mercato bici è la crescente coscienza ecologia abbinata all’evidente esigenza di risolvere i problemi di mobilità urbana, sia in termini di inquinamento che di traffico; il futuro saranno città costellate di bici, bike sharing e piste ciclabili dovunque, con grande sbocco per il nostro mercato. Non trascurabile è il contributo al benessere ed alla salute, indiscutibilmente apportato dall’utilizzo della bici, aspetto non indifferente considerato che il l’età media si sta alzando sensibilmente. Volendo guardare ancora un po’ oltre, gli analisti ipotizzano il 2050 come il turning point di smarcamento dagli idrocarburi; personalmente la ritengo una data verosimile, quindi sono ancora moltissimi gli anni di trend positivo per ogni sistema di mobilità eco-sostenibile, bicicletta in primis. Un futuro verde, roseo per il mercato bici direi.

Formula sta creando nuovi prodotti per gli appassionati, ci sono delle novità in arrivo di cui ci puoi anticipare qualcosa?
Quest’anno ci siamo dedicati al gravity, investendo molto nell’Enduro e soprattutto nei prodotti DH; per ultimare la collezione dobbiamo dedicarci agli ammortizzatori. Forse il prossimo anno ci vedrà impegnati anche per nuovi prodotti XC.

Il 2018 ti vedrà impegnato ancora sui campi gara a seguire direttamente gli atleti?
Dipende da molti fattori, al momento non saprei risponderti, o meglio non so confermarti in che misura sarò presente sui campi gara, se in modo estremamente assiduo come quest’anno o più saltuario e mirato… entro fine anno definiremo il piano per il 2018. Di sicuro a qualche gara ci vediamo!

Chi vorresti salutare?
Grazie Welovetoride.it per l’intervista e per tutto il grande contributo che date al movimento!

Ringraziamo Giancarlo per la sua disponibilità! E’ sempre un piacere conoscere persone come lui che rendono unico questo ambiente. Cheers!

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