“Non so alcune volte mi sembra che ragazzini, ma non solo giovani ormai, vivono troppo in quel mondo finto creato dai social network!”

Mario Milani

Sempre sorridente e disponibile con tutti. Mario è un esempio di come non bisogna mai prendersi troppo sul serio, divertirsi e vivere la bici in modo sano e positivo. Ci racconta attraverso le sue parole come è arrivato alla mtb, sogni e passioni.

Per chi non ti conosce vuoi spiegare brevemente chi sei e cosa fai?
Ciao mi chiamo Mario Milani, ho 21 anni e vivo in un piccolo paese che si chiama Valgreghentino in provincia di Lecco. Lavoro in una ferramenta a Lecco dal lunedì al venerdì per otto ore al giorno e dedico il resto del tempo libero ad andare in bici, possibilmente con gli amici.

Come ti sei avvicinato alle due ruote? Come sono stati gli inizi?
Vado in bici da sempre e vivendo in un paese con tanti boschi intorno prima o poi ci sarei dovuto finire con la bici a farci un giro. Ho fatto la conoscenza del downhill a Livigno nell’estate del 2009 se non ricordo male. Ma prima già giravo con la BMX in giro per il paese o in un piccolo pistino sempre qua vicino a casa, ci vado anche adesso e si chiama “Valgredirt”.

Hai un background da bmx rider, questa disciplina ti ha aiutato a crescere tecnicamente? Perché?
Senz’altro ! insegna ad essere puliti nella guida e a muoversi come uno vuole sulla bici, soprattutto nei salti. Ricordo che alle prime gare che ho fatto con Giovanni Pozzoni vedevamo tutti gli altri passare sopra a sassi ecc. ecc. noi invece cercavamo di schivarli per prendere meno botte, forse anche dato dal fatto che avevamo bici da free-ride leggero direi, forcelle mono piastra ecc. oppure come si dice, bici da enduro?

Hai conquistato molti titoli e vittorie fino ad oggi, quale è la più importante?
Si più che altro nelle categorie “giovani” diciamo. L’unico titolo Elite che ho ed è quello che ricordo di più è quello nel 4X a Rossana nel 2010. Ricordo che allora ero un pischello primo anno junior e mi son ritrovato in finale con i fratelli Zampieri ( due veri e propri armadi ) e Gamby ( Carlo ) e ho pensato una cosa del genere: “ma cosa ci faccio qua con questi? Mi asfaltano come minimo! ” pero’ avevano appena rifatto la pro line e sapevo che sui salti andavo bene. Ed è andata bene.

Credi che il mondo della bmx e mtb siano molto vicini? Oggi come non mai?
Non saprei. Ritengo che per un discesista sia molto importante girare con la BMX o sui salti anche con una bici da 4X. Ma viceversa per un bmxer non è importante girare in DH per migliorarsi in bmx. Penso che la BMX sia una disciplina “pura” e senz’altro a noi fa bene attingerne il più conoscenze possibile.

Sei entrato a fare parte del Team Ancillotti da qualche anno, vuoi parlarci di questa squadra storica nel panorama italiano?
Senz’altro è stata una delle mie fortune più grandi. Senza l’aiuto di Tomaso e Alberto non sarei dove sono adesso. Loro hanno una forte passione e grande capacità in quello che fanno, non si basano sui “fogli delle istruzioni” loro inventano, fanno, disfano e rifanno cercando sempre la soluzione migliore. Un pomeriggio che tornavo da Morzine son passato da casa di Tomy e c’era anche Alberto, avevo un problema sulla forcella ci sono stati sopra penso 5 ore a aprire e richiudere la forcella, cambia questo, rimonta, prova così, no smonta, rimonta ecc. ecc. alla fine funzionava molto bene

Ancillotti FRY e DHY due gioielli made in Italy. Cosa puoi dirci di questi mezzi?
Dico che vanno un gran bene, provare per credere! La DHY è una bici per downhill puro, nel senso proprio di downhill come gara, non freeride. La FRY è invece una DHY in miniatura resa pedalabile in salita, in discesa hai in mano una DHY praticamente, molto divertente quando vai a farti il classico giro in Mountain Bike con gli amici, pedali in salita e in discesa ti diverti al 110%.

Quale è la trasferta che in questi anni di gare ricordi più volentieri?
Non direi una sola trasferta. Ricordo più volentieri il periodo del 20112012 in cui venivo alle gare con i miei amici Davide Dolfin e Francesco Locatelli, avevamo comprato un vecchio Ducato nero, messo i letti e il sound e andavamo ovunque con quel mezzo, gare incluse.

Durante il periodo pre-stagionale come ti prepari alle gare?
Negli ultimi anni sono stato solito abbandonare un po’ la bici da dh soprattutto in autunno, vado con la FRY e in BMX, poi proprio per fare qualcosa di diverso vado un po’ in piscina e ahimè anche in palestra. Poi verso gennaio/febbraio riprendo anche la bici da DH.

Assieme ai tuoi amici gestisci un bellissimo trail comunale vicino a casa. Come è nato questo progetto e come lo gestite?
E’ un terreno comunale dato in gestione a un’associazione sportiva che a sede qua a Valgreghentino, il presidente di questa società è appassionato di mountain bike e correva le 24h con la bici da cross country ed è grazie a lui che è nato questo pistino. Noi ci andiamo da sempre e in questi ultimi due anni la gestiamo noi ragazzi in particolare Matteo Goretti, suo fratello Luca, Giovanni Pozzoni io ed altri amici. Senza l’aiuto di tutti sarebbe impossibile tenere la pista in ordine.

Cosa fai nella vita di tutti i giorni?
Solitamente mi alzo alle 6.45, poi i miei orari di lavoro sarebbero dalle 7.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 17.00 dal lunedì al venerdì, anche se in realtà ho imparato ad essere elastico con gli orari. Finito il lavoro cerco di andare in bici se è bel tempo altrimenti d’inverno mi rifugio in palestra o in piscina, poi mangio e se gli amici hanno voglia andiamo a berci una birra.

La tua famiglia ti ha sempre aiutato in questa tua passione?
Mio papà dice: “io non ti vieto quello che fai ma nemmeno lo condivido”. In passato ho avuto degli infortuni abbastanza importanti ed è stata una cosa che ha colpito non poco la mia famiglia. Tutto quello che ho e che so fare, sportivamente parlando, penso di essermelo conquistato con le mie forze e certamente con il supporto della mia famiglia che ha sempre creduto in me e mi ha sempre insegnato di non strafare per dimostrare agli altri ma di “fare quello che ti senti di fare”. Senz’altro anche con l’aiuto delle persone che mi stanno intorno come amici e famiglia Ancillotti. Comunque sia sono molto grato ai miei genitori per non avermi seguito dovunque e sempre, non sarei quello che sono adesso altrimenti.

Ci sono un downhiller ed un bmx rider che ti hanno ispirato e perché?
Downhiller Bryceland già da prima che inziasse a vincere, sono sempre rimasto colpito da lui perché in video sembra che va piano, non si muove inutilmente sulla bici, ma poi a guardare i tempi direi che va forte. Bmxer, Chase Hawk, per capire il perché basta che guardiate un suo qualunque video.

Vuoi raccontarci del tuo incontro con Sam Hill? Come sono andati i fatti?
Ahahahah il mio amico! Sostanzialmente nella settimana di Val Di Sole del 2012 a Sam Hill, non so per quale motivo di preciso, gli serviva un passaggi dall’aeroporto di Linate a Val Di Sole perché non c’era nessuno che potesse andare a prenderlo. L’allora team manager di Specialized ha contattato Romano Favoino per chiedergli se conosceva qualcuno che potesse fare questo favore e sono andato io. L’unico ricordo che ho di questa cosa è un pezzo di portiera firmata da lui. Cioè, gli ho fatto autografare la portiera destra della macchina, poco dopo ho fatto un incidente e la portiera andava sostituita e mi son fatto tagliare dal carrozziere il pezzo di portiera con il suo autografo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Voglio continuare a correre in Downhill ma voglio farlo con più calma rispetto a come ho fatto quest’anno. Ho fatto troppe gare e alcune fatte male perché ero veramente scoppiato. Direi quindi continuare a correre facendo meno gare ma fatte bene senza buttare tempo e soldi dalla finestra per fare quello che amo fare.

Se dovessi fare delle considerazioni sullo stato attuale del downhill in Italia cosa ci diresti?
Che sta bene, è alla riscossa più che mai. Ci son tanti giovani che vanno forte e quest’anno nel circuito Gravitalia abbiamo avuto dei tracciati nuovi belli e diversi dal solito. Se continuiamo a mantenere questo “gruppo Italia” anche alle gare all’estero, cosa che negli anni passati mancava un po secondo me, possiamo fare bene anche in gare internazionali, e uno come Loris Revelli ne è la dimostrazione.

Tu che lo vivi da dentro, puoi consigliare qualcosa per migliorare la cultura del gravity nel nostro paese?
Domanda difficile. Non so alcune volte mi sembra che ragazzini, ma non solo giovani ormai, vivono troppo in quel mondo finto creato dai social network, se ripenso alla domanda che mi hai fatto prima dell’incontro con Hill mi viene in mente che non ho fatto nessuna foto di noi due insieme ne niente, se al contrario fosse capitato adesso sarebbe stato quasi d’obbligo mettere la foto su instagram o facebook, ed è successo solo tre anni fa, mica venti. Noi quando eravamo ragazzini prendevamo la bici da freeride, le Vans ai piedi e alcune volte mi portavo da casa il badile in bici e andavo nel bosco a costruire salti che magari poi nemmeno facevamo, credo che bisognerebbe rimettere un po’ di questo spirito soprattutto nei ragazzi più giovani, non la finta wippata su instagram.

Hai praticato 4x prima di dedicarti definitivamente al downhill, come vedi il futuro di questa disciplina? Cosa manca secondo per renderla più popolare?
Purtroppo non vedo un futuro molto roseo. Non saprei cosa manca, la disciplina in sé è divertente, spettacolare da vedere e attira pubblico, basti vedere la gente che c’era in Val Di Sole. Il livello in Downhill si è alzato talmente tanto che ormai non si possono più fare entrambe le cose, alla fine quando nel four cross c’erano tanti partecipanti era perché c’erano quelli del downhill. Bisognerebbe tornare a fare la gara di discesa il sabato, il party sabato sera e domenica la gara di four cross, vedi che il numero di partecipanti c’è e magari ti ritroveresti gente come Gwin e Minnaar a correre e allora cambierebbe tutto. Solo che non so se ciò accadrà, bisognerebbe parlarne col sig. UCI, oppure con il sig. RedBull? Non saprei ahahaha

Sei un ragazzo sorridente e pronto alla battuta, tu come ti consideri?
Ahahahah grazie! Si sulla battuta son d’accordo, a volte ne faccio troppe e faccio figure di merda ahaha Per il resto mi piace ascoltare e cerco di tenermi fuori dai casini e a volte penso troppo agli altri e troppo poco a me stesso, eh vabè!

A Mario Milani cosa non piace e perché?
Non mi piace la gente che si lamenta sempre e non fa niente e continua a lamentarsi, perché non è come la penso io.

Quale è il tuo “home spot” dove ti piace girare nei momenti off-season e perché?
Ci sono tanti sentieri qua vicino a casa mia dove mi diverto davvero molto con la mia FRY, mi piace girarci d’inverno magari con un po’ di fango ma non troppo. Mi è sempre piaciuta l’idea di uscire di casa in bici, stare in giro 2-3 ore e tornare a casa in bici soddisfatto, son fortunato ad abitare in un posto dove posso fare questo.

Cosa faresti se avessi più tempo libero?
Farei tutto quello che faccio adesso, ma con più calma, con qualche pausa tra una cosa e l’altra.

Cosa consiglieresti alle nuove leve che vogliono avvicinarsi al mondo delle competizioni?
Di venire alle gare e provare a vivere l’ambiente che si è creato negli ultimi due anni. Ma soprattutto di non avere paura di chiedere a “uno forte” di fare un giro insieme, o chiedere consigli su una linea piuttosto che un’altra, non penso che si vincano le gare tenendo nascoste le linee agli altri.

Internet ed i vari media ci passano dei stereotipi di mtb un po’ omologati, cosa significa invece per te la “bicicletta da discesa”?
Andare veloce, frenare il meno possibile, andare veloce ma avere tutto sotto controllo allo stesso tempo, andare in bici in dei posti bellissimi, andare in bici con gli amici, fare una curva e pensare che avrei potuto farla più forte e riprovarci il giro dopo.

Sei un felice possessore di una splendida Fiat 500, come mai questa passione?
Ahahah davvero, è una cosa di famiglia, mio nonno l’ha regalata a mio papà e io in teoria ne sono il successivo proprietario. E’ molto bellae ben curata, tutti i dettagli sono originali, dagli interni al motore.

Chi vuoi salutare o ringraziare?
Saluto tutti i miei amici del mondo “downhill italiano” e non solo che si sono presi del tempo per leggere l’intervista e rendersi conto che in italiano mi regalavano a malapena la sufficienza. E poi senz’altro saluto e ringrazio la mia famiglia e la famiglia Ancillotti.

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