“Se uno ha le possibilità e le doti comunque deve uscire dall’Italia ed andare a girare dove si allenano i top.”

Enrico Dal Fitto

Oggi parliamo di un’amico che ha lasciato il segno nel mondo del Downhill Italiano. Un personaggio unico che ha fatto parlare molto di se, ma che sa condividere e trasmettere la passione per le due ruote a chi lo circonda. Stiamo parlando di Enrico Dal Fitto che ormai si divide tra il suo lavoro all’aria aperta e la bicicletta, senza più cronometri o manche di gara, ma solo per puro divertimento.

Enrico Dal Fitto ITW

Come ti sei avvicinato alla Mtb e perché?
Mi sono avvicinato alla mtb quando avevo quattordici anni. Ho sempre avuto passione per la bicicletta fin da piccolo, ogni mezzo era buono per fare qualche salto, per divertirsi con curve e derapate. Poi quando sono arrivate le prime mountain bike ero affascinato dai rapporti, da questa novità. Il poter cambiare in salita ti faceva sembrare di non fare fatica e poi in discesa potevi mettere il rapporto lungo e ti sembrava di volare.

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Quale è stata la tua prima gara di Downhill e come erano le prime gare?
La mia prima gara di Downhill è stata l’Adrenalina a Riva del Garda nel ’92. Ho iniziato per caso grazie al mio amico Tonino Maestrello con il quale avevamo iniziato ad usare la Mtb. Tramite una rivista abbiamo visto l’esistenza di queste gare e la cosa ci ha subito affascinato. Lui aveva già la patente ed mi ha accompagnato alla manifestazione; l’Adrenalina era allora la gara più prestigiosa in Italia, ma anche molto lunga e molto dura. Si correva con bici rigide su tracciati lunghi senza protezioni. Potremmo dire che le gare di un tempo si avvicinano a grandi linee alle gare di Enduro attuali.

La tua prima vittoria in carriera a quando risale?
La mia prima gara è stata la mia prima vittoria. Proprio l’Adrenalina, dove ho fatto primo di categoria e settimo assoluto. E’ stato davvero un bel debutto, mi sembra ieri!

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Chi è stato o chi sono stati i tuoi “rivali” di sempre?
Il mio rivale di sempre di categoria che mi ha tartassato di più è stato Bruno Zanchi. Poi il Sig. Alan Beggin, Corrado Herin e Gianluca Bonanomi. Sono stati i rivali con cui mi sono confrontato e che stimo e rispetto per quello che hanno fatto a questo sport in Italia.

Hai corso per il famoso Team Ancillotti, cosa ricordi di quel periodo?
E’ stato il mio periodo di massimo agonismo ed anche il periodo più bello di gare. Da Ancillotti ho trovato un mezzo molto competitivo. Poi ho trovato un grande Tomaso, un grande Alberto ed una grande amicizia oltre al lato professionale. Quei cinque anni che ho fatto con il Team Ancillotti mi hanno dato molto. Quando hai tutto a posto vai forte, cioè se stai bene vai forte. ci vogliono tante cose per andare forte, non serve solo essere forti di tuo.

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Hai partecipato anche alla Coppa del Mondo, come è stato la tua esperienza e come vedi adesso la World Cup?
Ho partecipato ad alcune gare di World Cup, le prime sono quelle che ho sentito di più perchè si correva al Nevegal. Una pista che ha dato molto a questo sport e secondo me una pista delle piste migliori di sempre assieme a Pila. La World Cup ai giorni nostri è cambiata moltissimo. Sono cambiate le piste, sono cambiate le bici, sono cambiati gli allenamenti. Però non so dire se eravamo più bravi noi oppure i ragazzi di adesso.

Le cose sono parecchio cambiate negli anni. Tu cosa consiglieresti ai giovani che vorrebbero ottenere risultati al giorno d’oggi?
Il Downhill è uno sport difficile perché per andare forte bisogna allenarsi. Adesso i giovani secondo me hanno una fortuna in più rispetto a noi, hanno molte più possibilità di allenarsi. Hanno i park, mentre noi non non ne avevamo e molto spesso ci si allenava alle gare perchè in settimana era impossibile. Il consiglio che posso dare ai ragazzi è di usare molto la bici da discesa, se uno ha le possibilità e le doti comunque deve uscire dall’Italia ed andare a girare dove si allenano i top. Se vuoi fare il salto devi correre con i più forti altrimenti non lo farai mai. Non limitarti a restare qui e confrontarti sempre con i soliti.

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C’è qualche giovane italiano, sia uomo che donna, che ti ha impressionato di più?
Purtroppo per impegni non riesco più a seguire le gare di persona. Però ho visto l’ultima gara di Gravitalia disputata a Fai della Paganella due stagioni fa e mi ha impressionato Johannes Von Klebelsberg. Un ottimo passo, superiore agli altri, ha tutte le carte in regola per fare bene anche in coppa.

Hai avuto un fans club che ti ha sempre seguito alle gare e nei dopo gara. Come mai?
I miei amici mi hanno sostenuto molto quando correvo in Italia. Alla fine di ogni gara ci si trovava per un brindisi che poi si trasformava in una festa. Ci siamo divertiti tanto, questo è sicuro ed io dopo aver fatto la mia gara ero sempre disponibile per stare in compagnia.

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Vuoi parlarci di quella serata con Steve Peat a Livigno?
Il ricordo di una grande serata! Io Steve Peat non lo conoscevo di persona, ci siamo trovati in una via di Livigno dopo il Mondiale del 2005 circa alle tre di notte. Eravamo ancora in giro a fare festa, ed abbiamo attaccato bottone, ovviamente lui parlava solo inglese ed io solo italiano o meglio dialetto veneto. Alla fine abbiamo continuato a fare casino fino a mattina per le vie del paese. Non mi ricordo cosa ci siamo detti, o meglio cosa abbiamo capito! Da quella serata ogni volta che lo incontro alle gare non perdiamo occasione per salutarci. Inoltre mi ha fatto molto piacere vederlo indossare la maglia del “Dal Fitto School” in più occasioni. Per me è il numero uno al mondo, per la sua bravura, per la sua simpatia e la sua semplicità. Un vero campione che oltre divertirsi sa dare il massimo quando serve.

Attualmente come ti alleni o come vivi la bicicletta?
In questi anni mi sto allenando forse di più di quando facevo le gare, mi sono appassionato tanto al pedalare. Esco parecchio in bici da strada, mi piace fare le lunghe distanze e le lunghe salite, questo durante l’estate. Durante l’inverno invece utilizzo la bici da Enduro per fare le classiche tre o quattro discese in compagnia. Sempre con la voglia di divertirmi e vivere la natura che ci circonda.

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Una volta gli atleti erano più liberi di concedersi qualche sgarro, adesso invece tutto è cambiato?
Non so se era la mentalità o potevamo concedersi qualche sgarro in più. Però adesso il livello è salito, se prima c’erano venti atleti che poevano vincere adesso sono molti di più. Quindi se fai una festa o ti lasci troppo andare non sei al top. Per essere un atleta devi fare l’atleta, quindi allenarsi, dormire e stare bene, questo è l’importante.

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Hai molta gente che ti stima ancora e ti segue, come mai secondo te?
Secondo me perché quando andavo forte non mi sono mai risparmiato, per il dopo gara e credo perché sono sempre stato sereno con tutti. Credo la simpatia di base mi abbia aiutato, non certo per i titoli, ma il fatto che mi piace trasmettere oppure aiutare le persone che mi chiedono qualche consiglio.

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Sei stato uno dei primi in Italia a credere nei corsi di guida per mtb. Cosa pensi di questo fenomeno che ormai sta spopolando?
Si grazie all’amico Nico Coccia siamo stati fra i primi a credere in questa cosa. Mi ricordo che durante un raduno mi ha invogliato a seguire dei ragazzi per una domenica. Da quel momento, vista la soddisfazione dei partecipanti, è partita la mia avventura con i corsi. Insegnare non è facile e bisogna sentirselo, speriamo che questi corsi in generale vengano regolamentati in qualche modo. C’è la necessità per gli utenti di avere una figura come il maestro di sci, cioè ogni park dovrebbe avere una scuola che dia almeno i fondamentali a chi vuole iniziare. In molti pensano di essere già capaci, ma tra scendere impostati bene sulla bici e scendere impostati male c’è tantissima differenza. Si sa che in discesa rotolano anche i sassi… ma meglio farlo con la tecnica giusta e la coscienza di ciò che si sta affrontando.

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Hai progetti futuri riguardante le due ruote?
Grossi progetti attualmente no, penso di continuare ad andare in bici a 360 gradi tra strada, enduro, downhill, niente gare e soprattutto continuare con i corsi che mi stanno danno parecchie soddisfazioni.

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Cosa fa Enrico Dal Fitto adesso?
Faccio il viticoltore per una bellissima cantina, un lavoro che mi piace molto, mi soddisfa. Posso ritagliarmi il tempo per andare in bicicletta potendomi gestire i lavori. Cosi esco tre o quattro volte in una settimana con la bici da strada. Inoltre posso vivere all’aria aperta, a contatto della natura.

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Cosa ti manca del mondo delle gare? E cosa non ti piace della mtb “moderna”?
Del mondo delle gare mi manca l’emozione del pre-gara, della preparazione. Sono emozioni forti che ti mancheranno per tutta la vita. Non mi piace tutta questa gente che se la tira un po’  troppo che ogni cosa che fanno la devono fare vedere al mondo intero. Sembra che molti facciano qualcosa solo per mostrarla, non per il gusto di farla per se stessi o per la pura passione. La mtb io la paragono a stare con la natura, a stare con se stessi in mezzo il silenzio. Ma se il futuro è mostrare tutto a tutti, allora rispetto questa evoluzione anche se non la condivido.

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Vuoi parlarci dell’Enduro, cosa pensi di questa disciplina e cosa si potrebbe migliorare?
L’Enduro è una bella disciplina, è la mtb a 360 gradi perché riesci a fare quasi tutto. Puoi pedalare, fare discesa, inoltre con le forcelle da 160/170 si possono fare quasi tutti i park. Non aumenterei ulteriormente le escursioni fino al 180, altrimenti abbiamo più una downhill che altro. Per me una buona 160mm permette di affrontare quasi tutti i sentieri mantenendo una buona pedalabilità. I format delle gare attuali mi piacciono, hanno raggiunto un ottimo livello organizzativo e si vede. L’unico neo forse è la copertura televisiva come nel downhill che in questo modo non permette una maggiore diffusione di questa disciplina agonistica.

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Hai qualche rimpianto della tua carriera?
Grossi rimpianti no, però direi che quando ero al top ed avessi lavorato più sul lato psicologico forse avrei raggiunto qualche obiettivo migliore. Per me la testa è il motore di tutto e se non riposi e ti non ti prepari puoi buttare via gare intere.

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C’è qualcosa di cui vai fiero e perché?
Sono fiero della mia voglia di contribuire al mondo della mtb. In questi anni ho avuto la fortuna di circondarmi di amici ed appassionati con cui mi diverto e posso anche trasmettere il mio sapere. Quando vedo che qualcuno riesce ad imparare qualcosa da me mi rende fiero. Quindi vado fiero dei corsi che riesco a fare ed i commenti positivi degli utenti mi gratificano non poco.

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Sei una persona che ama stare in mezzo la natura sia per lavoro che per passione. Come mai?
Credo che non ci sia una risposta. Penso che nasci con la passione di stare all’aria aperta, lo devi avere nel dna. Non potrei fare un lavoro dentro una stanza, dentro un ufficio, l’ho fatto ma non sono portato. Sono stato fortunato nel trovare un lavoro così vicino la natura. Vedo il cambiamento delle stagioni, lo seguo e lo aspetto. Anche con la bicicletta si cambia il modo di andare per boschi tra autunno, inverno, primavera ed estate. Credo che questo sia fantastico e non potrei farne a meno.

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Cosa vuole dire per te produrre un buon vino?
Produrre un buon vino vuol dire lavorare molto. Bisogna partire da un buon terreno, devi avere l’esposizione giusta al sole, il clima giusto e bisgna seguire le piante. Si parte dalla tarra fino alla cantina, un lungo cammino per produrre un prodotto di qualità. La vendemmia ed il stappare una bottiglia nuova danno soddisfazioni perche ti ricordano il lavoro svolto. Un impegno che inizia a febbraio e finisce a novembre.

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Se ti chiedessimo che vino potrebbe rappresentare il Downhill cosa ci consiglieresti?
Diciamo che il downhill è un grande sport e per questo ci vuole un gran vino. Io direi un buon Cabernet di un’annata speciale tipo il 2003, dove fa fatto caldo e piovuto poco. Quindi un bel Cabernet barricato del 2003 per me è il vino giusto.

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Chi vuoi salutare, ringraziare?
Penso che saluterei tutti, soprattutto chi mi ha aiutato ai tempi delle gare. In particolare posso ringraziare ancora tanto la Famiglia Ancillotti per tutto ciò che ha fatto nei miei confronti. Saluto anche tutti quelli che mi seguono ai corsi e continuano a stimarmi e darmi fiducia in ciò che faccio.

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