“Era proprio una persona speciale lo Smith a quanto pare e tutte le persone intorno a lui pure…”

Giovanni Boschetti

Cosa rende grande il movimento della Mtb? Sicuramente non i dettagli tecnici di qualche prodotto. Siamo fortemente convinti che il cuore e la passione di ogni atleta, amatore, meccanico o semplice utente siano il vero tesoro che ha dato forma ed alimenta questo mondo. Oggi non facciamo un semplice “copia/incolla”, ma soprattutto impariamo una grande lezione dal giovane amico Giovanni Boschetti. Anche se per molti questo nome non dice nulla, lui è un esempio per tutti noi. Fermatevi un attimo e leggete le sue parole, perché il suo amore per le ruote grasse e per i suoi Campioni, lo hanno portato fino in Canada. Scopriamo dove precisamente e perché.

Giovanni Boschetti - Goes To Canada
Photo Courtesy Giovanni Boschetti

“Questa volta si parla di una storia ahimè triste ma che come dimostrava il protagonista bisogna prendere con il sorriso.
Storia di quando da lassù scelgono ancora una volta le persone sbagliate, in questo caso un 26enne campione del mondo di downhill, mentre si allenava con la moto nella sua città natale: Nanaimo, British Columbia. Mentre ancora una volta stava provando a spingere se stesso nuovamente sul tetto del mondo dopo qualche annetto di astinenza, sembrava proprio ci stesse riuscendo oltretutto.
Io da grande fan, vuoi perchè sorrideva sempre, vuoi perchè era canadese, vuoi perchè guidava la mia bici preferita, vuoi perchè la sua storia mi ha sempre incuriosito; quella mattina che mi sono svegliato e ho visto il messaggio di un mio amico con l’articolo della sua morte veramente non ci volevo credere. Cioè.. Perchè? dov’è il senso di una cosa del genere? Perchè a 26 anni? Cioè io ne ho 21 e mi viene freddo a pensare ad una cosa del genere.

Giovanni Boschetti - Goes To Canada
Photo Courtesy Giovanni Boschetti

Ho avuto la fortuna di “incontrare il mio idolo” lo scorso anno in Val Di Sole nella finale di coppa del mondo e quando andai a chiedere l’autografo mi chiese come mai avessi la cover del cellulare proprio del Canada. Risposi che speravo un giorno di riuscire a fare un esperienza in quel paese per una serie di motivi che OVVIAMENTE includevano la bicicletta. La sua risposta fu “gran bel sogno, ci si vede in Canada per una birra allora!”.
Un paio di cose mi sono saltate in mente quella stupida mattina quando ho sbloccato il telefono e ho letto l’articolo: 1) adesso in Canada ci vado costi quel che costi e 2) vado a trovarlo in quello che dovrebbe essere il suo cimitero per dimostrare a lui e sopratutto a me stesso che ce l’avevo fatta.
Scrissi decine di mail per capire dove il “chainsaw” riposasse e improvvisamente un giorno ebbi una risposta proprio dalla madre che diceva “niente cimitero per Stevie, o per meglio dire è Mt. Prevost, il suo posto preferito in tutto il mondo”.. Stesso monte dove si allenava ogni santo giorno con il team e stesso monte del celebre segmento di Seasons.
In questi mesi il mondo delle bici “dalle grandi sospensioni” si è fermato per questa storia e pure da noi in Italia (sembrerà strano ma pratichiamo pure da noi questo sport e ospitiamo pure i mondiali pensa te) si sono iniziate a vedere foto sue ovunque e tutti con gli adesivi sulla bici… Forse non era simpatico solo a me ma ovviamente a mezzo mondo.

Steve Smith

Qualche settimana fa ho trovato un evento su Facebook che cadeva il giorno del compleanno di Stevie proprio lì vicino a Cassidy dove era nato e cresciuto. Ok è il momento di andare a trovarlo, anche se completamente da solo.
Finisco di lavorare, prendo una macchina a noleggio e parto di fretta e furia per prendere il ferry che ti porta da Vancouver a Nanaimo.
Ahimè arrivo nel luogo della festa troppo tardi (gli orari canadesi non li capirò mai) e sembra tutto finito ma provo ad entrare lo stesso.
Proprio in questo istante succede la magia… Uno dei momenti che ha dato inizio al giorno e mezzo più assurdo della mia vita. La mamma del canadese baffuto mi riconosce e inizia a chiamare persone dicendo “Giovanni è arrivato” e in 0.2 secondi mi sono trovato circondato da amici di famiglia, parenti, chi lo ha avvicinato alla bici e pure la dolce metà di Stevie che mi abbracciano e si presentano LORO A ME, perchè ero quel ragazzo di 21 anni dall’altra parte del globo da solo e con l’autografo di Stevie intatto in quella cover del cellulare. (ho la pelle d’oca mentre sto scrivendo).
Due signori mi fanno cenno di avvicinarmi e si presentano: il primo che ha fatto iniziare Stevie ad andare in bici e l’altro che ha costruito i primi sentieri proprio su quel monte, proprio per allenarsi. Spiego loro che il giorno seguente sarei andato a girare a Prevost e mi chiedono se volevo andare con loro che così si poteva fare shuttle, mi offrono una birra e mi danno una fetta di torta di compleanno grande come una gamba.

Steve Smith

Il giorno seguente mi sono veramente sentito dentro ad uno quei video Red Bull: posto della madonna, disperso nel niente assoluto (e quando dico niente qui vuol dire che ci sono gli orsi non so se mi spiego), a caricare le bici su quei pick up grandi come l’appartamento mio e con relativo portabici esterno (boh) e pure due labrador che avrebbero corso con noi. Condizioni meteo e dei sentieri quasi impraticabili visto l’acqua che scende da mesi ma non mi interessava: ero in un sogno.
Mente si risaliva (strada sterrata e sassosa ma sù ai 70 come niente fosse) chiesi di raccontarmi come facevano a conoscersi con il baffo. La frase più bella è stata “ricordo quando lui aveva tipo 14 anni e lo portai su un sentiero che progettai.. io letteralmente volavo su quel sentiero ed ero pure mezzo sponsorizzato da un negozio, ma al terzo giro era già lì ad aspettarmi in fondo… ho capito che l’allievo supera il maestro ma poi quel ragazzetto diventò campione del mondo”.

Steve Smith

Mi hanno raccontato molte storie riguardo a lui e sì, era proprio un grande pure senza casco integrale, come sembra a tutti noi.
Voleva a tutti i costi creare un bike park nel suo paese con una società che aiutasse chi non poteva permetterselo, ad avvicinarsi al mondo della bmx/mtb.. Proprio perchè lui era costretto a litigare quotidianamente con il manager della caffetteria dove lavorava part time per andare a girare e poi a filmare.. “sai a 17 anni avere un elicottero che ti aspetta per fare delle riprese sopra a Prevost, non è da tutti e i droni non esistevano”.
Questo bike park il prossimo anno sarà pronto e questa società no profit (tranquilli che vanno tutti a lavorare come noi durante il giorno credetemi) proverà ad espandersi perchè come mi dissero loro “basta cappellini da baseball.. vogliamo che questi sport capaci di cambiare la mente umana siano agibili a tutti, magari in tutto il mondo. Lo volevamo noi prima che Stevie diventasse quello che è, e lo voleva lui”.. Lì per lì ho pensato pure a noi in Italia: mica male sarebbe se tutti avessero la fortuna che ho avuto io a trovare quella pista da bmx vicino casa 2 settimane dopo aver tolto le rotelle alla mia bici.

Steve Smith

Io voglio provare a lanciare un piccolo appello, perchè ho attraversato il mondo con quella bandiera nella valigia, perchè siamo Italiani e anche se sulla carta dovremmo essere a livello del Congo visto i problemi che abbiamo, non ci abbatterà mai nessuno e se ci impegniamo credetemi che il resto del mondo ha solo che da imparare, me ne sto accorgendo ogni giorno.

Questo è il link della Stevie Smith Foundation dove si possono fare donazioni, mettete pure la vostra di firma su questo progetto!

Io il mio piccolo contributo l’ho dato anche se non volevano accettare i soldi visto quelli che avevo già speso per andare lì. Inutile dire che su quel park ci doveva essere anche il mio di contributo vista la causa e i soldi glieli avrei fatti mangiare se necessario.
Era proprio una persona speciale lo Smith a quanto pare e tutte le persone intorno a lui pure… Mi hanno veramente fatto sentire a casa quando invece ero letteralmente disperso nel globo.
Spero che questo post faccia un pò il giro di tutte le bacheche e che tutti per una volta si comprino magari una birretta di meno ma che provino a far cambiare faccia a sto mondo monotono. Tutti noi facciamo una fatica inumana e spendiamo una follia di soldi solo per quei 5 minuti di paura e delirio dettati dalla passione e dall’adrenalina, non sarebbe bello se almeno per le generazioni future fosse tutto più semplice?”

Giovanni Boschetti

#longlivechainsaw

Steve Smith

Grazie a Giovanni per questa storia così semplice ma allo stesso tempo così grande e forte. Ora però non ci resta che contribuire al sogno di Steve perché si concretizzi come lui avrebbe voluto.

Se volete potete contattare Giovanni direttamente attraverso la sua pagina Facebook personale. Oppure inviandogli un’email all’indirizzo giovanni.boschetti@hotmail.it

E non dimenticate di seguire la pagina ufficiale di Steve Smith per essere aggiornati sugli sviluppi di questo grande progetto.

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