“C’è solo un rider che mi ha ispirato e mi ispira tuttora: Sam Blenkinsop.”

Simone Medici

Gabriele è un ragazzo sui vent’anni che come molti appassionati di mtb in Italia, ha deciso di andare in Val di Sole per vedere i propri eroi scendere su uno dei più temuti tracciati di downhill al mondo. Siamo nel 2013 in un sabato di giugno caldo, con una pista polverosa e molto insidiosa per riders e mezzi. Gabry si appresta a camminare lungo il tracciato, alla ricerca di qualche punto spettacolare. Vede arrivare Sam Hill sul pratone finale, uno dei più amati piloti del circuito, ma si accorge che qualcosa non va nel mezzo dell’australiano. La catena è danneggiata e da li a pochi metri cade dalla corona, mentre Sam continua la sua corsa chainless. In nostro amico non si fa scappare un souvenir così unico e decide di raccoglierlo per tenerlo nel proprio garage insieme ai ricordi, tabelle di gara e poster che condivide con il proprio fratello. Coincidenza vuole che il fratello minore di Gabriele sia anche lui un atleta di downhill molto talentuoso che si è avvicinato da pochi anni a questa disciplina con ottimi risultati. Il suo nome è Simone Medici e ciò che li unisce non è solo il cognome ma anche la passione per le biciclette. Tra i due c’è un’unione molto forte, ed inossidabile. Forte come la catena che trasmette le emozione dal cuore fino alla ruota posteriore, quando Simone spinge per arrivare prima al traguardo. Una catena che non si spezza, come la determinazione della gente del’Emilia che si rialzarsi sempre. Si perché Simo è un emiliano, ed anche lui non vuole mollare mai, anche quando la sua stagione agonistica subisce un brusco stop a causa di una caduta.

Chi segue il mondo Gravity italiano già ti conosce, ma se dovessi presentarti a qualcuno cosa gli diresti?
Risponderei “piacere mi chiamo Simone e mi butto giù dalle montagne in bicicletta”! A parte gli scherzi, forse sbaglio il modo in cui mi presento, ma cerco sempre di evitare di dire “ho vinto questo, ho fatto quello” e di tenere sempre un profilo basso, al contrario di altre persone che sono capaci di vendersi come campioni del mondo anche se magari sono arrivati terzi al torneo del prete… Probabilmente non sarà il modo migliore per diventare il rider più famoso di tutti, ma in questi 19 anni mi hanno sempre insegnato ad essere umile, in qualunque circostanza, e credo che sia un requisito fondamentale per diventare Campioni veri.

Come ti i sei avvicinato al mondo della Mtb? Hai praticato altre discipline prima di praticare il Downhill?
Prima di avvicinarmi alla dh ho corso tre anni in bici da corsa, ma l’unica gara che abbia mai vinto è stata una gymkhana in Mtb, quindi avevo decisamente sbagliato disciplina. Poi nel 2011 ho conosciuto Michele Pedroni e Alberto Lunghi (negozio Gravity Games di Montecchio Emilia) che mi hanno fatto avvicinare al mondo della discesa. Nel 2012 a Sestola ho fatto la mia prima gara di Gravitalia, ed è stato subito amore.

Dove sei solito girare con la tua bike lontano dalle gare?
Purtroppo nella mia zona non abbiamo posti in cui girare in downhill, sia per il territorio sia perché questo sport non è molto conosciuto, perciò uso la mia Lion Pedroni solamente nel weekend e dopo aver fatto almeno un’ora e mezzo di macchina. Mi alleno spesso a casa di Stefano Mezzetta, sull’appennino parmense, mentre quando sono a casa, abitando in pianura, uso solamente la bici da xc e quella da dirt. Abbiamo costruito un piccolo pumptrack vicino a casa, dove appunto mi alleno lontano dalle gare.

Ti piace praticare anche Enduro?
Uso la bici da enduro solamente per allenarmi in inverno, quando girare con la dh diventa difficile; personalmente mi piace fare quello per cui è nata la bici da enduro, cioè poter girare dappertutto senza aver bisogno di niente, ma sono contrario alle gare. Le trovo noiose e penso che ci sia qualcosa di molto sbagliato nell’attuale format di gara e in tutto ciò che ne deriva, ma ripeto, è un’opinione personale ed ognuno è libero di fare quello che gli piace!

C’è qualche rider che ti ha influenzato oppure a cui ti sei ispirato?
C’è solo un rider che mi ha ispirato e mi ispira tuttora: Sam Blenkinsop. Primo perché è il più stiloso in assoluto da veder guidare, e secondo perché è “ignorante” (in senso buono): chi se ne frega di arrivare primo, l’importante è dare spettacolo!

Quando non sei in sella ad una bicicletta, come passi il tuo tempo libero, hai altre passioni o hobby?
No, la bici occupa gran parte del mio tempo e non riesco a fare altre cose, anche se da sempre ho una grande passione per le moto e, specialmente da quando ho la patente, per le auto. Magari fra qualche anno una Delta Integrale ci scappa dai…

Ti piace viaggiare? Quale potrebbe essere per te il viaggio ideale?
Mi piace conoscere posti nuovi, chiaramente sempre in sella alla mia bici. Mi piacerebbe andare in Nuova Zelanda, oppure in Canada, per cercare di capire le differenze tra la mentalità della gente che vive lì e la nostra.

Quest’anno è stato l’anno degli esami di maturità, che progetti hai per il futuro?
Mi sono iscritto all’università di scienze motorie a Bologna; in questo modo riuscirò a dedicarmi pienamente anche alla preparazione invernale ed a svolgere in maniera ottimale la prossima stagione.

In questi anni di gare quanto ha contato per te il supporto della famiglia, di tuo fratello Gabriele e degli amici?
La mia famiglia mi è sempre stata vicina fin dai tempi della bici da corsa, è sempre presente sui campi gara e mi ha sempre spinto a dare il massimo. Da quest’anno anche mio fratello ha iniziato ad aiutarmi attivamente nel corso della stagione, e di questo non posso che essergli grato. Il supporto più grande però l’ho avuto dopo l’incidente in Val di Sole; colgo l’occasione per ringraziare nuovamente tutti quelli che mi hanno sostenuto e mi hanno aiutato a non mollare in una situazione veramente difficile. Inoltre anche dopo l’incidente la mia famiglia, nonostante fosse chiaramente preoccupata per il mio futuro, non mi ha posto nessun limite e ha lasciato prendere a me la decisione di tornare a gareggiare oppure no. Credo che questo non sia roba da tutti.

Corri per il Team Pedroni, una squadra a livello familiare. Quanto è importate correre in un gruppo motivato?
Penso che prima di tutto sia necessario divertirsi quando si gareggia. La famiglia Pedroni, e in particolare Michele, che mi ha preso quando ero ancora agli inizi e mi ha “creato a sua immagina e somiglianza”,  mi ha fatto sentire a casa. Non ho mai avuto pressioni di nessun genere, ed è grazie a loro se sono diventato quello che sono adesso. E’ raro conoscere persone come loro.

L’inizio del campionato Gravitalia 2014 è stato molto spettacolare per te. Due vittorie ed un secondo posto, hai progetti per la prossima stagione?
Quest’anno era partito alla grande, peccato solo non essere riuscito a prendere parte agli appuntamenti più importanti, come gli italiani assoluti e il mondiale. Quest’inverno mi dedicherò al massimo alla preparazione e l’anno prossimo parteciperò a tutta la coppa del mondo e a qualche gara dell’IXS European Cup, oltre a qualche gara in Italia. Gli obiettivi per l’anno prossimo saranno quelli di vincere la maglia tricolore ed entrare nella top 20 in coppa del mondo. Vi aspetto tutti specialmente in Val di Sole, dove mi devo prendere la rivincita sul Pippo Jump!

Usi una bicicletta italiana, come ti trovi con un prodotto made in Italy e come vedi il futuro del DH?
Con Michele abbiamo iniziato a sviluppare la nuova Lion già da metà 2012; dopo molti test la versione definitiva della Lion Carbon e le altre versioni sono finalmente in commercio e, come hai detto, è uno dei pochissimi prodotti 100% Made in Italy (e questo è un ulteriore pregio). La bici è fantastica in ogni tipo di percorso o situazione e ti permette di dare veramente il massimo, ma se non volete credere a me che sono di parte, chiedete pure a una qualsiasi persona che l’abbia provata! Per quanto riguardo il futuro del Dh credo che quest’anno sia avvenuto un grande passo in avanti; alcuni atleti, che magari sono sempre stati meno aiutati di altri, hanno capito che bisognava “farsi il culo” da soli e questo cambiamento psicologico ha influito di conseguenza anche sui risultati. Non c’è più solo un atleta che prima era nettamente al di sopra degli altri, adesso ce ne sono 3-4 più o meno sullo stesso livello e questo comporta una continua ricerca del superamento dei propri limiti, per riuscire a prevalere sugli altri e ad essere i più forti. E grazie a questa condizione credo che l’anno prossimo gli italiani si faranno notare anche a livello internazionale.

Sei un esempio di forza e volontà per molte persone. Hai subito un grosso infortunio in Val di Sole durante IXS Europen Tour. Poco tempo dopo sei ritornato in sella. Come hai vissuto questo evento ed il periodo prima del rientro alle competizioni?
Sono riuscito a non farmi bloccare psicologicamente da questo infortunio, e questo grazie soprattutto alla vicinanza della mia famiglia e degli amici/colleghi che mi sono venuti a trovare mentre cercavo di non impazzire stando in ospedale. Non mi ricordo quasi niente nè della caduta né del successivo ricovero ed operazione, quindi in un certo senso sono stato agevolato nel riprendermi, ma questo non vuol dire che io mi sia dimenticato di quello che è accaduto e sarebbe potuto accadere; ogni volta che vedo la cicatrice sul mio addome mi tornano in mente tutti i momenti brutti che ho passato e questo mi spinge a vivere la mia vita sempre al massimo e a non sprecare nemmeno un giorno! Colgo l’occasione per fare un immenso in bocca al lupo a Walter Belli, che è stato tra le persone che mi sono state più vicine quando su quel letto d’ospedale c’ero io. Forza Walter, non mollare!

Ormai tutte le discipline richiedono una buona preparazione per essere competitivi. Come ti prepari alle gare?
L’inverno scorso ho iniziato a lavorare con un preparatore (Moreno Fusco, ndr)che mi ha seguito tutto l’anno e mi ha preparato un programma specifico per quello che avrei fatto durante la stagione; considerando che doveva essere un anno di prova in cui porre le basi per gli anni successivi, il miglioramento è stato netto e direi che i risultati sono stati più che soddisfacenti! Un altro aspetto fondamentale che mi ha permesso di fare il salto di qualità è quello psicologico: ho imparato a cambiare mentalità e specialmente dopo la vittoria inaspettata di Caldirola, ad avere un atteggiamento da vincente. Infine l’ultimo tassello è la bici: puoi essere il più forte di tutti fisicamente ma se non hai una bici che ti permette di fare quello che vorresti fare è difficile rimanere tra i primi, e per questo devo nuovamente ringraziare Michele Pedroni che, anche con il supporto di Marzocchi, mi ha sempre aiutato ad avere la bici più performante possibile in ogni situazione.

Cosa ti rende sereno ed invece cosa ti manda su tutte le furie?
Mi rende sereno il clima che si respira sui campi gara. Ogni volta che ogni venerdì arrivo nel paddock è come andare in vacanza dopo essere stato tutta l’estate a lavorare, mi sento libero, mi sento me stesso. Quello che mi fa incazzare invece è quando le persone a cui non stai simpatico cercano di ostacolarti, ma ho imparato a ignorarli e a trasformare questi ostacoli in ulteriori stimoli, per migliorarmi sempre di più e crescere anche livello caratteriale.

Sei originario della provincia di Reggio Emilia. Alla parola “Emilia” cosa ti viene in mente?
Mi viene in mente subito tortellini, ma soprattutto “gente che non molla mai”.

Chi vuoi ringraziare o salutare?
Ringrazio tutti quelli che mi hanno sostenuto fino a questo momento, in particolare la famiglia Pedroni e la mia famiglia, oltre agli sponsor che mi hanno aiutato in questa stagione e tutti quelli che mi sono stati vicino nei momenti più difficili. Vorrei ringraziare anche Sandro di Alessi Bici! Ah, e un saluto ai miei amici di Villa Aiola!

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