“Da noi la bicicletta è vista come una cosa da sfigati, la usa chi non ha la macchina.”

Francesco “Frenkie” Petrucci

Ci sono persone che danno sempre il 101% in quello che fanno, mettendo il cuore e la passione sempre davanti a tutto. Francesco Petrucci è uno di queste, sempre sorridente e disponibile con tutti, ma soprattutto lo spettacolo non manca mai quando sale in sella. Abbiamo voluto seguire da vicino questo ragazzo di Terni che ne ha macinata di strada in furgone per seguire la sua passione e correre in downhill. Buona lettura!

In molti ti conoscono per quello che fai e come lo fai. Se dovessi presentarti con qualcuno che non ti conosce, cosa diresti?
Ciao, sono Francesco, ho 25 anni e vado ancora in bici.

Come ti sei avvicinato alla Mtb? E perché hai scelto proprio il downhill?
Da quello che mi ricordo e che comunque ho scritto nei referti del pronto soccorso, la bici mi è sempre piaciuta.

Quale è stata la prima gara a cui hai partecipato? Vuoi raccontarci come è andata?
Ho vinto al debutto! A una gara di Cross Country, a tredici anni. Ho fatto un’entrataccia al primo per la vittoria, è successo un casino.

C’è un atleta più grande di te che ti ha ispirato quando hai iniziato?
Prima era più difficile seguire le corse, non c’era il giro d’informazione che c’è adesso, non conoscevo praticamente nessuno, era difficile anche organizzarsi, trovare le persone per girare, vedevi qualche video ma poco altro. Mi ricordo che ad un certo punto ho comprato qualche giornale, Alan Beggin faceva da matti!

Adesso cosa vuole dire per te parola Downhill?
E’ ancora la cosa che mi piace fare di più.

Come definiresti il tuo stile di guida?
Mmmmhh… tipo Cowboy? Hahaha

Come ti concentri prima di una gara? Hai qualche gesto ricorrente?
Ho un po’ di riti pagani che mi fanno sentire sicuro, ma queste cose se le nomini poi non vanno più bene.

Conosci bene il mondo della mtb, cosa servirebbe per renderlo ancora migliore? E cosa non ti piace?
Non credo che cambierei molto del mondo della bici. So che ci sono zone più avanti di altre per infrastrutture e mentalità nei confronti della bici, da noi la bicicletta è vista come una cosa da sfigati, la usa chi non ha la macchina.

C’è un tracciato che ti esalta sempre?
Mi piacciono tanti “tratti” di piste, un pezzo di una in cui magari ho fatto una gara, uno di un’altra in cui mi sono allenato, la pista perfetta uno se la fa sempre un po’ nella testa secondo me. Mi piace molto una pista a Chatel, in Francia, si chiama Gueps. Credo che sia la mia preferita di quelle reali. L’inizio è tutto artificiale tipo cross, poi cambia pendenza ed entra nel bosco.

Partecipi anche a gare di Enduro oltre a quelle di Downhill?
Non per il momento, ho provato ma ancora non mi piace.

Per arrivare ai tuoi livelli non basta solo andare in bici. Come ti prepari ed alleni?
L’anno scorso ho avuto un infortunio al polso che mi ha tirato un po’ nel pallone con l’allenamento fino ad adesso. Ho fatto quello che potevo in palestra un po’ alla volta e sono andato in bici soltanto nel periodo delle gare. Voglio provare a cambiare qualcosa ora che sono tornato a posto.

C’è qualche bel tracciato vicino a casa tua, oppure dei spostarti continuamente per allenarti?
Da casa mia ho dovuto girare sempre tanto per andare in bici e per assurdo andando avanti con il tempo è diventato sempre più complicato andare in bici vicino casa. Umbria, Lazio, Marche ed Abruzzo li puoi riassumere in due posti in cui puoi girare con una bici da discesa, poi se vai più lontano ci sono la Doganaccia e l’Abetone ma a quel punto fare tre ore e mezzo o farne cinque cambia poco.

Quest’anno hai centrato la qualifica in Coppa proprio in Val di Sole davanti al tuo pubblico. Come è andata?
E sempre più bello correre in val di sole perché c’è un clima incredibile, la pista è al limite, da fuori si vede bene questa cosa e c’è sempre più gente che viene a fare il tifo. Io lì ho sempre fatto fatica a mettere insieme tutte le cose ma ho provato a tenere le mie linee tutto il weekend e alla fine è uscita fuori una buona gara. Vorrei ripartire da lì l’anno prossimo.

Si è appena conclusa la tua stagione di gare, puoi fare un bilancio di come è andata?
Con i legamenti del polso l’infortunio è stato lunghissimo, sono stato senza bici per più di sette mesi e fino all’ultimo non sapevo se ce l’avrei fatta per l’inizio della stagione o comunque non sapevo come avrei potuto guidare, perché non avevo tanta forza e non avevo mai usato la bici fino a due settimane prima di Lourdes. Poi invece ho ripreso subito bene e sono riuscito a fare tutte le gare che avevo nel calendario quindi è stata sicuramente una stagione positiva. Ho finito secondo al Campionato Italiano a Bormio per poco, ho finito terzo al Gravitalia con qualche cavolata qua in là, ho qualche rammarico per l’Europeo a Sestola e la catena a Leogang ma voglio prendere tutto per guadagnato questa volta.

Cosa serve per essere competitivi in campo internazionale?
Serve esperienza in quel tipo di gare perché le piste sono più difficili, gli spazi di tempo per provare sono cortissimi e trovare: ritmo, linee, gomme e altezze giuste in meno tempo è complicato.

Cosa ti piace fare quando non vai in bike? Hai qualche altra passione oltre alla mtb?
Mi piace guidare in generale, qualsiasi cosa. Sono stato un asso del drift per un periodo, ma ho avuto un po’ di problemi e ho lasciato da parte quella passione per un po’. Mi piacerebbe usare la moto da cross più spesso ma non sono ancora riuscito. Sono andato con la minimoto invece qualche volta quest’anno.

La tua famiglia ti supporta in questa tua passione?
Mio Papà odia le bici e mia Mamma non mi parla. No dai scherzo, mi hanno aiutato tutti a casa in un modo o nell’altro, sono stato sicuramente fortunato.

E’ difficile riuscire a coprire una stagione tra trasferte, gare, ricambi?
Dipende da quanto sei andato forte e di conseguenza come ti sei accordato stagione dopo stagione principalmente, ma non è uno sport in cui si naviga nell’oro.

Cosa vuol dire la frase “Non c’hai coraggio? Puoi spiegarci meglio?
Hahaha eh dai è un modo di dire. Da piccoli se non avevi coraggio non eri degno di vivere quasi, era tutto più cavalleresco. Pur di non farselo dire due volte c’è gente che si è buttata, qualcuno ha sparato. Da un po’ ho fatto fare gli adesivi, li do ai ragazzi a cui insegno ai corsi. Cioè non a tutti, solo ai vincitori della sfida. C’è tutto un rituale, una cosa cavalleresca.

Quali sono i programmi per la stagione 2018?
Non ho ancora preso accordi ma mi piacerebbe partecipare a tutte le tappe di Coppa del Mondo la prossima stagione, per avere più possibilità di fare esperienza e contemporaneamente più possibilità di fare bene. Per ora sto guardando un po’ a quello.

Poco tempo fa una triste scomparsa ha colpito la Downhill nazionale. Il tuo amico Gigi ci ha lasciato prematuramente. Vuoi ricordarlo?
Ogni volta che lo vedevi, sapevi che c’era qualcosa di grosso. O da ridere o da fare. Non ho scritto niente, perché boh. Non so come ci si comporta in queste situazioni, potrei dire tantissime cose, ma tanto lui non può più sentirle e a quel punto dirlo a gli altri non mi veniva. Anche al funerale con gli altri miei amici è stato brutto vedersi perché sapevi com’è che ti vedevi li. Non lo so, è stata una gran botta. Mi piace pensare che sono stato tanto fortunato per il tempo che abbiamo passato, invece di quello che non possiamo più. Questa è l’unica cosa che non mi fa essere triste quando ci penso.


Photo Courtesy Gravitalia.it

Chi vuoi ringraziare o salutare?
Vorrei ringraziare il mio Team, tutti gli sponsor che mi hanno supportato durante questa stagione, la mia famiglia, Marco Baglioni, Marco Ricci ed il Cileno e mandare un saluto a tutti i miei amici ed ai lettori di Welovetoride.it.

Grazie a te Frenkie per il tempo dedicato! Vorremmo inoltre ringraziare i ragazzi di We.Mind per il prezioso contributo video che stanno dando a Welovetoride.it. Cheers!

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