“La gratitudine è non solo la più grande delle virtù, ma la madre di tutte le altre.”

Cicerone

Johannes è un giovane ragazzo altoatesino, gli amici lo chiamano “Jo”. Sorridente, disponibile, pronto a divertirsi e stare in compagnia. Vive a Bolzano con la sua famiglia ed ha una grande passione per la bicicletta. L’italiano non è il suo forte, ma lui di questo ci scherza sopra. Però conosce bene il significato delle parole, per primo della parola “Grazie”. Infatti la gratitudine lo ha sempre contraddistinto, come la sua semplicità nel rapportarsi con le persone. Con questo suo modo si è fatto ben volere da chi come lui segue le gare di downhill in Italia. Abbiamo avuto la grande opportunità di passare un po’ di tempo assieme a questo giovane campione. Di seguito vi lasciamo il piacere di questa lettura, per conoscere più vicino Johannes e la sua storia.

Come ti sei avvicinato alla Mountain Bike?
Mio fratello più grande da piccoli costruiva delle piste nel cortile di casa, li ci divertivamo a giocare e gareggiare nel tempo libero. Mi sono appassionato subito a questo sport, diciamo ancora prima di essere nato! Mi ricordo che rubavo la bici a mia cugina perché la sua era più adatta per fare ruota alta, ma ogni tanto gli rompevo il parafango posteriore. L’ho usata talmente tanto che oggi quella biciclettina è andata distrutta. Quando sono diventato un pochino più grande i miei mi regalarono una mtb Sportler con ruote da 26″. Era un pò pesantina, ma durò pochissimo perché me la rubarono. Allora con grande gioia ho ricevuto una Cannondale F400, una bicicletta seria con cui vinsi le mie prime gare.

Quale è stata la tua prima gara di Downhill? Dove eri? Vuoi raccontarci la storia, le emozioni che hai provato?
La prima gara che ho fatta era all’Abetone, il mio tracciato preferito in Italia, credo nel 2010. Ho accompagnato mio fratello che praticava DH già in quel periodo, mentre io ero ancora specializzato con l’XC. Mi ricordo che avevo paura di fare il salto finale, ho osservato gli altri rider per quasi un ora prima di farlo. Dopo averlo fatto mi vergognavo di aver avuto paura, perché non era difficilissimo. Non avevo una bike da downhill, così per la gara ho usato una Mongoose, presa al noleggio del park. La qualifica non mi ricordo come é andata, pero la gara invece è andata abbastanza bene, sono finito in settima posizione nella mia categoria. Durante quel weekend mi sono appassionato tanto a questo sport e nell’anno successivo ho fatto la mia seconda gara sempre qui, incontrando il grande Tomaso Ancillotti. Con la sua bici noleggiata ho fatto il mio primo podio di categoria.

Che sensazioni ti da praticare Downhill? A cosa pensi mentre scendi per un tracciato?
A me piace l’adrenalina che mi da la velocità durante la discesa o quando salto. Mi piace anche l’atmosfera durante un race-weekend. Durante la gara sei un concorrente contro altri atleti, ma quando non gareggiamo siamo tutti amici. Invece mentre scendo non penso a niente, sono concentrato 110% sulla pista. L’unica cosa che cerco di fare é pensare sempre in avanti. Per esempio se faccio un errore o sbaglio la linea non penso “oh no adesso devo recuperare“. Con la testa ho già passato questo pezzo dove ho sbagliato e continuo il mio percorso facendolo al meglio.

Oltre al Downhill hai praticato altre discipline della Mtb?
Si ho iniziato con il cross-country a circa sei anni. Mi sono specializzato con la DH circa quattro anni fa.

La stagione 2014 è stata importante per te, molte conferme ed emozioni. Il titolo Gravitalia ed il Titolo Italiano ma quale è stata la gara più bella e perché?
La gara di Champoluc mi ha regalato tante emozioni e soddisfazioni ma la più bella secondo me resta Fai della Paganella. Qui sono riuscito a vincere con un ottimo vantaggio, ma ho avuto tante sorprese in quel week-end. Il venerdì e sabato ha piovuto talmente tanto che mi era passata la voglia di gareggiare, come a molti credo. Con Tomaso Ancillotti abbiamo lavorato sulla bici in vista della trasferta altre oceano e infatti la gara l’ho disputata con la Ancillotti DHY, in prestito di mio padre. Ho trovato anche il tempo per divertirmi il sabato sera uscendo a fare festa, ma la cosa che più mi ha fatto piacere di quel weekend è stato vedere gli amici di Bolzano venire a fare il tifo per me! La vittoria è stata la chiusura di un fine settimana indimenticabile per me.

Come è andata a Champoluc? Una gara difficile con pioggia e fango in qualifica, dove sbagliare era facile.
La gara a Champoluc, certamente è andata benissimo. La gara era due settimane dopo l’IXS Cup di Val di Sole, dove mi sono fatto male alla spalla. Dopo la caduta di Val di Sole non ero sicuro di poter partecipare al Campionato Italiano. Per una settimana non potevo muovere il braccio e la seconda settimana mi faceva ancora male. Nonostante tutto ho deciso di andare a Champoluc e vedere se sarei riuscito a girare. Le cose sono andate meglio del previsto. Il primo giorno era difficile, la spalla faceva ancora male, mentre il secondo giorno ho cominciato a sentirmi molte bene sulla mia Ancillotti. Facevo dei giri interi e ho provato alcune linee.
Prima di partire per la manche di qualifica c’era stata una piccola interruzione a causa di una caduta. Avevo sentito che si era fatto male uno del mio team, ho comunque cercato di rimanere lucido scendendo sicuro senza tanti rischi, così mi sono qualificato in sesta posizione. Dopo ho chiamato subito Rick (il ragazzo caduto) per chiedere come stava, dato che era stato portato all’ospedale. Lui ha riso e mi ha detto “Penso di essermi rotto la gamba“. Alla fine gli hanno messo un gesso provvisorio e lo hanno operato a Bolzano. Il giorno dopo ho deciso di dare tutto in gara, e ha funzionato. Tutto é andato bene ed ero gasato per provare a vincere il Campionato Italiano a Champoluc.

Grazie anche al supporto di un grande costruttore e talent scout di nome Ancillotti hai raggiunto ottimi successi sin dalla prima gara. Come ti sei trovato con loro e le loro bike?
Senza il nostro amico, meccanico, “modificatore“ ecc. ecc. Tomaso Ancillotti, sono sicuro che non sarei potuto andare così veloce nel 2014. Ogni volta che mi sono “lamentato“, Tomy ha cercato di migliorare o cambiare i pezzi. Era sempre qua per me e anche per gli altri atleti della nostra squadra, anche per quelli che non avevano una Ancillotti. Ha cercato di aiutare tutti ed ha sempre cercato di rendere le bici ancora più veloci. Con le bike “Anci” mi sono trovato molto bene, specialmente sulle piste tecniche e strette in Italia (quasi tutte). Ho potuto dare tantissimo con queste bici.

Quest’anno hai avuto l’opportunità di debuttare in Coppa del Mondo. Vuoi raccontarci questa esperienza fantastica?
É un altro mondo! Il livello della Coppa é incredibile, tutti sono veloci! Mi sono reso conto che per qualificarsi in Coppa del Mondo, non serve solo andare veloce. Nelle prime coppe dovevo andare sopra il limite, anche se mi sentivo veloce mi sono detto “devi andare ancora piu veloce“. L’importante però era stare tranquillo. Per esempio a Leogang (AUT). Ero molto nervoso, avevo un po’ paura perchè pensavo di dover esagerare per qualificarmi. Cosè successo? Sono uscito dalla pista, ho fatto errori e sono caduto, e non mi sono qualificato. Nelle altre coppe ho provato a prenderle come delle gare regionali ed ha funzionato. Mi sono qualificato la prima volta a Mont Sainte-Anne ed anche in tutte le Coppe e campionati successivi.

Come è andata la trasferta ad Hafjell per il Mondiale? Anche Tomaso Ancillotti ti ha seguito da vicino per darti supporto sia tecnico che morale.
La settimana dei mondiali era strepitosa. Tutte le discipline della mtb, sia il trial, l’XC, l’eliminator e il DH certamente. La cosa più bella era che l’albergo e la trasferta l’ha pagato la Federazione. Solo la birra, che costava troppo, era pagata da noi. Ero molto felice che Tomaso e quasi tutti della mia famiglia fossero a vedere la gara. Mi sentivo come un pro a causa del “super service” di Tomy. Ogni volta che mi fermavo, lui mi settava la bici. Abbiamo cercato ad adattate il mezzo perfettamente al percorso e secondo me ce l’abbiamo fatto. La bici andava benissimo sulla pista veloce, mista con pezzi tecnici. Ho lasciato dietro grandi rider come per esempio Greg Minnaar (spero che nessuno chiede perchè hahaha). Ho raggiunto la mia miglior posizione in coppa, concludendo al ventinovesimo posto in finale. Dopo la gara siamo andati nell’appartamento di Tomaso, in un posto bellissimo. Tomy ha ci ha fatto una buonissima cena accompagnata di un due bicchieri di vodka orange. Poi per la festa siamo ritornati al posto della manifestazione. 

Tra qualche mese inizierà ufficialmente la nuova stagione. Cosa farai? Che obiettivi o progetti ti sei prefissato?
Legato alle gare vorrei fare tutte la Coppe del Mondo, IXS e anche le gare Gravitalia. Obbiettivo: cercare di entrare nei Top 30 mondiali.

Dal 2015 correrai con un marchio straniero. Come è stato il passaggio al Team Ghost RRP? Vuoi parlarci del tuo nuovo team, dei nuovi compagni?
Sono molto contento di essere in un Team UCI. Mi piace l’idea di poter vedere la Coppa del Mondo da un’altra prospettiva, anche se il 2014 è stato un anno bellissimo con la Nazionale (specialmente per il mio italiano). Quest’anno sono nello stesso team dei Pro rider, Johannes Fischbach e David Trumer, due ragazzi molto forti. Il contratto durerà due anni ed io cercherò di imparare il più possibile da loro. Nelle ultime settimane si é aggiunta anche una ragazza di nome Jana Bártova. Anche lei é fortissima nella sua categoria femminile.

Il c.t. Roberto Vernassa ti considera un ottimo atleta, con grinta e coraggio. Come è stata la tua avventura con il Team della Nazionale?
A me piace tanto viaggiare con la Nazionale. È sempre un esperienza familiare. Nei pomeriggi andavamo sempre insieme ai supermercati a fare la spesa. Normalmente Roberto Vernassa cucinava un menu speciale per noi rider. Però le pulizie dei piatti e posate dovevamo farle noi. Non era sempre facile. Quando dovevamo fare ordine, Loris Revelli cercava sempre di squagliarsela hahaha! Durante gli allenamenti in pista, Roberto, cercava di vedere le linee dei pro rider. La sera parlavamo della pista e cercavamo di aiutarci a trovare la linea più veloci. Secondo me c’è una bella armonia nel Team di Roberto.

Sei un ragazzo sempre sorridente e molto educato. Per questo al Gravitalia ti sei fatto ben volere da tutti. Come descriveresti il tuo carattere?
É una domanda difficilissima per me. Sorridente potrebbe essere giusto, forse non sempre. Però una persona molto educata non so. A me piace parlare chiaro. Se voglio dire una cosa, la dico in faccia senza girarci troppo intorno. Però sono sicuro che qualche volta sarebbe meglio stare zitto.

Tuo padre è una persona molto in gamba, sempre presente ma mai invasiva. Ti ha sempre seguito e sostenuto in questi anni, credi che sia importante per un atleta avere la vicinanza della famiglia?
Mio papà mi ha sostenuto tantissimo nella stagione 2014, prima di tutto con la lingua italiana, poi finanziariamente ed accompagnandomi alle gare in quanto è presidente del team ASC Tiroler Radler. Secondo me la famgila é molto importante per un atleta giovane. Può aiutare tanto ma anche sbagliare tanto. Qualche volta succede che la pressione della famiglia diventi troppa fino al punto che l’atleta molli tutto. Mio papà, mi ha sempre educato a fare alcune cose da solo. Secondo me questo é la cosa più importante.

Sappiamo che hai un fratello? Anche lui corre in Downhill?
Si, anche mio fratello fa Downhill. Infatti lui andava sempre meglio di me, solo che negli ultimi anni è stato molto impegnato con lo studio. Quest’anno si sta allenando per la prima volta seriamente. Naturalmente perché girerà con la mia DHY del 2014. Sono sicuro che farà dei buonissimi risultati quest’anno.

C’è un rider o una persona che ammiri di più, oppure a cui prendi ispirazione?
Si, sono sempre stato un grande fan di Sam Hill.

In molti se lo chiedono, ma quale è il vero segreto per andare forte?
Secondo me non c’è un segreto speciale. Ma la cosa più importante nella DH é la testa. Ed ognuno deve cercare di avvicinarsi al proprio “segreto” come pensare durante la discesa. Io penso che il mio segreto sia che mi concentro al 100% sulla pista, stando tranquillo e mai pensando di cadere.

C’è un fatto divertente che ti è capitato in questi anni tra trasferte e gare? Vuoi raccontarcelo?
Certo, é stato la trasferta con la Nazionale da Mont Sainte-AnneWindham. Siamo partiti lunedì mattina, dopo la gara e verso Montréal dovevamo cambiare furgone. Pensavamo di poter trovarne uno all’aeroporto perchè c’era un grande noleggio di macchine. Purtroppo era periodo di vacanze in Canada e noi non lo sapevamo. Tutti i furgoni o Pick-Up erano già noleggiati. Era rimasta solo una piccola Fiat 500L, per cinque persone, quattro bici da DH, borse, pezzi di ricambio ecc. ecc. Grazie al super intuito di Roberto Vernassa abbiamo dato tanta roba come cerchi, copertoni, forcelle, altre borse ad altri team come Lapierre, Trek che ci hanno portato un pò di roba verso l’America. Ritornando alla storia della nostra 500L, le bici non potevano starci montate. Roberto ed io allora siamo andati in città dove abbiamo comprato un porta bici all’ultimo minuto e siamo ritornati all’aeroporto dove gli altri ci aspettavano da un bel pò di tempo. In qualche maniera ce l’abbiamo fatta a mettere tutta la roba nella macchina e finalmente siamo partiti per gli States.

Come ti alleni in vista delle gare? Segui un allenamento specifico in palestra?
All’inizio dell’anno vado sempre in palestra dove mi alleno con il mio preparatore atletico Alberto Zamperetti (Believe in Change PT). Quest’anno mi alleno assieme a Joachim e mio fratello Valentin. Ci fa sudare come dei pazzi, pero ci ha portato ottimi risultati, ed é quello che conta di più.

Pratichi anche altri sport oltre la bici?
Durante l´inverno faccio tanto ski alpinismo e ski normale. Un altra cose che mi piace tantissimo è l’Hockey. Sono in un team che si chiama “HC FLOSCHN“ che significa “bottiglie“. Da noi si dice “bottiglia“ a uno che non sa fare niente, perché e troppo incapace.

Come fai a far coincidere studio e gare? Quest’anno ti diplomi, cosa stai studiando?
Finalmente concludo quest’anno con l’Istituto Tecnico Agrario. É una bellissima scuola pero ne ho le palle piene della scuola e di alcuni insegnanti. Far coincidere studio e gare non era così difficile, perché la stagione importante é quasi solo in estate quando abbiamo le ferie.

Come ti piace passare il tuo tempo libero distante da gare e percorsi?
Con gli amici e la mia birra 😉

Tra le cose che fai, aiuti anche tua mamma lavorando in un ristorante, è vero?
Si, é vero però solo quando c’è tanto da fare, per esempio in alcuni periodi come il Natale.

Sei originario di Bolzano, una città bellissima che guarda all’Europa. Cosa ti piace di questa città?
Bolzano é una città ben organizzata nei servizi come mezzi pubblici ed ospedale. La cosa che mi piace di più però é che in poco tempo si può essere subito in montagna oppure al lago dove si può fare windsurf.

La tua è una mentalità mitteleuropea, molto aperta e senza tanti fronzoli. Credi che questo ti aiuti a vedere le cose in maniera migliore?
Sicuro, io cerco sempre di vedere le cose in maniera ampia, oppure se c’è un problema non comincio a piangere. La prima cosa che faccio é cercare di risolverlo. Pensare così me l ha insegnato mia mamma che é una persona molto positiva. Penso come lei che cerca sempre risolvere il problema, anche se qualche volta non é neanche un suo problema, ma si rende utile per aiutare gli altri.

Sei legato alle tradizioni della tua terra? Sappiamo che ti piace suonare un strumento musicale particolare, come mai?
Si, mi piace tanto la nostra tradizione con i “Lederhosen“ e la musica tirolese. Suono anche la fisarmonica perché mi piacciono gli strumenti particolari. Ogni anno, in estate vado con gli amici alle feste qui in montagna, dove si trovano belle ragazze vestite con abiti tradizionali.

Vuoi spiegare cosa significa “putega”, una parola che si sentiva al Gravitalia?
La parola “putega” ha vari significati, quello più comune é come dire “mamma mia” oppure “cavoli“ nonché “niente male“.

Quale è il tuo sogno più grande, vuoi dircelo?
No mi dispiace, se lo dico non succederà mai. 😉

Grazie per la tua disponibilità, Vuoi ringraziare o salutare qualcuno?
Vorrei ringraziare con tanto affetto Tomaso Ancillotti che mi ha accompagnato durante la stagione 2014 con tutto il suo impegno per rendere la bici velocissima. E la bici andava davvero come un aereo! GRAZIE TOMY! Un ringraziamento speciale anche ad Alberto Zamperetti e Believe in Change  per il super allenamento, senza questa dura preparazione l’anno scorso non sarei riuscito ad andare così veloce. Ringrazio anche TrainToSmile per lo sponsoring nella palestra dove mi posso allenare con il mio coach, un ambiente fantastico nel centro città di Bolzano. Ringrazio anche tute le persone che mi hanno supportato come Roberto Vernassa e la Federazione Ciclistica Italiana oltre a mio Papá. Grazie anche a Romano Favoino e Bruno Zanchi che si impegnano sempre così tanto nell’organizzare il Circuito Gravitalia. Saluto tutti i rider in Italia e un grazie per il tifo ai miei amici. Keep riding!

Johannes ha appena concluso una stagione 2014 memorabile per lui, fatta di successi e conferme. Ci auguriamo che il suo 2015 possa essere ancora più emozionante. Nuove sfide e nuovi traguardi lo aspettano, tutti da affrontare con la semplicità ed umiltà che lo hanno sempre contraddistinto.

 

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