“La nostra filosofia è basata sul lavoro, allenarsi con serietà e con metodo, non aver paura dei risultati negativi e confrontarsi sempre con atleti di alto profilo.”

Argentina Bike

L’ultimo articolo di questo 2016 così ricco di emozioni, gare ed eventi lo dedichiamo ad un grande team italiano. Una squadra che ha sempre difeso i nostri colori in Coppa del Mondo, alzando passo dopo passo il livello per cercare di competere con i migliori. Stiamo parlando di Argentina Bike, una grande realtà italiana. Abbiamo scambiato alcune domande con il TM Roberto Vernassa. Buona lettura!

Come è nato il Team Argentina Bike e da dove prende spunto il suo nome?
L’Asd Argentina bike è nata nel 2000, la sua origine è legata ad un gruppo di amici che ha iniziato a pulire dei sentieri e ad organizzare un servizio navetta, probabilmente i primi in Italia, in un paesino di nome Molini di Triora in Valle Argentina, a pochi km da Sanremo, da qui il nome della società. Il team agonistico è invece nato due o tre anni dopo. In quei tempi organizzavo la Dh di Sanremo e accompagnavo i gruppi che venivano a girare da noi, tra di loro molti ragazzi francesi che correvano in Dh o in maxi avalanche e proprio loro mi hanno fatto conoscere ed apprezzare l’ambiente delle gare. Un giorno sono venuti a girare un gruppo di ragazzini di Sanremo, alcuni di loro hanno subito evidenziato delle capacità tecniche interessanti e mi hanno fatto decidere di creare un Team dedicato esclusivamente ai giovani, un paio di aziende di amici mi hanno aiutato e ho iniziato a portare sei ragazzi del settore giovanile alle gare nazionali. Era credo il 2002 o il 2003.

C’è una parola che può rappresentarvi al meglio? E perché?
Professionalità. Penso che il nostro sia un team serio, perché diamo più importanza ai fatti che alle parole, tra noi non parliamo lo slang biker e non ci atteggiamo per sentirci fighi, siamo noi stessi, corriamo con serietà, cercando di non tralasciare niente, forse qualche volta non siamo visti di buon occhio da quelli che pensano che la Dh sia puro divertimento e basta, ma questa è la nostra filosofia, crediamo in quello che facciamo e cerchiamo di farlo al meglio, diamo più valore alle classifiche che alle foto o alle feste, poi ovviamente anche quelle ci stanno e ben vengano ma siamo convinti che per raggiunger certi obbiettivi qualcosa va di tanto in tanto messo da parte.

Quale è la vostra filosofia di team?
Il fatto che San Romolo sia diventato un posto regolarmente utilizzato dai Team internazionali per allenamenti e test materiali, l’amicizia e il tempo passato insieme ad atleti di assoluto valore sportivo e l’opportunità di vedere da vicino come lavoravano, e quale serietà c’era dietro ai risultati di prestigio, mi ha permesso di farmi un’idea di come gestire il Team. La nostra filosofia è basata sul lavoro, allenarsi con serietà e con metodo, non aver paura dei risultati negativi e confrontarsi sempre con atleti di alto profilo, umiltà nell’approccio alle gare senza deprimersi se i risultati non arrivano ma anche senza esaltarsi nel momento in cui si vince, lavorare sugli aspetti seri per essere competitivi e lasciare i fronzoli ai momenti di relax e divertimento. La Dh è uno sport meraviglioso, praticarlo, per un giovane, è puro divertimento ma se si vuole competere ad alti livelli bisogna anche concentrarsi su tutti gli aspetti che ti permettono di essere veloce, se non sei disposto a fare sacrifici o se pensi che basti divertirsi non sei un atleta per l’Argentina Bike.

Cosa significa essere una squadra?
La dh è uno sport individuale, non si vince mettendo insieme una squadra che sia equilibrata dove un atleta compensa le mancanze di un altro, ma anche in dh è importante far parte di una squadra, affiatata e con la stessa mentalità. Potersi allenare insieme, imparare i gesti tecnici di un compagno, confrontare le proprie linee con gli altri, cercare di tenere il ritmo dei più veloci, tutte cose che sono un continuo stimolo a migliorarsi. Durante le gare è poi bello poter dividere con dei compagni i lunghi viaggi, ore e ore di furgone o di aereo, aiutarsi nell’approccio alla gara discutendo la linea migliore durante il track walk o durante la visione dei video alla sera, e discutere ancora, una volta finita la gara, su quello che è successo cercando di trarre spunto da tutti su come poter far meglio la volta successiva.

Da anni siete impegnati anche sulla World Cup. Che approccio bisogna avere con competizioni di queso livello?
Si per noi l’obbiettivo è sempre stato riuscire a far qualcosa in World Cup. Non è sicuramente un obbiettivo facile perché il livello è altissimo e spesso si ritorna a casa con le orecchie basse, fortunatamente sempre meno, ma siamo tutti convinti che è l’unico risultato che conta realmente. Certo vincere una gara di Gravitalia o un Campionato Italiano sono momenti speciali, emozionanti, che ti mettono gioia e ti danno carica per le gare successive, perché ovviamente vincere è bello, ma se poi quando ti confronti a livello internazionale non riesci neanche ad avvicinarti alla qualifica di un World Cup o a una buona posizione nelle gare europee penso che ti debba venire il dubbio sulla tua preparazione. L’approccio ad una gara di Coppa del Mondo non è facile, subentrano molti fattori sia tecnici che emotivi. Le gare sono spesso più difficili e soprattutto il limite a cui devi competere è molto più alto, pochissimi secondi possono fare grandi differenze di classifica, alcuni tratti sono spesso molto impegnativi e sapere che li devi affrontare al massimo delle tue capacità ti può creare una tensione nervosa che pregiudica anche il resto della prestazione. In questo caso è importante far parte di una squadra, di una squadra affiatata che ti da fiducia e la tranquillità, e poi è importante l’esperienza, correre in Coppa è una cosa diversa, provi poco e il tracciato molto spesso cambia continuamente, quindi devi saperti adattare e le tue capacità tecniche sono determinanti per trovare al più presto il giusto feeling con il nuovo percorso. Non è vero che tornare da una gara di Coppa senza qualificarsi non sia servito a niente, al contrario se sai dove leggere puoi trovare dove lavorare ma certo è importante avere la forza e l’umiltà di accettare la cosa e continuare a crederci.

Ogni anno macinate migliaia di chilometri per raggiungere i campi gara. Quale è stata la trasferta più impegnativa della stagione 2016?
Per la prima volta dopo tanti anni non sono andato in Canada, penso che quella sia sempre una trasferta difficile perché viaggiare in aereo è scomodo, costoso ed organizzare il tutto è sempre impegnativo, o hai un portafogli bello spesso o molte volte devi centellinare cosa portare, pesare più volte il cartone per mettere o togliere qualche ricambio e poi una volta sul posto organizzarsi per portar tutto su una macchina, questa volta Francesco Colombo e Loris Revelli sono andati da soli e penso che sia stata abbastanza dura, ma è anche vero che questo tipo di trasferta si vive sempre con uno spirito più goliardico e quindi alla fine accetti tutto. La trasferta più difficile in Europa è stata invece senz’altro quella di ritorno da Fort William. Erano già 15 gg che eravamo in giro perché avevamo corso a Willingen e poi in Scozia, siamo partiti di primo mattino il lunedì per viaggiare con calma e fermarci ogni qualvolta ne avremmo avuto voglia, la destinazione era Leogang per la 4° gara di Coppa del Mondo, arrivo previsto martedì sera. Peccato che poco prima di New Castle, intorno all’una del pomeriggio, è scoppiata una gomma posteriore del furgone, fortunatamente il mezzo non ha perso il controllo e dopo poche centinaia di metri abbiamo trovato un posto per uscire dall’autostrada e fermarci in una piazzola. Furgone carico come non mai, in mezzo alla campagna inglese, riesco a telefonare a un meccanico che viene a vedere il danno. Ci fa notare che il battistrada ha tranciato il tubo dei freni e che non è in grado di aiutarci. Chiamo allora l’assicurazione per il servizio assistenza che dopo un paio d’ore fa arrivare un carro attrezzi che però è troppo piccolo, ne chiamano allora uno più grande, circa un’altra ora… insomma arriviamo in officina che sono le 7 di sera. Ci dicono che hanno già prenotato un albergo e allertato l’officina WW di New Castle e che domani in giornata dovremmo essere di nuovo in viaggio. Peccato che portano il furgone in officina il pomeriggio e così tra constatare il danno e ordinare i pezzi un’altra giornata va a ramengo. Scarichiamo il furgone nel piazzale del con cessionario WW e sistemiamo le bici per recuperare tempo, cerchiamo un albergo e facciamo due passi in centro città. La mattina di mercoledì serve per riparare il furgone, finalmente verso le due del pomeriggio ci rimettiamo in viaggio, giovedì mattina ci sono le iscrizioni e pomeriggio la pista a piedi, dobbiamo fare 1731 km più il traghetto Dover/Calais, circa 24 ore. Viaggiamo giorno e notte senza sosta, alla guida io e Francesco dall’1 alle 6, arriviamo in tarda mattinata a Leogang. Facciamo le iscrizioni e montiamo lo stand. Penso proprio che questo sia stato il viaggio più duro della stagione.

Quanto difficile è per un team del vostro livello trovare sponsor e partner per svolgere l’anno di gare al meglio?
Vai a toccare note dolenti. Fortunatamente il lavoro svolto in tutti questi anni ci ha dato una certa credibilità e la stima di molte aziende, siamo in realtà un team piccolo visto che ci confrontiamo spesso con Team Factory, ma la serietà del team e dei ragazzi e le loro prestazioni ci ha permesso di non avere grossi problemi a trovare sponsor tecnici che ci supportano con il materiale e l’assistenza, il grande problema è trovare i soldi per affrontare le spese. Fortunatamente quest’anno abbiamo avuto anche un supporto economico da qualche sponsor ma ancora insufficiente per coprire le spese.
Quindi direi che è molto difficile.

Se doveste dare un consiglio a qualche piccolo team che vuole crescere cosa consigliereste?
Come prima dicevo è uno sport dove è difficile trovare un supporto adeguato e quindi non facile da praticare perché molto costoso. E’ quindi importante avere degli obiettivi concreti con le proprie possibilità, economiche e di tempo a disposizione. Se parliamo poi di Team dedicati ai giovani ho sempre affermato che per farli crescere bisogna che vadano a correre anche all’estero, soprattutto quelli che hanno già dimostrato delle capacità nelle gare regionali e nazionali, però ovviamente questo tipo di programma è impegnativo. Sinceramente penso che la cosa più importante sia dare un supporto logistico ai ragazzi, una buona assistenza sulle gare, una presenza costante alle gare, un’organizzazione che permetta ai ragazzi di allenarsi e di crescere insieme, non credo che dare una bici gratis a un ragazzo sia utile se poi è abbandonato a se stesso, se poi quando è sulle gare non sa dove andare a sbattere la testa per tutte le difficoltà che inevitabilmente si vengono a creare, in queste condizioni sarà molto difficile che progredisca, che si diverta e che faccia dei risultati.
Se la volontà è quella di far migliorare un atleta bisogna prima di tutto dedicargli del tempo e concentrare gli sforzi soprattutto su quest’aspetto.

Come è andata la stagione 2016? Avete chiuso l’ultima gara con uno splendido podio a Santo Stefano D’aveto.
Certo che la vittoria di Santo Stefano D’Aveto è stata una bella emozione, come dicevo prima è bello vincere ed avere tre atleti nelle prime tre posizioni è ancora più bello, però questo risultato ci gratifica perché è supportato da bellissime prestazioni internazionali, Loris all’estero ha raccolto più che in Italia, ha due secondi posti in European Cup, Les 2 Alpes e Leogang, con un magnifico 5° posto in classifica generale, Francesco sempre più concreto ha chiuso in 9° posizione della generale, le qualifiche in CdM non sono più un ostacolo e possono essere compromesse solo da qualche caduta o inconveniente meccanico, lo stesso Loris è stato nei 30 in CdM, Gianluca e Carlo sono stati meno incisivi degli anni precedenti ma entrambi hanno i loro motivi e in ogni caso a livello nazionale si sono fatti valere, ed infine che dire di Andrea che ha dimostrato il suo valore con un buon 12° a Fort William e il 7° ad Andorra, ma soprattutto con un sorprendente 7° ai mondiali, con una caduta, dopo averci fatto sognare in qualifica. Ecco, forse se devo dire il risultato che più mi ha stupito e che ritengo veramente di altissimo valore è stata la qualifica dei mondiali di Andrea, più ci penso e più mi dico, cavolo ci siamo andati veramente vicini, dopo Loris nel 2015 sarebbe stato grandioso. Questo risultato insieme ai 2 secondi posti di Loris in European Cup sono stati secondo me le migliori prestazioni sportive del Team e della dh italiana maschile.

Photo Courtesy – Gravitalia.it

Quali sono i programmi per la prossima stagione?
Per le gare saranno sempre gli stessi, Coppa del Mondo in primis, Campionati Italiani, Gravitalia e IXS European Cup, peccato che ci sia qualche concomitanza ma le date sono quelle e di gare ce ne sono tante, non si può sempre trovare il giusto compromesso che accontenti tutti. Invece ci aspetterà un programma invernale moto impegnativo, cambieremo alcuni componenti di grande importanza e dovremmo lavorare seriamente se vogliamo arrivare in perfette condizioni alle gare di aprile.

Avete inserito Andrea Bianciotto nell’ormai collaudato gruppo di atleti. Ci sono altri ragazzi in arrivo?
Cinque atleti sono già tanti, forse troppi, non perché non si stia bene insieme, anzi, al contrario, è magnifico e mi piacerebbe poterne aver di più, ma diventa molto difficile dare il giusto supporto a tutti e permettergli di affrontare le gare nelle migliori condizioni possibili.


Andrea Bianciotto – UCI World Cup Leogang

Alla fine di tutto però cosa vuol dire Downhill?
Per me vuol dire una grande passione che mi permette di vivere in un contesto che amo con dei ragazzi splendidi, per i ragazzi vuol dire una grande passione dove devono investire tanto della loro vita, per allenarsi in bici, in palestra, per correre, per viaggiare, per stare spesso molto tempo lontano dagli amici che frequenti quando sei a casa, non è sempre così scontato che sia facile girare tutta l’estate senza ritornare a casa per lunghi periodi, vi garantisco che ci vuole determinazione.
Poi dal punto di vista sportivo vuol dire talento, concentrazione, capacità tecniche, sensibilità, velocità, destrezza, coraggio, curve, salti, allenamento, duro lavoro e… divertimento, si certo il divertimento è indispensabile, ma solo il ragazzo che troverà divertimento in tutti gli aspetti che completano un atleta, anche in tutte quelle cose più dure e noiose può puntare a grandi risultati.

Chi volete salutare e ringraziare?
Salutare tutti quelli che stanno leggendo, ringraziare tutti quelli che ci stimano e che ci hanno aiutato, anche negli anni precedenti, e che ci hanno permesso di arrivare ad un 2017 pieno di aspettative.



Carlo Caire – Gianluca Vernassa – Francesco Colombo – Loris Revelli

Tutto il materiale pubblicato è di proprietà del sito Welovetoride.it. Se ti è piaciuto questo articolo, puoi supportare il nostro lavoro. Come? Inviaci un’email a ride@welovetoride.it siamo in cerca di sponsors per creare nuovi contenuti. Cheers!