“Oggi chi afferma che la dh italiana è in crisi o non è a conoscenza della realtà dei fatti oppure lo fa in malafede per chissà quali interessi.

Romano Favoino

In che stato si trova la Downhill Italiana? In molti se lo chiedono, in molti danno la propria opinione. L’abbiamo chiesto a Romano Favoino, patron del Circuito Italiano Gravitalia, a pochi giorni dall’inizio di questo campionato tanto atteso dagli appassionati della specialità.

Come è nato il Circuito Nazionale Gravitalia è perché?
Nel 2010 insieme a Bruno Zanchi e Roberto Vernassa ci siamo interrogati su come si poteva far fare un salto di qualità alla dh italiana, visto che da un lato si stava svuotando a favore dell’enduro in costante crescita in quegli anni e dall’altro si avvertiva la mancanza di una vera regia per la nostra disciplina. Inoltre c’erano alcuni giovani emergenti per i quali si rendeva necessario creare un ambiente favorevole e al contempo professionale. In quegli anni per una qualsiasi località bastava fare richiesta di una gara nazionale per essere inseriti automaticamente nel calendario di Coppa Italia, senza  valutarne il percorso, le date richieste, l’effettiva capacità organizzativa, ecc. Da parte nostra invece c’era l’intenzione di replicare a livello nazionale l’esperienza acquisita in ambito internazionale, curando tutti gli aspetti del week end di gara: tracciati, cronometraggio, logistica, comunicazione, un calendario armonico con gare distanziate per poter dare spazio ai calendari regionali/interregionali, all’attività internazionale, ecc. Ancor prima di tutti questi punti poi veniva la sicurezza, visto l’innalzarsi del livello generale e la conseguente necessità di prevenire qualsiasi tipo d’incidente. Dobbiamo ringraziare in tal senso la Federazione Ciclistica Italiana che ci ha appoggiato in questo progetto fin dall’inizio. Inoltre siamo stati fortunati a trovare dei validi collaboratori, che prima di essere dei professionisti condividono la stessa passione per il gravity. In questo modo abbiamo dato vita a questa splendida avventura.


Bruno Zanchi, Romano Favoino – Gravitalia Rd#4 Pila (Ao) 2016 – Photo Courtesy Gravitalia.it

Una cosa che molti si chiedono. Quale è il reale stato del downhill italiano?
La downhill italiana è cresciuta in quantità e qualità. Ha un appeal più forte che mai sui giovani e non a caso le categorie agonistiche sono in costante crescita, con nuovi talenti emergenti. A livello Federale c’è attenzione alla nostra disciplina; sotto la guida del C.T. Roberto Vernassa sono arrivati risultati importanti, con vittorie di circuito nella IXS European Cup e – ciliegina sulla torta – la maglia iridata di Alessia Missiaggia tra le junior al Campionato Mondiale in Val di Sole. Inoltre è aumentato il numero di gare; di fianco al Circuito Nazionale Gravitalia sono cresciuti vari circuiti Regionali e Interregionali e oggi possiamo contare su gare in tutto il territorio, ben organizzate e con un buon livello. Di recente sono stato a Rotondi, in provincia d’Avellino, per la prima gara del Circuito Gravity Challenge: chi l’avrebbe detto solo qualche anno fa che in Campania si sarebbe arrivati ad organizzare ben quattro gare in un anno? Oggi chi afferma che la dh italiana è in crisi o non è a conoscenza della realtà dei fatti oppure lo fa in malafede per chissà quali interessi. I numeri sono lì a dimostrarlo.


Loris Revelli – Gravitalia Rd#4 Pila (Ao) 2016 – Photo Courtesy Gravitalia.it

La Downhill italiana si sta vestendo sempre più di rosa. Come vedi questa crescita?
Benissimo ovviamente! E’ bello vedere come anche le quote rosa siano in crescita e con risultati sempre più importanti in ambito internazionale. Oltre alla maglia iridata di Alessia non dimentichiamo che Veronika Widmann, Eleonora Farina e Alia Marcellini sono entrate nella top 10 di Coppa del Mondo e in un paio d’occasioni hanno anche sfiorato il podio.  Per non parlare poi della maglia iridata dell’inossidabile Giovanna Bonazzi oltre che le varie medaglie raccolte ai mondiali master.


Gravitalia Rd#1 Spiazzi di Gromo (Bg) 2016 – Photo Courtesy Gravitalia.it

Cosa manca da noi rispetto ad altri paesi dove il livello è più elevato?
E’ tutta questione di mentalità e credo che siamo sulla strada giusta. Rispetto solo a pochi anni fa vedo un approccio più professionale da parte dei nostri top rider. Si allenano duramente e non si spaventano del confronto in ambito internazionale. Passano lunghi periodi lontani da casa eppure tra una gara e l’altra trovano ancora il tempo di divertirsi con la propria bici. Come Gravitalia quest’anno abbiamo ridato vita al trade team UCI Gravitalia Squadra Corse, per dare l’opportunità a tre atleti del calibro di Francesco Petrucci, Federico Monzoni e Luca Vinante di poter correre in Coppa del Mondo nelle migliori condizioni possibili.


Francesco Petrucci, Romano Favoino – Gravitalia Rd#3 Bormio (So) 2016 – Photo Courtesy Gravitalia.it

Esiste una sorta di rivalità tra Downhill ed Enduro?
Dal mio punto di vista non c’è nessuna rivalità, piuttosto è interessante il dato statistico, che vede la suddivisione degli atleti per categoria in misura inversamente proporzionale. I più giovani sembrano preferire la downhill, quindi al massimo – se si vuole fare una battuta – si potrebbe parlare di scontro generazionale. Scherzi a parte, mi fa piacere vedere piloti che stimo e che hanno scritto pagine importanti della downhill nazionale e mondiale trovare nuovi stimoli nell’enduro piuttosto che smettere di correre.


Davide Tonolo

Tra poco partirà il Circuito Gravitalia 2017. Vuoi parlarci delle località scelte?
Più che volentieri! Si riparte ad Aprile da una località storica per la downhill italiana, Pian del Poggio, su un percorso divertente e vario, preparato magistralmente dalla crew locale, ottimo per una prima gara di stagione. Si prosegue poi a Maggio sul tracciato fast & furious di Frabosa Soprana, a cui i local stanno apportando alcuni cambiamenti con delle nuove sezioni tecniche. A Giugno ci si sposta a Pila per una pista che non necessita di presentazioni e che nel 2016 ci ha fatto vivere un week end degno di una Coppa del Mondo. A inizio settembre si ritorna dopo qualche anno a Sestriere grazie all’impegno di Cesare Peretti, che è riuscito a riportare la grande downhill nazionale sulle montagne olimpiche. Gran finale al Monte Amiata, una località di cui ho sempre sentito parlare bene per qualità dei tracciati e l’ospitalità, spero che sia l’occasione per molti atleti del centro e del sud di confrontarsi con l’elite nazionale.


Gravitalia Rd#4 Pila (Ao) 2016 – Photo Courtesy Gravitalia.it

Ci sono progetti futuri importanti che riguardano questo settore?
L’attenzione sempre più marcata nei confronti della mountainbike da parte degli ski resort ci dà grandi possibilità di crescita a tutti i livelli, visto che siamo i diretti interlocutori. Oggi bisogna togliersi di dosso l’etichetta di sport estremo e pensare al gravity sempre più come sport di massa, come versione estiva dello sci alpino. Questo porta a una crescita dei numeri e quindi dell’economia legata al settore. Più appassionati ci sono e più è probabile che possano crescere dei campioni, è un dato statistico. Non ultimo tutti i ragazzi che oggi fanno grossi sacrifici per poter affrontare una stagione agonistica, domani potrebbero avere uno sbocco professionale facendo ciò che più gli piace; non è poca cosa visto l’andamento dell’economia italiana odierna.


Gravitalia Rd#2 Frabosa Soprana (Cn) 2016 – Photo Courtesy Gravitalia.it

Quali sono le difficoltà maggiori nell’organizzazione di un circuito così importante?
Attualmente la difficoltà principale è trovare il tempo necessario per fare tutto a regola d’arte, tempo che forzatamente si sottrae alla propria professione e agli affetti. Fortunatamente come circuito siamo cresciuti negli anni e oggi sono le località a cercarci in quanto vedono in Gravitalia non solo un evento che porta a livello locale un evento importante ed economia ad esso legata, ma anche un’ottima vetrina per far conoscere a livello nazionale le proprie infrastrutture dedicate alla mtb. Questo ci consente di concentrarci maggiormente sugli aspetti organizzativi e quindi di poter fare ogni anno un passettino in avanti, per migliorare ulteriormente l’organizzazione e per rendere il Circuito ancor più stimolante per gli atleti.


Gravitalia Rd#1 Spiazzi di Gromo (Bg) 2016

Quale è il più bel ricordo di questi anni tra i campi gara?
Ho tantissimi ricordi indelebili in mente, ma quello forse più emozionante è stato l’abbraccio della nostra grande famiglia a Walter Belli, quand’è venuto a trovarci al Campionato Italiano 2016. Personalmente poi ho raccolto tante soddisfazioni con il team negli anni di Coppa e credo che nel nostro piccolo abbiamo lasciato un segno nella dh mondiale, tant’è che anche di recente sono usciti video di Playbiker degli anni 2009 o giù di lì, quando riuscivamo a girare il mondo e a fare risultati in Coppa con budget ridicoli rispetto ad altri team.


Walter Belli – Campionato Italiano Dh  – Abetone (Pt) 2016

Molto spesso il Downhill italiano è sottoposto a critiche. Come mai?
Probabilmente non si conosce il lavoro che c’è dietro e che ha consentito alla downhill italiana di arrivare dov’è oggi. E’ troppo facile nascondersi dietro una tastiera e sentenziare, ma come ho già detto i numeri indicano una crescita esponenziale nell’ultimo quinquennio e questo non è avvenuto per caso. Mi rammarica solo il fatto che tanti magazine sembrino dare più spazio al Trofeo della Sagra della Salsiccia anziché a uno sport che tutto sommato fa numeri importanti, superiori a discipline incensate; basti pensare agli oltre 380 iscritti che si sono presentati nonostante la neve al cancelletto di partenza di Spiazzi di Gromo lo scorso anno. Forse non si vendono tante bici da dh quante quelle con forcella monopiastra, ma ciò non significa che non ci sia interesse nei confronti della dh da parte del grande pubblico, basti leggere i dati di ascolto della Coppa del Mondo su RedBull.tv piuttosto che del mondiale su Rai Sport 2.


Alessia Missiaggia – Mondiale UCI Downhill – Val di Sole (Tn) 2016

Come si può aumentare la diffusione di questo sport in Italia?
Come dice sempre Fabien Barel “la dh è la Formula 1 della mountainbike”, quindi probabilmente non potrà mai fare i numeri di uno sport di massa sotto il profilo agonistico. Però possiamo fare un parallelo con la versione invernale della downhill, dove un grande movimento di appassionati dello sci ha saputo far emergere un numero importante di campioni. Per cui ben vengano i bike park dove chiunque può provare l’ebrezza del gravity magari sotto la guida di un maestro e cerchiamo di far crescere ulteriormente il numero di gare regionali, in maniera tale che chi ha voglia di provare a confrontarsi con un cronometro possa farlo senza doversi sobbarcare lunghe trasferte.

Vuoi lasciare un messaggio o saluto a chi sta leggendo?
Ringrazio tutti per la pazienza nell’essere arrivati fino in fondo a questa lunga intervista. Ringrazio inoltre chiunque abbia contribuito alla crescita di Gravitalia. Ai più giovani dico di non smettere mai di inseguire i propri sogni e di impegnarsi al massimo per realizzarli, ai più maturi invece di continuare a divertirsi con la propria bici e di non mollare mai… Ci vediamo a Pian del Poggio!


Ernesto Pedroni – Gravitalia Rd#5 Santo Stefano D’Aveto (Ge) 2016

A questo punto, vi invitiamo ad andare almeno a una gara del Circuito Nazionale Gravitalia, così potrete vedere di persona il reale stato del Downhill italiano e passare una domenica di grande spettacolo. Per informazioni sul programma e restare aggiornati potete sempre visitare il sito ufficiale Gravitalia.it!

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