“Non è stato per niente facile, la scuola non mi ha aiutato tanto ed alcuni professori mi ripetevano che con la bici non avrei mai concluso niente.”

Alan Beggin

Due occhi azzurri, dello stesso color del cielo. Uno sguardo sincero ed un sorriso per tutti. Un marcato accento veneto, ma sempre disponibile ad una battuta. Un nome che non ha bisogno di presentazioni nel panorama mtb nazionale e non solo. Un grande atleta che ha segnato il passo tra due generazioni di downhillers. Ma dietro a questo campione, troviamo un ragazzo normale che si diverte ancora con la sua bike, che vive la sua quotidianità e le sue sfide personali. Abbiamo avuto il piacere di conoscere da vicino questa persona cresciuta in sella alla bici, con una lunga carriera fatta di alti e bassi, ma sempre a tutta. Ora lasciamo spazio ad Alan e la sua storia.

Sei molto conosciuto per le tue vittorie e traguardi raggiunti nella mtb. Se dovessi presentarti a chi non ti conosce cosa diresti?
Che mi chiamo Alan Beggin ed ho come grande passione la bici, in particolare la mtb downhill. Che per qualche anno questa disciplina è stato il mio lavoro che mi ha permesso di girare il mondo, conoscere molta gente, maturare come persona e avere grandi soddisfazioni.

Come sei entrato in questo mondo? Vuoi raccontarci dei tuoi primi passi o pedalate in bici?
Sono entrato nel mondo della bici grazie alla passione che aveva papà Gianni. Lui mi ha comprato la prima bmx e messo in sella ad una bici da strada a otto anni, poi però amava l’offroad avendo un passato da motocrossista e così la passione per le ruote grasse ha avuto il sopravvento.


Come hai fatto a conciliare studio, gare ed allenamenti in questi anni ai massimi livelli?
Non è stato per niente facile, la scuola non mi ha aiutato tanto ed alcuni professori mi ripetevano che con la bici non avrei mai concluso niente, forse è anche grazie a questa loro teoria che ho avuto la voglia e gli stimoli per allenarmi duramente; dovevo dimostrargli che non sarebbe stata così! Lo sport aiuta molto ad organizzarsi i tempi ed i modi quindi, anche se con un po’ di fatica, sono riuscito ad incastrare tutte le cose da fare.

Quale è stata la tua prima gara? E la tua prima vittoria a quando risale?
La mia prima vera gara è stata a sei anni, una manifestazione organizzata qui in paese, poi ad otto anni ho iniziato su strada e la specialità Gimcana mi piaceva parecchio ed ho vinto il campionato provinciale e regionale al primo anno.

Nella tua carriera ad oggi hai collezionato dodici maglie nazionali di categoria. Quale è la più importante fra tutte le vittorie e perché?
Pila 20 Luglio 2008. Quei 4’13”23 sono stati il riassunto di tanti anni di sacrifici. Una manche di gara che per me sarebbe stata l’ultima vera manche, una discesa corsa con la testa e con il cuore!

Ci sono due rider, uno passato ed uno presente, che ti hanno stupito più di tutti e perché?
Rider del passato: Nicolas Vouilloz semplicemente perché era metodico e non sbagliava l’obiettivo. Rider del presente: Sam Hill, linee impossibili e adrenalina pura.

Sei stato atleta, meccanico di team e meccanico specifico di freni. Tre figure, tre esperienze, tre momenti della tua vita. Come sono stati questi periodi, ti hanno insegnato tutti e tre qualcosa?
La vita da atleta è difficile perché comporta molti sacrifici, allenamenti duri, niente uscite nel weekend con amici, niente vita come i normali coetanei ventenni ma il tutto mi ha dato grandi soddisfazioni ed esperienze di vita. Fare il meccanico di un team UCI che fa World Cup invece significa non avere orari e lavorare praticamente sempre e tutto il giorno, ma ho imparato chicche e segreti del mestieri che solo in quell’ambiente puoi imparare. Fare il meccanico specifico di freni invece è molto diverso dalle prime due esperienze, ti specializzi su quel particolare e sui “dettagli” tecnici. Capisci che se lavori bene nello sviluppo di un prodotto poi la strada è più facile…

Dopo anni di gare e discese sempre al top, le sensazioni che provi sono sempre le stesse? Dove trovi gli stimoli per essere sempre al top?
La tensione prima della partenza, l’adrenalina in gara non cambiano anche dopo tanti anni. L’esperienza aiuta molto ma la voglia di divertirsi, di mettersi alla prova, di migliorarsi, di passare weekend in compagnia di amici giusti, di stampare il sorriso in faccia a qualcuno a cui tieni davvero sono i veri stimoli!

Cosa pensi o provi quando sei al cancelletto di partenza, pochi secondi prima di partire per la tua run di gara?
Non vedo l’ora che compaia il verde sul semaforo per farmi la mia discesa e divertirmi più che posso!

Hai uno stile unico e grande tecnica. Pensi che ciò ti abbia aiutato a sopperire la fisicità richiesta in certe piste?
Senza quella in molto piste sarei andato davvero piano. Il mio fisico minuto a volte non aiuta ma fortunatamente con tecnica e testa in molto piste mi sono “salvato”.

Hai visto tanti tracciati, quale è quello che ti è piaciuto di più? Come dovrebbe essere il tuo percorso ideale?
Val di sole, devi rischiare sempre ma devi calcolare bene tutto altrimenti non arrivi giù veloce e sano. Tecnico e veloce, da far scorrere e calcolare bene le lineee, con radici e sassi, se poi è ripido e bagnato ancora meglio!

Padre, rider, operaio, meccanico ed allenatore. Una figura importante con i suoi pregi e difetti. Chi è per te e cosa ti ha dato tuo padre Gianni?
Il motore di tutto, ha creduto in me e nelle nostre potenzialità! Ha fatto sacrifici enormi, soprattutto verso la fine, prima di lasciarmi per sempre. Sempre presente e sempre motivato, mi ha insegnato a non mollare mai, fino alla fine ed andare sempre a tutta! Meccanicamente il top, è stato l’unico meccanico di cui mi sono sempre fidato cecamente!

Sulla pista dove ti allenavi da piccolo, seguito da tuo padre, c’è un punto che più ti ricorda la sua figura. Come mai? Cosa ha fatto di tanto speciale in quel passaggio?
Mi aveva costruito una bici bi-ammortizzata con ruote da 20” e mi faceva scendere da una pietraia ma una roccia era troppo grande e toccavo con la corona. Allora lui con la mazza ha spaccato tutta la punta facendo una gola dove potessi entrare con le ruote senza cappottare. Ora passo ancora di lì, grazie alla Gt Fury 27.5, credo dieci o venti volte più veloce, ma ogni volta che passo sorrido e penso che credeva davvero tanto in me!

C’è una frase che tuo padre ti diceva spesso? Un consiglio, un qualcosa per spronarti?
Si prima di ogni manche, mi diceva sempre: “A tutta ahn!”

Il 2008 è stato un anno che ha segnato molto la tua vita. Hai deciso di prendere un periodo di pausa dopo quell’annata. Come sei cambiato da quel momento?
Non avevo più la mente libera e la concentrazione per affrontare le gare e gli stimoli erano venuti a mancare. L’unica soluzione per non far peggio o rischiare di farsi male era fermarsi e riorganizzare la vita.

Quando sei rientrato nel 2013 ti ha accolto il Team 360 Degrees che è più di una semplice squadra per te. Vuoi parlarci di questo team e del tuo rientro con loro come atleta?
Il Team 360Degrees è come una famiglia, ognuno mette del suo! Walter mi ha accolto a braccia aperte, ha creduto in me come atleta più di me stesso! Mi ha fornito una bici perfetta, un ambiente sereno e scherzoso ma allo stesso tempo siamo precisi e determinati, semplicemente super! La vittoria a Sestola al rientro poi, qualcosa di fantastico! Ma il team non è solo Walter, c’è Elisa, Diego, Stefano e tutti gli altri che lavorano dietro le quinte, sono tutte persone con un gran cuore!

In questo momento un caro amico e gran persona ha bisogno di supporto da parte di tutti. Vittorie, gioie, esperienze condivise e chilometri per raggiungere i campi gara assieme a Walter. Come è nato il vostro rapporto?
Ho conosciuto Walter ai mondiali di Vail (USA) nel 2001, da allora di esperienze e trasferte insieme ne abbiamo fatte davvero tante. Mondiali, ritiri, feste RedBull, il mese in Perù dai suoi parenti, le mangiate in agriturismo Cà del Fuoco, i giri in moto, potrei scrivere un libro… È come un fratello maggiore! Ora purtroppo ha iniziato un percorso difficile e lungo e non ci vediamo tanto ma ci sentiamo per telefono, organizziamo le trasferte, parliamo delle tarature della bici, della gara, di cosa fare per migliorare! Lui è carico come sempre ma tutti noi dobbiamo aiutarlo e motivarlo, lui è una macchina, non molla mai, sempre scherzoso ed un gran team owner!

C’è un valore a cui tieni di più? Quale e perché?
Il rispetto per le persone, soprattutto quelle a me care. So che quello che fanno lo fanno con amore e quindi nessuno può permettersi di mettere in discussione le loro azioni!

Alan persona, quale è la tua paura più grande?
Il mio carattere a volte troppo impulsivo, sono tendenzialmente calmo e tranquillo ma se tocchi il valore a cui tengo di più o dici fesserie senza motivo sulla mia persona stai pur tranquillo che non te le mando di certo a dire!

Secondo te c’è qualcosa o traguardo che manca dalla tua vita?
Nella mia carriera agonistica manca ancora una piccola grande soddisfazione, nella vita… bhe ho trenta anni e ancora tante cose e traguardi da raggiungere.

Come è Alan di tutti i giorni?
Si sveglia alle 6.30- 7 e va al lavoro, alla sera torna a casa, fa le cose normali di tutti i giorni e quando non ha altri impegni o cose particolari da fare esce a fare un giro in bici. È il miglior modo per rilassarsi.

Sappiamo che da un po’ di anni vicino a te c’è una persona conosciuta sui campi gara. Vuoi parlarcene?
Ho conosciuto Federica l’anno dopo il mio ritiro dall’attività agonistica, lei era in giuria alla gara intitolata a mio papà organizzata da Luca Colomba ed io ero lì in veste di apripista. Se sono tornato alle corse è anche merito suo, era la sua prima gara di Downhill ma aveva già sentito il mio nome dai suoi colleghi e le sarebbe piaciuto vedermi in gara! Ci ho messo 4 anni ma l’ho accontentata! Ora quando io sono in gara e lei è in giuria è come se passassimo il weekend in due luoghi diversi, io sto con il mio team e lei con i suoi colleghi. Ci incrociamo alla verifica licenze, al team manager meeting ed in giro x il paddok…

Sei soprannominato “postin”, postino in dialetto veneto, dai tuoi amici e fans più cari. Vuoi raccontarci come e perché? Hai qualche bel aneddoto?
I miei amici e fans veneti mi chiamano così, quando gareggiare era la mia professione durante i mesi invernali lavoravo alle poste come portalettere. Mi piaceva, imparavo a memoria vie, numeri civici, nomi e non volevo lasciare indietro neanche una lettera o cartolina così, con lo scooter andavo sempre a tutta! Un giorno il direttore mi disse: abbiamo qui il postino più veloce del triveneto anche se fa fuori un po’ troppi mezzi e da quel giorno i miei amici mi hanno battezzato “postin”!

Sei nel mondo delle due ruote da molto tempo, come si sono evolute le bike in questi anni?
Ricordo ancora quando mio papà iniziò a gareggiare, ora una bici come quella forse la trovi al supermercato. Allora le bici erano inguidabili, si crepavano, sospensioni quasi assenti, freni che facevi la tendinite a tirarli; adesso sono dei gioielli, carbonio, titanio, leggerezza, performance, durata, sono stati fatti passi da gigante in pochi anni.

1998-2008 dieci anni intensi e spettacolari, ma se senti la parola sacrificio cosa significa per te?
Sacrificio significa una parte della mia vita, una parte però davvero fondamentale per tutto, a cui ne sono grato.

Cosa fa la differenza tra un buon pilota ed un campione?
Il cervello è la dote naturale.

Molti downhillers si avvicinano alle gare di enduro con piazzamenti di tutto rispetto. Ti vedremo mai partecipare a questa tipologia di gare?
Mi piacerebbe provare, ma attualmente mi sembra che il format sia un po’ troppo impegnativo e le risorse da mettere in campo tante. Bisogna allenarsi un bel po’ per fare le gare dignitosamente. Se però le gare si facessero “alla ceca” andrei subito a provare.

Come vedi lo stato attuale del downhill, ci sono buoni segnali di ripresa e crescita secondo te?
Secondo me il downhill è messo bene, tanta gente partecipa alle gare e tanti giovani sono lì davanti! Tanti esordienti, allievi e junior, le basi sono buone!

Oltre alla bici ti piace andare anche in moto? Hai anche altre passioni?
Mi piacerebbe girare ancora con la moto da cross ma senza allenamento meglio evitare, mi limito a fare qualche piega per le strade dei colli con la mia Ducati.

Sappiamo che tua mamma è una buona cuoca. Sei una buona forchetta? Quale è il tuo piatto preferito?
Sono di bocca buona ma sono abituato bene, mamma ama far da mangiare e lo fa davvero bene. Fortunatamente fa sempre porzioni giuste! Bhe, un piatto di tagliatelle o pasticcio fatto in casa è il top!

Si ottiene solo ciò che si da? Credi che questa frase possa essere vera?
Credo possa essere vera, anche se ho capito che se sei accerchiato da gente giusta a volte ottieni anche di più di quello che dai.

Come ultima domanda vorremmo chiederti per te quale è la vera essenza del downhill?
L’adrenalina e la spettacolarità delle gare.

Ora lasciamo questo spazio a te, per un messaggio, un saluto a chi vuoi.
Ciao papà, grazie per tutto! Walter: never give up, a tutta sempre, sei il numero 1! A tutti gli altri, grazie di cuore per esserci!

Ringraziamo Alan per la sua disponibilità. Ora assieme a Stefano Mezzetta e Diego Belli stanno portando avanti con grande dedizione il progetto di Walter sui campi gara, il tutto sempre sotto la supervisione del boss. Tanto impegno e voglia di fare ma sempre con il sorriso. Ciò a dimostrare che non sono solo i trofei a fare grande una persona.

Un grazie speciale ai ragazzi di  Triride Mtb Mag per la concessione di questo articolo dal loro archivio.

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